Il dolore
Mille compravendite nel mirino del fisco
Luciano Menconi
Moltissime le irregolarità accertate: sottratti all'erario più di 5 milioni di euro
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PISA. Com’è possibile che un appartamento di un quartiere residenziale risulti venduto a 2.000 euro al metro quadrato mentre basta dare un’occhiata alla vetrina di una qualsiasi agenzia immobiliare per sapere che non può non costare molto di più? Che sulle compravendite immobiliari sia tutt’altro che inconsueta una doppia contabilità - da una parte i valori di vendita dichiarati al notaio e dall’altra quelli reali molto più elevati - lo sanno anche i bambini. Per dire basta a questo sistema che consente di evadere il fisco (imposta di registro e Iva per chi compra ma anche Irap per chi costruisce) il governo ha inasprito i controlli ma soprattutto ha ribadito - con una circolare del 27 luglio partita dalla direzione nazionale dell’agenzia delle entrate - una serie di criteri per renderli più efficaci. Uno su tutti: il fatto che debba esserci una stringente congruenza tra i valori che finiscono sull’atto di compravendita e quelli stabiliti dall’osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia del territorio.
A Pisa non hanno atteso la circolare per agire. Già dal primo gennaio 2006 è in vigore la normativa richiamata dalla circolare del 27 luglio scorso e già da gennaio di quest’anno - su input della direzione regionale - gli ispettori del fisco hanno iniziato a passare al setaccio i contratti immobiliari stipulati in città. Nel mirino sono finite innanzitutto le società di costruzione, dodici per la precisione. Il risultato non ha bisogno di commenti: del migliaio di immobili riferibili all’attività di quelle aziende altissima è risultata la percentuale di atti irregolari. Secondo una prima stima dell’Agenzia delle Entrate in questo modo sarebbero stati sottratti all’erario oltre cinque milioni di euro di base imponibile ai fini di imposte dirette e Irap e circa cinquecentomila euro di Iva. Non solo: dal riscontro sul valore degli atti di compravendita registrati sono emerse anche false fatturazioni, con relativa segnalazione all’autorità giudiziaria.
Quasi il cinquanta per cento degli importi constatati dall’ufficio sono stati definiti con l’adesione dei soggetti controllati. Per gli altri si avvia una procedura che può arrivare fino al verbale di accertamento con multe e sanzioni aggiuntive connesse. Ma le verifiche sono ancora in corso, anzi sono appena all’inizio. Il quadro che si profila è già molto chiaro: la differenza rilevata tra i valori dichiarati per le compravendite e quelli che dovrebbero essere secondo la banca dati dell’osservatorio immobiliare dell’Agenzia del territorio è quasi sempre dubbia e gli accertamenti dimostrano molto spesso che i sospetti sono più che fondati.
Ci sono anche altri criteri che guidano gli ispettori per verificare se le compravendite siano state registrate correttamente oppure no: il valore del mutuo (difficile da spiegare l’accensione di un mutuo da centocinquantamila euro su un appartamento che risulta acquistato per lo stesso valore o poco più), lo standard dei prezzi nella compravendita che risulta in una stessa zona nello stesso periodo, le spese dichiarate dalla ditta di costruzione per realizzare l’immobile (difficile che un’azienda venda a un prezzo non adeguatamente superiore ai costi che ha dovuto affrontare per portarla a termine), i prezzi che vengono quotidianamente indicati al pubblico nelle agenzie immobiliari.
A Pisa non hanno atteso la circolare per agire. Già dal primo gennaio 2006 è in vigore la normativa richiamata dalla circolare del 27 luglio scorso e già da gennaio di quest’anno - su input della direzione regionale - gli ispettori del fisco hanno iniziato a passare al setaccio i contratti immobiliari stipulati in città. Nel mirino sono finite innanzitutto le società di costruzione, dodici per la precisione. Il risultato non ha bisogno di commenti: del migliaio di immobili riferibili all’attività di quelle aziende altissima è risultata la percentuale di atti irregolari. Secondo una prima stima dell’Agenzia delle Entrate in questo modo sarebbero stati sottratti all’erario oltre cinque milioni di euro di base imponibile ai fini di imposte dirette e Irap e circa cinquecentomila euro di Iva. Non solo: dal riscontro sul valore degli atti di compravendita registrati sono emerse anche false fatturazioni, con relativa segnalazione all’autorità giudiziaria.
Quasi il cinquanta per cento degli importi constatati dall’ufficio sono stati definiti con l’adesione dei soggetti controllati. Per gli altri si avvia una procedura che può arrivare fino al verbale di accertamento con multe e sanzioni aggiuntive connesse. Ma le verifiche sono ancora in corso, anzi sono appena all’inizio. Il quadro che si profila è già molto chiaro: la differenza rilevata tra i valori dichiarati per le compravendite e quelli che dovrebbero essere secondo la banca dati dell’osservatorio immobiliare dell’Agenzia del territorio è quasi sempre dubbia e gli accertamenti dimostrano molto spesso che i sospetti sono più che fondati.
Ci sono anche altri criteri che guidano gli ispettori per verificare se le compravendite siano state registrate correttamente oppure no: il valore del mutuo (difficile da spiegare l’accensione di un mutuo da centocinquantamila euro su un appartamento che risulta acquistato per lo stesso valore o poco più), lo standard dei prezzi nella compravendita che risulta in una stessa zona nello stesso periodo, le spese dichiarate dalla ditta di costruzione per realizzare l’immobile (difficile che un’azienda venda a un prezzo non adeguatamente superiore ai costi che ha dovuto affrontare per portarla a termine), i prezzi che vengono quotidianamente indicati al pubblico nelle agenzie immobiliari.
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