Il Tirreno

Pisa

Pisa più in alto anche della Torre

A.Scuglia-M.Berutto
Pisa più in alto anche della Torre

Primo posto e numeri da stropicciarsi gli occhi. E c'è chi sogna la A

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PISA. Sette vittorie su nove gare, cinque successi consecutivi, bottino pieno nelle cinque gare esterne. E senza favori arbitrali: quattro i rigori contro fino a questo momento, zero quelli a favore. Come si può spiegare quello che già viene chiamato il «miracolo Pisa»? Per abbozzare un’analisi che possa avere un barlume di razionalità bisogna partire dalle premesse. La base è uno scheletro di squadra (il portiere, quasi tutta la difesa e parte della mediana) temprato da un anno di sofferenza in C1 e lanciato in orbita da un esaltante esito finale. Gente che nel calcio ha sofferto, ed è pronta a tutto pur di giocarsi un’opportunità in serie B: il capitano Raimondi, rilevazione della cadetteria, cinque anni fa giocava in Eccellenza (anche se veniva dalla B argentina), ma viene da quattro campionati vinti consecutivamente. Aggiungi una serie di calciatori, che per un motivo o per un altro hanno molto da chiedere alla nuova stagione. Tre attaccanti, Kutuzov, Castillo e Cerci, che hanno vissuto da spettatori gran parte della scorsa annata (in A o in B), e che ora sono chiamati alla stagione della verità.

Tre grandi colpi del diesse Gianluca Petrachi, che li insegue testardamente e li bracca fino al momento di porre nero su bianco. Serve sempre qualcosa amalgamare gli ingredienti: in cucina un cucchiaio, nel calcio il cosiddetto «manico». Il Pisa del presidente Covarelli, col divorzio da Braglia all’indomani della magica finale playoff, opta per un altro personaggio che brucia dalla voglia di zittire chi già per lui aveva iniziato a recitare il de profundis. È Giampiero Ventura la persona giusta: tanta esperienza, carisma, e un’intatta voglia di stupire conservata anche alla soglia delle sessanta primavere. Quello che serve per convertire una formazione votata alla sofferenza e poco spregiudicata nella classica squadra sbarazzina, pronta a giocarsi le proprie carte su ogni campo. L’entusiasmo è la ricca eredità ricevuta dal predecessore, ma c’è da convogliarla verso un nuovo progetto. Il primo timbro sulla stagione 2007-08 lo appone il tecnico genovese: «Se cresceremo, potremo ritagliarci uno spazio importante in questo campionato». Una frase ripetuta ossessivamente, lo slogan del Pisa, quasi l’inno.

Parole sostenute dai fatti fin dalle prime uscite ufficiali. I nerazzurri non sbagliano un colpo, a parte il pesante 0-3 casalingo con il Brescia, e la sconfitta contro il Frosinone causata più dal gol-fantasma di Amerini che da particolari demeriti. La voglia di stupire dei nerazzurri si concretizza specialmente in trasferta, dove Castillo (6 gol esterni all’attivo) e compagni sprigionano tutta la loro carica, più forti della legittima reazione degli avversari. Non fa differenza se davanti c’è il fior fiore della nobiltà di serie B (Bari, Cesena, Mantova e Treviso) o un’altra rivelazione del campionato (come l’Albinoleffe). Quando finalmente anche il tabù dell’Arena viene sfatato (battendo la Triestina e un’altra corazzata come l’Ascoli), solo la forza di gravità può rallentare l’ascesa dei nerazzurri. E’ un Pisa a trazione anteriore, spinto dai tre «ex panchinari» d’attacco (Castillo 6 gol, Cerci 5, Kutuzov 3) che si intendono alla perfezione, come se giocassero insieme da sempre.

E c’è un elemento in più: il pubblico, che non solo affolla gli spalti (10.400 spettatori in media nelle gare casalinghe), ma appoggia la squadra anche quando le cose vanno male, al punto da applaudirla dopo lo 0-3 di fronte al super-Brescia. Non sono solo rose e fiori, però. La spada di Damocle di una rosa ridotta a 21 uomini (in ossequio ad un regolamento eluso di fatto da molte società cadette) pende sulla testa di una squadra che cresce di settimana in settimana. Un’incognita che invita alla prudenza. Quota 50 punti è il primo traguardo volante, per una compagine che non ha alcuna intenzione di rallentare la propria marcia.

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