Sicurezza
Mercato di bici rubate davanti alla mensa
Giovanni Parlato
Italiani, polacchi e marocchini le vendono da 30 a 5 euro. E gli studenti comprano
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PISA. Via dei Martiri, ore 13,10. Davanti all’uscita della mensa universitaria. «Sto cercando una bicicletta, tu vendi mica una bici?». «Sì, una», risponde il nordafricano. Mostra una vecchia Bianchi senza cambio, color argento, un po’ rugginosa, sellino nuovo. «Quanto vuoi?». «Venti euro». Restiamo perplessi, proviamo i freni. «Te la vendo a 15 euro», si fa sotto il venditore. Poi, alla spicciolata arrivano altri, italiani e stranieri, con le loro biciclette, in gran parte rubate, da vendere in strada. Le forze dell’ordine lo sanno. L’altro giorno, i carabinieri hanno inseguito e preso uno di questi venditori abusivi. Un italiano. Ieri mattina, comunque, era al suo posto che vendeva una bicicletta da donna nuova di zecca. Anche i poliziotti, mischiandosi agli studenti che entrano, sono venuti a filmare le persone che vendono bici rubate. Il fenomeno è sotto gli occhi di tutti.
«Ci sono quasi ogni giorno - dice la guardia giurata della Polizia Privata che fa servizio fuori all’uscita della mensa -. Vendono biciclette dai 30 fino a 5 euro. Tempo fa hanno venduto una bicicletta nuova di zecca in carbonio che costa oltre mille euro a solo 30 euro». Mentre siamo davanti alla mensa, arriva una persona, un italiano, con una vecchia bici da donna. «Quanto la vendi?». «15 euro». Ma lui, è l’unico fra i venditori, che non vende biciclette rubate. «Ce ne sono tante abbandonate nelle vie cittadine. Io non prendo mai quelle che hanno una catena o un fermo. Prendo solo quelle abbandonate e le riparo», dice e ci mostra le mani sporche e ferite. «La notte dormo dove capita, riparo e vendo biciclette per comprarmi le sigarette e qualcos’altro». Ma è l’unico del gruppo di venditori che si piazza in via dei Martiri, ad essere fuori dalla illegalità. Le altre biciclette sono rubate e per non metterle in vendita pari pari come sono state trafugate, ci cambiano il sellino o il manubrio, a volte una ruota.
«E gli studenti comprano - ci informa la guardia giurata -, c’è una trattativa sul prezzo iniziale e poi si mettono d’accordo». Dopo l’italiano che ripara e poi vende, arrivano due nordafricani. Su biciclette malandate. Poi arriva un altro italiano, lo stesso che il giorno prima era stato fermato dai carabinieri. «Si sono anche polacchi, mentre i romeni, dopo tutto quello che è successo, non si sono più fatti vedere», dice la guardia giurata. Gli studenti sanno di comprare biciclette rubate e per loro, se colti in flagranza, potrebbe scattare la ricettazione. Ma, evidentemente, la tentazione di comprare una bicicletta, perfino a un prezzo stracciato di 5 euro, è più forte. Alcuni studenti, beffati dalla sorte, si sono visti rubare la bicicletta e poi l’hanno trovata nel mercato fuori dalla mensa. Un altro studente era in corso Italia ed ha sistemato la bici rubata sul cordolo del marciapiede quando dal negozio è uscito il vero proprietario. «Ma questa è la mia bicicletta», ha detto il signore.
«Io l’ho comprata», ha replicato lo studente, ma il proprietario non ha mollato: «Questa è la mia!». E lo studente, che sapeva di essere in torto, si è dato alla fuga. Una vittima dei ladri di biciclette, è stata anche una dipendente della mensa universitaria. «Me ne hanno rubate due - dice Irene Bonaccorsi - una in piazza Santa Caterina e un’altra sotto casa. Un giorno ho visto un cinese in sella a quella che credo fosse una delle mie due bici. Ma aveva il manubrio diverso e non ero sicura».
«Ci sono quasi ogni giorno - dice la guardia giurata della Polizia Privata che fa servizio fuori all’uscita della mensa -. Vendono biciclette dai 30 fino a 5 euro. Tempo fa hanno venduto una bicicletta nuova di zecca in carbonio che costa oltre mille euro a solo 30 euro». Mentre siamo davanti alla mensa, arriva una persona, un italiano, con una vecchia bici da donna. «Quanto la vendi?». «15 euro». Ma lui, è l’unico fra i venditori, che non vende biciclette rubate. «Ce ne sono tante abbandonate nelle vie cittadine. Io non prendo mai quelle che hanno una catena o un fermo. Prendo solo quelle abbandonate e le riparo», dice e ci mostra le mani sporche e ferite. «La notte dormo dove capita, riparo e vendo biciclette per comprarmi le sigarette e qualcos’altro». Ma è l’unico del gruppo di venditori che si piazza in via dei Martiri, ad essere fuori dalla illegalità. Le altre biciclette sono rubate e per non metterle in vendita pari pari come sono state trafugate, ci cambiano il sellino o il manubrio, a volte una ruota.
«E gli studenti comprano - ci informa la guardia giurata -, c’è una trattativa sul prezzo iniziale e poi si mettono d’accordo». Dopo l’italiano che ripara e poi vende, arrivano due nordafricani. Su biciclette malandate. Poi arriva un altro italiano, lo stesso che il giorno prima era stato fermato dai carabinieri. «Si sono anche polacchi, mentre i romeni, dopo tutto quello che è successo, non si sono più fatti vedere», dice la guardia giurata. Gli studenti sanno di comprare biciclette rubate e per loro, se colti in flagranza, potrebbe scattare la ricettazione. Ma, evidentemente, la tentazione di comprare una bicicletta, perfino a un prezzo stracciato di 5 euro, è più forte. Alcuni studenti, beffati dalla sorte, si sono visti rubare la bicicletta e poi l’hanno trovata nel mercato fuori dalla mensa. Un altro studente era in corso Italia ed ha sistemato la bici rubata sul cordolo del marciapiede quando dal negozio è uscito il vero proprietario. «Ma questa è la mia bicicletta», ha detto il signore.
«Io l’ho comprata», ha replicato lo studente, ma il proprietario non ha mollato: «Questa è la mia!». E lo studente, che sapeva di essere in torto, si è dato alla fuga. Una vittima dei ladri di biciclette, è stata anche una dipendente della mensa universitaria. «Me ne hanno rubate due - dice Irene Bonaccorsi - una in piazza Santa Caterina e un’altra sotto casa. Un giorno ho visto un cinese in sella a quella che credo fosse una delle mie due bici. Ma aveva il manubrio diverso e non ero sicura».
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