Italia
Picasso sotto la Torre
Carlo Venturini
La firma malandrina dell'artista su un affresco in S. Matteo e al Lanfranchi è in mostra una sua litografia mai esposta
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Tracce di Picasso a Pisa. La prima è addirittura clamorosa in quanto il grande Pablo firmò o sfregiò (questo è il dubbio) un affresco di Taddeo Gaddi pittore del 1342 e attivo a Pisa per la famiglia Gambacorti. L’affresco oggi è conservato al Museo di San Matteo dopo che era stato esposto nell’ottocento al camposanto monumentale. La seconda traccia di Picasso lasciata a Pisa è in mostra al Palazzo Lanfranchi ed è una splendida litografia dal titolo Testa Femminile, datata 17 febbraio 1961. Picasso, il «goliarda» Un tratto deciso di matita nera con scritto un nome che fa tremare le vene dei polsi: «Picasso 1917». Questa firma del pittore e scultore spagnolo, compare leggibilissima sullo stralcio di affresco Madonna con bambino. La firma è posizionata sul lato superiore, a sinistra, vicinissima all’aureola della Madonna. «La data coincide con il viaggio del pittore in Italia» dice il direttore del museo nazionale di San Matteo, Mariagiulia Burresi, che non ama molto il clamore o una simile pubblicità per il suo museo e infatti si limita a definire il fatto come un importante elemento di curiosità.
Che lo stralcio d’affresco sia firmato da Picasso, infatti, non si legge in nessun opuscolo del museo o nel catalogo ed anche nella stanza dove è esposto con garbo e maestria, la stanza della «Madonna del Latte», non si fa menzione di questa curiosità. Il segreto della firma di Picasso si svela solo al più attento dei visitatori e ai due bellissimi angeli scolpiti da Tommaso Pisano che sorvegliano la Madonna col Bambino. Fatto sta che il vulcanico egocentrico ed egoista pittore senza troppo pensarci su prese la sua matita e firmò un affresco del Trecento. E si sta parlando di un Picasso non ancora totalmente acclamato da pubblico e critica. Come giudicare un atto simile? L’affresco oggi ha un valore aggiunto perché reca la firma del creatore del cubismo oppure si deve parlare di un atto a dir poco «goliardico» che toglie purezza all’opera di quel Taddeo Gaddi che fu attivo a Pisa per affrescare la chiesa di San Francesco (dove era collocata la Madonna col bambino) ed il Camposanto pisano.
La firma di Picasso in realtà non disturba minimamente la visione del volto della Madonna e oltrettutto non mancano precedenti di grandissimi artisti come ad esempio Michelangelo o Raffaello che lasciarono disegni, studi e bozzetti accanto a quelli originali romani della Domus Aurea. Mariagiulia Burresi dice: «Probabilmente Picasso è rimasto affascinato dalla forza e dalla carica espressiva di questo frammento di muro dipinto. Firmandolo, fu come se lo fece suo». Picasso e Ragghianti L’altra traccia di un Picasso pisano è la grande litografia Testa Femminile che con tanto di dedica fu donata al Gabinetto di stampe e disegni dell’Università di Pisa, una collezione voluta fortemente dall’allora prof. Carlo Ludovico Ragghianti che fece di Pisa un centro primario per la grafica. La stampa è visibile presso il Palazzo Lanfranchi dove è in svolgimento fino a dicembre la mostra Segni Multipli. Proprio per l’importanza assunta dalla nostra città nel campo della grafica e del disegno e visti i rapporti di amicizia e stima con Ragghianti, Picasso ormai ottantenne donò la stampa, realizzata presso la galleria Il Bisonte di Firenze, al nostro ateneo con tanto di dedica in spagnolo. «Il tratto è leggero, il segno è unico come se Picasso lo avesse steso tutto d’un fiato.
E’ bellissimo e commovente» sottolinea il curatore della mostra Alessandro Tosi. Pisa dunque si fregia di altre due chicche artistiche, la firma furtiva di Picasso e la litografia dello stesso che sicuramente vanno ad aumentare l’appeal storico/artistico e quindi turistico, della nostra città che era meta del grand tour degi intelleuttali ed artisti dell’Ottocento.
Che lo stralcio d’affresco sia firmato da Picasso, infatti, non si legge in nessun opuscolo del museo o nel catalogo ed anche nella stanza dove è esposto con garbo e maestria, la stanza della «Madonna del Latte», non si fa menzione di questa curiosità. Il segreto della firma di Picasso si svela solo al più attento dei visitatori e ai due bellissimi angeli scolpiti da Tommaso Pisano che sorvegliano la Madonna col Bambino. Fatto sta che il vulcanico egocentrico ed egoista pittore senza troppo pensarci su prese la sua matita e firmò un affresco del Trecento. E si sta parlando di un Picasso non ancora totalmente acclamato da pubblico e critica. Come giudicare un atto simile? L’affresco oggi ha un valore aggiunto perché reca la firma del creatore del cubismo oppure si deve parlare di un atto a dir poco «goliardico» che toglie purezza all’opera di quel Taddeo Gaddi che fu attivo a Pisa per affrescare la chiesa di San Francesco (dove era collocata la Madonna col bambino) ed il Camposanto pisano.
La firma di Picasso in realtà non disturba minimamente la visione del volto della Madonna e oltrettutto non mancano precedenti di grandissimi artisti come ad esempio Michelangelo o Raffaello che lasciarono disegni, studi e bozzetti accanto a quelli originali romani della Domus Aurea. Mariagiulia Burresi dice: «Probabilmente Picasso è rimasto affascinato dalla forza e dalla carica espressiva di questo frammento di muro dipinto. Firmandolo, fu come se lo fece suo». Picasso e Ragghianti L’altra traccia di un Picasso pisano è la grande litografia Testa Femminile che con tanto di dedica fu donata al Gabinetto di stampe e disegni dell’Università di Pisa, una collezione voluta fortemente dall’allora prof. Carlo Ludovico Ragghianti che fece di Pisa un centro primario per la grafica. La stampa è visibile presso il Palazzo Lanfranchi dove è in svolgimento fino a dicembre la mostra Segni Multipli. Proprio per l’importanza assunta dalla nostra città nel campo della grafica e del disegno e visti i rapporti di amicizia e stima con Ragghianti, Picasso ormai ottantenne donò la stampa, realizzata presso la galleria Il Bisonte di Firenze, al nostro ateneo con tanto di dedica in spagnolo. «Il tratto è leggero, il segno è unico come se Picasso lo avesse steso tutto d’un fiato.
E’ bellissimo e commovente» sottolinea il curatore della mostra Alessandro Tosi. Pisa dunque si fregia di altre due chicche artistiche, la firma furtiva di Picasso e la litografia dello stesso che sicuramente vanno ad aumentare l’appeal storico/artistico e quindi turistico, della nostra città che era meta del grand tour degi intelleuttali ed artisti dell’Ottocento.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
