Il Tirreno

Pisa

Tanti anni di studio in quell’attico di San Martino

Tanti anni di studio in quell’attico di San Martino

Il nipote Pietro di 9 anni ci ha suonato l'inizio di "Espiazione"

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Per le antiche scale di San Martino. Qui, all'ultimo piano di via Pietro Gori 27, sui tetti di Pisa, è cresciuto Dario Marianelli prima di spiccare il grande volo. In questo quartiere, ha fatto tutta la trafila scolastica: dalle elementari Zerboglio, alle medie Fucini e al liceo scientifico Dini. Oggi in questo grande appartamento, molto sobrio, abitano i genitori: Giuseppe, originario di Pontedera, ex dirigente di banca (è stato vice direttore della Cassa di Risparmio di Pisa, prima di andare in pensione) e la moglie Luciana, ex impiegata della Svama-Lancia alla Fontina. Una coppia, i genitori, dal tratto solare e gentile.
 Ci ricevono nella sala-studio, dove Dario ha imparato a suonare il pianoforte. E dove cerca di imitarlo, con grande dimestichezza, nonostante abbia solo 9 anni, il nipote Pietro, figlio del fratello Carlo di 41 anni, che lavora a Guamo in una società di informatica e anche lui, come Dario, con una passione innata per la musica.
 Pietro ci fa una grande sorpresa, suonandoci l'inizio di "Espiazione", la colonna sonora con la quale lo zio Dario ha vinto l'Oscar la scorsa notte.
 Giuseppe Marianelli parla del figlio con tono pacato, la sua voce e il suo tono non esitando mai nell'enfasi. «Io e mia moglie siamo da sempre grandi appassionati di musica - dice - e gliela abbiamo trasmessa da subito. Fin da bambino lo abbiamo portato spesso al Maggio Musicale Fiorentino».
 Quando sui figlio è andato a Londra, ancora prima di diplomarsi in pianoforte all'istituto Mascagni di Livorno e studiare composizione a Firenze, era già stato a Londra: cosa voleva fare?
 
«Gli piaceva fare l'accordatore e il meccanico di pianoforte e ha frequentato un laboratorio londinese».
 Ha imparato a suonare a questo pianoforte, qui proprio davanti a noi?
 
«Sì, a questo Yamaha a cui è molto affezionato. Suonava fino a otto ore al giorno. E se è arrivato a tanto lo dobbiamo anche ai nostri coinquilini che hanno avuto la pazienza di sopportarlo per tanti anni».
 Leggiamo da una scheda sintetica dei professori del liceo, che suo figlio avrebbe potuto fare bene tutto.
 
«È la verità. Era bravo in matematica, in disegno, sapeva dipingere ed ha una vocazione anche per la medicina. Pensate che a Londra ha fatto per un anno un corso per corrispondenza in neurologia, facendo anche studi di laboratorio».
 Se voi avete inculcato a vostro figlio la passione per la musica, a voi chi ve l'ha trasmessa?
 
«Certamente Giannino Giuntini, che ora non c'è più. Ci portava tanti dischi di musica classica. È stata una presenza importante anche per mio figlio».
 Lei ha un altro figlio, Carlo, più giovane di Dario di 3 anni. Filavano d'amore e d'accordo?
 
«Assolutamente sì. Sono molto affezionati, come del resto a noi. Ci vediamo almeno tre o quattro volte l'anno».
 Dario quando è venuto l'ultima volta a Pisa?
 
«Alcune settimane fa. Abbiamo una casetta all'Abetone e lui ha colto l'occasione anche per portare sua moglie e le sue due figlie a sciare».
 Qui a Pisa Dario ha ancora amici?
 
«Sì, diversi. Due di questi sono Stefano Perfetti, oggi docente di filosofia e con il quale ha imparato a comporre musiche. L'altro è Stefano Giordano, un ingegnere delle telecomunicazioni col quale hanno discusso per tanto tempo di astronomia».
 Suo figlio ha composto musica per il Gioco del Ponte, non è vero?
 
«Sì. Fu per intercessione di Sergio Pampana, titolare dell'atelier Papillon, vicino al ponte della Fortezza. Era il 1988 e Sergio, che è anche un bravo fotografo dilettante, è stato il suo primo sponsor. Si doveva allora inaugurare il nuovo negozio di ottica Allegrini in Borgo e oltre alla mostra fotografica che ricordava il centenario della ditta Allegrini e alla proiezione di molte foto del Gioco - ricordo che ce n'erano anche alcune inedite degli anni Trenta -, venne composta una colonna sonora di accompagnamento. La fece mio figlio insieme a Stefano Perfetti. È una musica che fra l'altro è stata trasmessa più volte dagli altoparlanti sui lungarni durante il Gioco».
 Suo figlio è anche un appassionato di sport?
 
«Da ragazzo giocava a pallone qui vicino, al giardino Scotto. Ma la sua grande passione è sempre stata la vela».
 È un buon velista?
 
«Sì. Ha frequentato la scuola di Caprera. E mi viene sempre in mente un episodio che ha sorpreso a suo tempo anche me. Eravamo al mare a Tirrenia e c'era un libeccio che portava via. Ebbene lui riuscì, sembrava davvero impossibile, prendere il largo sulla barca tra gli applausi».
 Riusciamo a coinvolgere anche la madre di Dario Marianelli, persona schiva ma bonaria. Ci porta su nell'attico, il luogo più amato dal figlio e che dà su una ampia terrazza da cui si vede mezza Pisa. «Questo è l'angolo - dice - che i miei due figli, e oggi anche i miei nipoti, amano di più. Qui Dario e Carlo hanno studiato uno accanto all'altro. Vede (e ce li indica), questi sono alcuni quadri dipinti da Dario (uno rappresenta la costellazione, ed è di buon tratto e impasto; ndr). Dario ha sempre amato l'astronomia. Poi, vede quella porta? Di là c'è una stanza: qui mio figlio amava fare i suoi esperimenti di fisica».
 Alla signora Marianelli le si accendono gli occhi, quando ci dice: «Questa è la casa dell'amicizia. È stata ideata per noi da una architetta nostra amica, che purtroppo non c'è più, Elena Senesi Lupetti e costruita dall'impresa Pochini. Questa casa ci ha sempre trasmesso serenità e positività. Le stesse sensazioni che accompagnano i nostri due figli».
 I coniugi Marianelli festeggeranno l'anno prossimo le nozze d'oro. Si sono infatti sposati nel 1959. E prima di congedarci, la signora Luciana ci fa vedere una foto dei loro 40 anni di matrimonio.
 «Dario, allora - dice - ci fece una grande sorpresa. Sapevamo che era a Londra e noi festeggiavamo l'evento nella chiesa all'Abetone. Comparve all'improvviso e fu una gioia immensa: mio figlio è fatto anche così».

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di Redazione web