Il Tirreno

Pisa

Ristrutturare? Dalle ville al Pisa ci pensa Covarelli

Giuliano Fontani
Ristrutturare? Dalle ville al Pisa ci pensa Covarelli

Ho già speso 5 milioni, ora il programma prevede la promozione in tre anni: meglio se viene subito, sennò ci riproviamo

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Compra rustici, ma anche palazzi e case al mare. Leonardo Covarelli, li rimette in sesto, poi li rivende e, naturalmente, ci guadagna. Ha fatto così anche con il Pisa. Però la "ristrutturazione" della squadra di calcio gli è costata cinque milioni di euro. E' quanto dice di aver speso per sostenere la lunga marcia dei nerazzurri dall'orlo della C-2 alla vetta della serie B. Con una speranza che il giovane imprenditore trasforma in una promessa, la serie A: «L'abbiamo programmata in tre anni, meglio se viene subito, al primo colpo. Altrimenti ci riproviamo».
Ma lei ci crede?
«Siamo nei primi posti della classifica di un campionato che prevede tre promozioni, due alla fine della stagione regolare, un'altra dopo i play off. Siamo in corsa, vicinissimi, ai primi due posti e al tempo stesso in piena area play off, con un buon margine di vantaggio su chi aspira ad entrarvi. Noi, però, lavoriamo a un progetto serio, se non riusciamo a prendere la scorciatoia, ci riproveremo nei prossimi due anni».
Allora non è vero che Covarelli si prepara a lasciare il Pisa?
«Totalmente falso. Stiamo operando per gettare basi serie per il futuro. Anche l'ingresso in società dell'ingegner Bulgarella va in questa direzione».
Lei ha venduto a Bulgarella il 51% delle azioni. E' lui il nuovo padrone del Pisa?
«Abbiamo raggiunto un buon accordo. Gli ho riconosciuto la maggioranza delle azioni come ringraziamento per il suo impegno, particolarmente significativo in un panorama in cui non c'è molta gente disposta a mettere soldi nel calcio. L'ingegner Bulgarella è un imprenditore di grande spessore e competenza, di cui anch'io ho bisogno. E lui, molto signorilmente, non ha voluto prendersi tre parti e lasciarne due a me. Ne abbiamo prese due ciascuno e, se volessi metterla brutalmente, essendo Presidente, potrei dire di aver diritto all'ultima parola. Ma non ce ne è bisogno».
Bulgarella fa un mestiere molto vicino al suo, vale a dire il costruttore edile. A parte il Pisa farete qualche affare insieme?
«Lo stiamo programmando».
Volete costruire il nuovo stadio?
«L'intenzione è un'altra: realizzare per il Pisa una vera e propria Cittadella dello Sport. E' una struttura di cui abbiamo bisogno, basti vedere quanto abbiamo tribolato quest'anno per dare alla squadra un campo di allenamento. Fortuna che nel nostro peregrinaggio abbiamo trovato l'ospitalità degli americani di Camp Darby. Abbiamo individuato un paio di aree, ma non abbiamo ancora fatto scelte precise».
Ha mai lavorato in Toscana?
«Si, ho fatto tante cose. La mia società, la Mas, lavora principalmente nell'Italia centrale, in Umbria, in Toscana, in Liguria e anche a Milano. Ho fatto un grosso investimento, circa 4 milioni di euro, a Pontedera, dove ho comprato un centro commerciale e ho tenuto la gestione. L'anno scorso ho fatturato circa 80 milioni di euro, ma la mia non è un'attività manifatturiera e non tutti gli anni il volume di affari è lo stesso. Del resto la Mas sta diversificando i suoi interessi e le sue attività».
Anche facendo società con il finanziere Giovanni Consorte?
«Ho comprato il 3,47% delle azioni, in tutto quattro milioni e mezzo di euro, di "Intermedia", una marchant bank destinata ad essere quotata in Borsa. Ho un posto nel consiglio di amministrazione».
Ha fatto società con la Finanza Rossa...
«Ho acquistato azioni di una società che farà bene. Consorte è un manager che ha fatto grande Unipol, uno stratega della finanza. E non sono del tutto convinto delle accuse che gli rivolgono».
Dunque nessuna adesione politica, pecunia non olet...
«Non dico e non penso che pecunia non olet. Dico che non guardo alle idee politiche degli altri e non rivelo le mie. Quando ci sono le elezioni vado a votare. E basta».
