Il Tirreno

Pisa

Comune, giro di vite sugli assenteisti

Giovanni Parlato
Comune, giro di vite sugli assenteisti

Dal 2003 al 2006 fenomeno in calo del 27%: una settimana in meno per impiegato

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PISA. Gli assenteisti nel Comune di Pisa, a guardare i numeri, stanno diventando una specie in estinzione. Sempre meno fanno ricorso alla malattia per starsene a casa o svicolano da una porta laterale per andare a fare la spesa. I tempi, rispetto solo a quattro anni fa, sono cambiati. Dal 2003 a 2006, le assenze per malattia sono scese del 27%. Un drastico calo che ha due cause principali: una culturale dando al personale segnali che i tempi erano cambiati e un altro più concreto con la riduzione del personale (da 936 nel 2003 a 835 nel 2006). «Rispetto al passato abbiamo stretto le maglie - afferma Federico Eligi, assessore al personale -. Abbiamo attuato una serie di misure tutte all’interno della normativa. Per esempio, abbiamo aumentato il numero delle visite fiscali che, vorrei ricordare, sono a pagamento per l’amministrazione. Per un dipendente che si trova in malattia, sapere che - prima o poi - arriverà il medico a verificare il suo stato di salute è un deterrente.

Come un altro deterrente, ma più su un livello culturale, è quello che operano i vari dirigenti. Sono loro che controllano il personale e che possono disporre se inviare le visite fiscali. Ogni dirigente ha parlato col proprio personale mettendolo in guardia che i tempi erano cambiati». Una strategia amministrativa più attenta e rigorosa, ma che ha cercato di non puntare il mirino contro gli impiegati come se fossero tutti una manica di nullafacenti. «Non credo che il problema si possa risolvere facendo lo sceriffo - aggiunge l’assessore Eligi -. Il modo migliore è stato quello di andare verso una progressiva riduzione del personale. Perché quando si è tanti, il carico di lavoro si distribuisce in un certo modo. Mentre quando questo numero si restringe è chiaro che il carico di lavoro viene distribuito su meno persone e quando qualcuno manca il lavoro di quest’ultimo si riversa sui colleghi.

La riduzione del numero di personale, pertanto, ha portato gli stessi impiegati a svolgere un ruolo di controllo sociale». Tuttavia, come riportiamo in questa stessa pagina, l’amministrazione comunale ha preso anche decisioni radicali come il licenziamento di un dipendente. «Misure drastiche come questa - spiega ancora l’assessore al personale - sono anche segnali importanti per tutti i dipendenti. Non è stato un licenziamento annunciato, ma una decisione presa». All’assessore, domandiamo come questo giro di vite rispetto al passato, sia stato recepito dalle organizzazioni sindacali. «Bene - è la risposta - è interesse anche del sindacato colpire il malcostume perché vorrei ricordare che gli impiegati comunali sono pagati con i soldi dei cittadini». Ad una strategia fatta essenzialmente di rigore, è stata abbinata anche una strategia di gratificazione.

In pratica, chi viene al lavoro e raggiunge gli obbiettivi prefissati può accedere ad un premio incentivante che tradotto in atri termini, come specifica Eligi, «vuole dire soldi». «Una volta c’era la pagellina che veniva stilata dal dirigente - continua l’assessore al personale - ma poi era un appesantimento burocratico che abbiamo preferito togliere. Tuttavia, il dirigente ha sempre il compito di calcolare la produttività del personale. «La produttività - dice ancora Federico l’assessore comunale Eligi - si calcola su diverse voci: sulle cose da fare e su quanto è stato fatto come sulla presenza al lavoro. Invece, la valutazione sui dirigenti guarda soprattutto agli obbiettivi che erano prefissati e che sono stati raggiunti». Infine, viene sottolineato anche un trend negativo per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro (che incidono sulle malattie), dovuto all’azione di prevenzione e di attenzione all’investimento, da parte dell’amministrazione comunale, proprio alla questione della sicurezza sul lavoro.

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