Il Tirreno

Pisa

Manette per ventidue rom macedoni

Candida Virgone
Manette per ventidue rom macedoni

PISA. Pronti alla faida, chiusi in specie di roccheforti, armati fino ai denti e in posizione strategica, quasi in assetto di guerra. Così sono stati sorpresi i due gruppi rom oggetto del blitz scattato all'alba di mercoledì contemporaneamente al campo nomadi di Coltano e in due case, a Marina e a Gello di Ponsacco

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PISA. Pronti alla faida, chiusi in specie di roccheforti, armati fino ai denti e in posizione strategica, quasi in assetto di guerra. Così sono stati sorpresi i due gruppi rom oggetto del blitz scattato all’alba di mercoledì contemporaneamente al campo nomadi di Coltano e in due case, a Marina e a Gello di Ponsacco. Le indagini della polizia, coordinate dalla procura, hanno portato dapprima al blocco di cinquanta fra kosovari e macedoni, tenuti rigorosamente separati anche in questura, e in nottata, all’arresto di ventidue macedoni ed al fermo di tre kosovari, la maggior parte con precedenti penali e sedici dei quali inseriti nei progetti di accoglienza del Comune. A fare il punto della situazione grave che si era venuta a determinare sabato notte, dopo la rissa seguita da due spedizioni punitive conclusesi con cinque persone accoltellate e l’esplosione di colpi di pistola in viale D’Annunzio, sono stati, ieri mattina in procura, il procuratore reggente, Antonio Di Bugno, il pm che ha coordinato l’inchiesta, il dottor Giancarlo Dominijanni, il questore, Fulvio Della Rocca, la responsabile della Squadra Mobile, Alba Badalassi, il primo dirigente della questura, Luigi Nappi, il capo di gabinetto, Paolo Pizzimenti.

I ventidue macedoni finiti in carcere sono accusati di detenzione illegale di armi da sparo ed improprie e detenzione e fabbricazione di bottiglie incendiarie. Sono sette esponenti della famiglia Bekir, Bajram, 48 anni, Iskender, 48 anni, Sakir, 30, Zija, 28, tutti e quattro residenti in viale D’Annunzio 137; Muarem e Senad, 29 anni tutti e due, residenti a Oratoio in via Maggiore 135; e Azo, 24 anni, che abita in via della Bigattiera 13. Due della famiglia Kurtisi, residenti a Calcinaia in via Tosco-Romagnola 187: Adnan, 27 anni, ed Eljez, 50. Due Mustafa residenti a Pisa: Toni, 39 anni, che abita in via Sartori 3; e Adlan, 42, residente in via Umbria 11; con Enver Mustafov, 31 anni, residente a Oratoio in via Maggiore 115; e Severgjan Mustafovski, 27 anni, abitante in via Maggiore 135. E ancora Bajram Jakupovik, 29 anni, residente a Pisa in via Aurelia Sud 34; Dijan Ramadanovski, 43 anni, in Italia senza fissa dimora; Elviz Elmaz, 29 anni, residente a Pisa, in via S. Agostino 174; Tahir Asanov, 47 anni, residente in viale D’Annunzio 137; Osman Asan, 24 anni, residente a Calcinaia in via Tosco-Romagnola 177;

Ismail Bajram, 21 anni, residente a Cascina in via Barca di Noce 176; Ekrem Dibran, 26 anni, residente a Pisa, in via Matteucci 15; Rasim Bajram, 36 anni, residente a Cascina in via Barca di Noce 176; Saban Saidov, 26 anni, residente a Oratoio in via Maggiore 135. I tre kosovari sono Ramiz Dubovici, 30 anni, Francesko Hajrizi, 23 anni, Agron Hasani, 27 anni, tutti e tre residenti a Pisa, in via dell’Idrovora 1, insomma al campo nomadi di Coltano: sono stati sottoposti a fermo di polizia giudiziaria per detenzione e porto abusivo di armi e munizioni da sparo. Nei tre punti delle perquisizioni è stato ritrovato un vero arsenale da guerra: in viale D’Annunzio undici bottiglie molotov, due pistole, una delle quali è una Beretta rubata due anni e mezzo fa, con le munizioni, e poi bastoni, asce, pietre, mattoni e pezzi di marmo; a Coltano bastoni, asce, scimitarre antiche, sciabole, mazze da baseball e spranghe di ferro; a Gello una scacciacani con le munizioni, asce, mazze di legno e gioielli nascosti in un vaso da fiori. Dopo la guerriglie di sabato notte pare che le due etnie si preparassaro all’attacco.

«Quando siamo arrivati nella villetta di viale D’Annunzio - ha detto Dominijanni - le due etnie erano pronte a difendersi: molotov erano disposte dentro e fuori, le armi in posizioni strategiche, gli uomini vestiti e dislocati in vari punti della casa come se fossero pronti a difendersi». Il sospetto è che si stesse per scatenare una vera e propria faida, tanto è vero che dal 14 erano arrivati in Italia altri rom provenienti da altri paesi, come se chiamati a dar man forte. «Una situazione grave - ha commentato Di Bugno - tempestivamente affrontata grazie all’impegno delle indagini della procura ed alla professionalità delle forze dell’ordine». La questura - come ha sottolineato Del Rocca - ha impiegato nelle tre perquisizioni un centinaio di uomini a sostegno dell’azione della Squadra Mobile.

Paravento della guerriglia la lite scoppiata sabato notte a Coltano, ma dietro la quale si celerebbe ben altro, visto anche l’armamentario scoperto dalla polizia, messa in allarme pure dal sequestro di una pistola avvenuto un mese fa ad un minorenne del campo. Come la spartizione del territorio fra le due etnie per la messa a segno di veri e propri disegni criminali e traffici illeciti.

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