I giovani di Forza Italia le hanno dato un premio quale miglior giovane imprenditore...
«Prendo il premio da chi me lo dà. Conosco e stimo persone di tutte le idee politiche. L'anno scorso sono stato invitato alla festa dell'Unità di Riglione. Ci sono andato perché me lo aveva chiesto l'assessore comunale Cerri, persona che stimo».
Ma lei, che è perugino, perché comprò il Pisa?
«Fu un estate particolare. Pensavo al Perugia, ma c'erano i Gaucci. Mi piaceva avere una squadra, avevo contatti con la proprietà della Viterbese e anche con un'altra società di cui non voglio rivelare il nome. Un giorno mi telefona Roberto Onorati, un ex calciatore che avevo conosciuto per altri versi. Mi disse: è in vendita il Pisa. Pensai: è una piazza importante. Mi misi in contatto con la signora Gentili e, a pelle, l'acquisto del Pisa mi sembrò una cosa positiva. Trovammo rapidamente l'accordo. Dopo quindici giorni a Gaucci successe quel che sapete».
Rimpianti?
«No. Il Perugia è la squadra della mia città, la squadra del cuore, anche se fin da ragazzo ho sempre tifato per la Juve. Non nego che spesso qualcuno mi telefona da Perugia, mi parla dei grifoni. Sa di cogliere nel vivo perché sono un tifoso: quando avevo 12 anni vidi tutte le partite del Perugia di Castagner, quello che arrivò secondo in serie A dietro soltanto al Milan. In porta c'era un pisano, Roberto Marconcini».
Comprò il Pisa e magari non l'aveva mai visto...
«Non è vero. L'avevo visto a Perugia e due volte anche a Firenze, in serie A. Ho sempre avuto passione per il calcio e la Toscana è la mia seconda terra».
Ora spera di portare il Pisa in serie A, ma il campionato è ancora molto lungo...
«Non è facile, ma ci proviamo. Anche la campagna di gennaio è stata mirata e ci siamo rinforzati».
Tanti gol fatti, ma anche tante reti subite. Non ci voleva un forte difensore?
«Questa è una valutazione tecnica che lascio a Petracchi e a Ventura. Ma stiamo attenti a due cose. La prima: non bisogna sciupare il gruppo. Secondo: la squadra impostata da Ventura ha una vocazione offensiva che fa risultato e offre spettacolo. Se abbiamo preso due gol, ne abbiamo fatti tre. Se è così vale la pena lasciare qualche spazio agli avversari. Finora ha funzionato. Altri, ad esempio il Bologna, ha subito pochissime reti ma ne ha realizzate poche».
Il calcio, gli affari. Ma se il sabato non ci fosse il Pisa, cosa farebbe?
«Andrei in giro, con mia moglie, a vedere case, soprattutto al mare, ma anche nelle città, nei centri storici. Abbiamo una casa a Rapallo, ma riusciamo ad andarci poche volte».
Un sogno nel cassetto?
«Mi piacciono molto gli animali, da ragazzo sognavo di fare il veterinario, invece ho fatto il liceo linguistico e poi mi sono diplomato all'Isef. Non ho nè cani nè gatti, perché vivo in una casa del centro storico. Confesso che un cane mi piacerebbe».
È a Pisa da tre anni. Vede una città in declino?
«Non posso dare giudizi. Magari mi aspettavo un tessuto imprenditoriale più forte, ma ci sono buone realtà. Ad esempio l'aeroporto, l'ho visto crescere sotto i miei occhi. Un po' come il Pisa».
C'è qualcosa che accumuna Pisa e Perugia?
«Due belle città. Gli elementi comuni ci sono: la genuinità della gente, la presenza dei giovani soprattutto per la forte presenza dell'università. Dall'università viene una grande iniezione di cultura e di vitalità».
È contento dei tifosi?
«Molto. Vedo tanto attaccamento intorno alla squadra, la città è tutta imbandierata: nerazzurro e rossocrociato. Ho visto crescere un formidabile entusiasmo, direi contagioso. È la soddisfazione maggiore, insieme ai risultati dei ragazzi. Ma le due cose marciano di pari passo. Un giorno un signore mi ha avvicinato e mi ha ringraziato. Mi disse: sa, quando il Pisa vince sono felice e il lunedì vado a lavorare più volentieri. Sono contento se con il calcio ho regalato un po' di felicità».
E lei, Covarelli, è felice?
«Mi sono sposato da un anno e mezzo, vuol dire che ci ho pensato bene... Sì, sono felice».

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di Redazione web