Sicurezza
Sotto accusa anche ginecologia e pronto soccorso
Elisa Cecchi
La denuncia di una giovane coppia: anche lì ci è stata negata per ore la pillola del giorno dopo
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PISA. Non solo la guardia medica. Anche medici del pronto soccorso e di ginecologia rischiano di finire sotto inchiesta per la mancata prescrizione della pillola del giorno dopo. Già il primo episodio - quello della vigilia di Pasqua segnalato da una ragazza - chiamava in qualche modo in causa un dottore del pronto soccorso del Santa Chiara. Ma adesso c’è di più: c’è un esposto presentato direttamente alla procura della Repubblica da parte di una giovane coppia di fidanzati che mette nero su bianco il no ricevuto prima nel reparto di ginecologia e poi appunto nel pronto soccorso. La denuncia fa riferimento alla notte fra l’1 e il 2 febbraio, in cui la coppia aveva avuto un rapporto a rischio. «Alle otto di mattina siamo corsi alla guardia medica - racconta Mauriana Pesaresi, dottoranda in informatica all’Università di Pisa - abbiamo trovato il portone chiuso e il cartello, ripreso anche dal giornale, in cui si negava la prescrizione del farmaco. Allora ci siamo diretti al reparto di ginecologia, dove ci siamo sentiti rispondere nuovamente di no. Ho tentato di spiegare che, essendo residente a Chieti, non ho un medico curante a Pisa e non avrei saputo a chi rivolgermi.
Nessuno mi ha ascoltato e siamo dovuti passare dal triage del pronto soccorso: qui solo dopo un giro lunghissimo di telefonate e un nuovo iniziale rifiuto motivato dal fatto che il medico di turno era obiettore, sono riuscita, due ore dopo, a farmi visitare da una dottoressa». Tramite un’ecografia Mauriana è riuscita ad appurare che non aveva bisogno della pillola Norlevo, ma i suoi dubbi sono stati fugati solo dopo 14 ore dal rapporto con il fidanzato, dopo cioè che era trascorso un periodo in cui l’efficacia del farmaco, nel caso avesse dovuto assumerlo, sarebbe già scesa dal 99 al 9%. «Abbiamo deciso di denunciare il fatto - spiega Luca Nicotra, compagno di Mauriana e attivista dell’associazione radicale Libera Pisa - prima di tutto per ottenere giustizia, ma anche perché sembra che a Pisa sia ormai una politica diffusa quella volta a ostacolare i cittadini nel loro diritto alla salute. In fin dei conti non chiedevamo di assumere un farmaco senza conoscerne i rischi: volevamo attenzione, volevamo un’ecografia, volevamo cure mediche e ascolto. E, se fosse stato necessario, avremmo voluto il diritto di assumere Norlevo per evitare di dover valutare la possibilità dell’aborto». Aborto a cui sia Mauriana che Luca si dichiarano contrari.
«Sia io che la mia assistita - precisa l’avvocato Michele di Gregorio che tutela la coppia - riteniamo l’obiezione di coscienza un comportamento di altissimo valore etico. Ciò non toglie che solo il singolo medico ha il diritto di obiettare, non l’intera struttura sanitaria pubblica. Le opinioni personali devono differire dalle leggi, che devono essere rispettate e in base alle quali le strutture sanitarie devono garantire il servizio pubblico e la prescrizione della pillola del giorno dopo». Della vicenda dei due giovani si è preso carico anche Marco Cecchi, presidente di Libera Pisa e candidato alle elezioni come capolista per l’Italia dei Valori, spiegando come i cinque candidati radicali locali abbiano deciso di impegnarsi difendendo il personale non obiettore che si vorrà schierare a favore della prescrizione del farmaco, monitorando costantemente l’operato dei medici pisani per evitare quella che definiscono “deriva clericale” della sanità pisana ed allestendo uno spazio nel sito web radicalipisa.it nel quale spiegare a tutti coloro che si fossero visti rifiutare Norlevo e volessero intraprendere un’azione legale quali siano le corrette procedure da seguire per ottenere giustizia.
Nessuno mi ha ascoltato e siamo dovuti passare dal triage del pronto soccorso: qui solo dopo un giro lunghissimo di telefonate e un nuovo iniziale rifiuto motivato dal fatto che il medico di turno era obiettore, sono riuscita, due ore dopo, a farmi visitare da una dottoressa». Tramite un’ecografia Mauriana è riuscita ad appurare che non aveva bisogno della pillola Norlevo, ma i suoi dubbi sono stati fugati solo dopo 14 ore dal rapporto con il fidanzato, dopo cioè che era trascorso un periodo in cui l’efficacia del farmaco, nel caso avesse dovuto assumerlo, sarebbe già scesa dal 99 al 9%. «Abbiamo deciso di denunciare il fatto - spiega Luca Nicotra, compagno di Mauriana e attivista dell’associazione radicale Libera Pisa - prima di tutto per ottenere giustizia, ma anche perché sembra che a Pisa sia ormai una politica diffusa quella volta a ostacolare i cittadini nel loro diritto alla salute. In fin dei conti non chiedevamo di assumere un farmaco senza conoscerne i rischi: volevamo attenzione, volevamo un’ecografia, volevamo cure mediche e ascolto. E, se fosse stato necessario, avremmo voluto il diritto di assumere Norlevo per evitare di dover valutare la possibilità dell’aborto». Aborto a cui sia Mauriana che Luca si dichiarano contrari.
«Sia io che la mia assistita - precisa l’avvocato Michele di Gregorio che tutela la coppia - riteniamo l’obiezione di coscienza un comportamento di altissimo valore etico. Ciò non toglie che solo il singolo medico ha il diritto di obiettare, non l’intera struttura sanitaria pubblica. Le opinioni personali devono differire dalle leggi, che devono essere rispettate e in base alle quali le strutture sanitarie devono garantire il servizio pubblico e la prescrizione della pillola del giorno dopo». Della vicenda dei due giovani si è preso carico anche Marco Cecchi, presidente di Libera Pisa e candidato alle elezioni come capolista per l’Italia dei Valori, spiegando come i cinque candidati radicali locali abbiano deciso di impegnarsi difendendo il personale non obiettore che si vorrà schierare a favore della prescrizione del farmaco, monitorando costantemente l’operato dei medici pisani per evitare quella che definiscono “deriva clericale” della sanità pisana ed allestendo uno spazio nel sito web radicalipisa.it nel quale spiegare a tutti coloro che si fossero visti rifiutare Norlevo e volessero intraprendere un’azione legale quali siano le corrette procedure da seguire per ottenere giustizia.
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