Attenzione
In bilico 700 precari del settore pubblico
Il loro futuro sarà deciso ad aprile: assunzione a tempo indeterminato o addio posto
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PISA. La Finanziaria 2008 pone un tetto all’utilizzo dei precari nelle pubbliche amministrazioni. Gli enti che vogliano ancora avvalersi di chi ha un contratto a tempo determinato, oppure dei co.co.co. che abbiano maturato tre anni di servizio nel quinquennio precedente al 2007, dovranno stabilizzare queste figure da qui ai prossimi tre anni. Le altre forme di lavoro flessibile, come i contratti a chiamata e a progetto, esisteranno ancora, ma per periodi non superiori a tre mesi. E soprattutto non saranno rinnovabili all’infinito come avviene adesso. Pisa, con i suoi molti enti pubblici, è una delle città più toccate dal provvedimento. Circa settecento tecnici e amministrativi che lavorano con contratti atipici (quasi 200 nelle strutture sanitarie e ospedaliere, 250 nell’Università, un centinaio al Cnr, e un altro centinaio distribuito tra Comune, Provincia e Sepi) attendono di conoscere il proprio destino. Che può essere una assunzione, certo, ma anche la fine del rapporto di lavoro.
E allora è un turbiniodi speranze e di frustrazioni: esce il bando? Sì, no? E a chi è rivolto? Sono le domande che si fa chi lavora da precario nelle pubbliche amministrazioni della città e ha il sacrosanto diritto di non essere messo alla porta da un giorno all’altro e di vedere coronato il sogno di un contratto a tempo indeterminato. Gli enti, è bene dirlo, si stanno già muovendo. L’amministrazione comunale ha bandito un concorso per l’assunzione di 19 persone. La Provincia, dal canto suo, in pochi mesi ha regolarizzato la posizione di circa venticinque lavoratori. L’Azienda ospedaliera, poi, sta cercando un accordo con la Regione Toscana per la stabilizzazione dei precari. Intanto ha bandito un concorso per dieci tecnici di laboratorio. Ci sono anche le situazioni di Croce Rossa, Misericordia, Pubblica assistenza. Non si riesce a capire se questi enti possano essere equiparate alle pubbliche amministrazioni. Di sicuro, anche qui, ci sono una ottantina di persone con contratti di lavoro flessibile in attesa di sapere che fine faranno.
«Auspico che almeno nelle pubbliche amministrazioni, ovvero nello Stato, queste forme di precariato siano superate» commenta Renzo Rossi, segretario provinciale Uil, che ha fornito i precedenti dati sugli enti pisani. «Tutti sanno che la stragrande maggioranza di queste persone presta servizio come un vero lavoratore subordinato, non avendone però le stesse garanzie economiche, né previdenziali, né assicurative. E stiamo già assistendo a vere e proprie ingiustizie». Rossi si riferisce a un episodio accaduto in una istituzione pubblica della città. «Mi ha telefonato la madre di un precario con contratto a progetto - racconta il segretario provinciale della Uil - il contratto avrebbe dovuto essere rinnovato per il terzo anno consecutivo, ma un dirigente ha espresso la forte preoccupazione per una onerosa assunzione a tempo indeterminato. Gli ha proposto, allora, di fare da tutor in questi mesi a personale già assunto. Insomma, oltre al danno, la beffa».
All’interno delle strutture ospedaliere la situazione più a rischio è quella relativa ai tecnici di laboratorio. Ci sono 50 precari su un totale di 160. «Nell’ipotesi di accordo con la Regione - spiega Marco Frediani, della Cgil ospedaliera - 35 dovrebbero essere stabilizzati dopo avere maturato 3 anni di attività. Ma nell’ospedale c’è gente che va avanti a furia di rinnovi anche da 7 anni».
E allora è un turbiniodi speranze e di frustrazioni: esce il bando? Sì, no? E a chi è rivolto? Sono le domande che si fa chi lavora da precario nelle pubbliche amministrazioni della città e ha il sacrosanto diritto di non essere messo alla porta da un giorno all’altro e di vedere coronato il sogno di un contratto a tempo indeterminato. Gli enti, è bene dirlo, si stanno già muovendo. L’amministrazione comunale ha bandito un concorso per l’assunzione di 19 persone. La Provincia, dal canto suo, in pochi mesi ha regolarizzato la posizione di circa venticinque lavoratori. L’Azienda ospedaliera, poi, sta cercando un accordo con la Regione Toscana per la stabilizzazione dei precari. Intanto ha bandito un concorso per dieci tecnici di laboratorio. Ci sono anche le situazioni di Croce Rossa, Misericordia, Pubblica assistenza. Non si riesce a capire se questi enti possano essere equiparate alle pubbliche amministrazioni. Di sicuro, anche qui, ci sono una ottantina di persone con contratti di lavoro flessibile in attesa di sapere che fine faranno.
«Auspico che almeno nelle pubbliche amministrazioni, ovvero nello Stato, queste forme di precariato siano superate» commenta Renzo Rossi, segretario provinciale Uil, che ha fornito i precedenti dati sugli enti pisani. «Tutti sanno che la stragrande maggioranza di queste persone presta servizio come un vero lavoratore subordinato, non avendone però le stesse garanzie economiche, né previdenziali, né assicurative. E stiamo già assistendo a vere e proprie ingiustizie». Rossi si riferisce a un episodio accaduto in una istituzione pubblica della città. «Mi ha telefonato la madre di un precario con contratto a progetto - racconta il segretario provinciale della Uil - il contratto avrebbe dovuto essere rinnovato per il terzo anno consecutivo, ma un dirigente ha espresso la forte preoccupazione per una onerosa assunzione a tempo indeterminato. Gli ha proposto, allora, di fare da tutor in questi mesi a personale già assunto. Insomma, oltre al danno, la beffa».
All’interno delle strutture ospedaliere la situazione più a rischio è quella relativa ai tecnici di laboratorio. Ci sono 50 precari su un totale di 160. «Nell’ipotesi di accordo con la Regione - spiega Marco Frediani, della Cgil ospedaliera - 35 dovrebbero essere stabilizzati dopo avere maturato 3 anni di attività. Ma nell’ospedale c’è gente che va avanti a furia di rinnovi anche da 7 anni».
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