Il Tirreno

Pisa

Porta a Lucca in tilt: siamo sequestrati

Elisa Cecchi

Strade chiuse, auto rimosse, negozi deserti, condomini blindati

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PISA. Un sabato di follia. Se per una partita di calcio una parte della città deve sopportare quello che ieri è toccato a chi vive e lavora a Porta a Lucca evidentemente il segno ormai è ampiamente superato. Come annunciato, la partita del Pisa ha mandato in tilt un intero quartiere. Strade chiuse fin dalla mattina, divieti di sosta con rimozione forzata, commercianti infuriati, residenti costretti a fare i conti con vincoli e limitazioni da stato di assedio.
Questa è la cronaca di un sabato mattina carico di disagi e proteste che promettono di ripetersi ogni volta che il Pisa giocherà all'Arena. Per rispettare la normativa introdotta dal decreto Amato per la sicurezza negli stadi, anche qui tornelli, cancellate e chiusura al traffico di quasi tutte le strade adiacenti allo stadio sono diventate realtà.

Via Contessa Matilde. Alle undici e mezza tutta Porta a Lucca è già blindata da ore. Dalle 8 è scattato il divieto di sosta con rimozione forzata in via Contessa Matilde, via Piave, via Rosmini e via Santo Stefano, strade che, inesorabilmente, se il campionato di serie B continuerà a disputarsi di sabato, verranno chiuse ogni due settimane a partire dalle dieci e mezza. In via Contessa Matilde e dintorni, in realtà, la situazione non è così pesante. Alcuni negozi osservano ancora l'orario estivo chiudendo il pomeriggio, altri si ritengono comunque fortunati per essere già “abbastanza lontani” dall'Arena Garibaldi. «Finora - spiega Valentina Fiaschi, titolare dell'edicola all'angolo di via Contessa Matilde - non abbiamo risentito molto della situazione, anche perché il pomeriggio il nostro esercizio rimane chiuso. Ci sono stati comunque già casi in cui i commercianti hanno avuto forti disagi: il meccanico più avanti, ad esempio, stamattina ha chiuso: ha dovuto far rientrare in officina tutte le macchine su cui stava lavorando perché non gli venissero rimosse». Anche Roberto Chicca, proprietario di un negozio di materiali edili in via Bianchi, sembra relativamente tranquillo: «Anche noi per tutto settembre rimarremo chiusi il pomeriggio, speriamo però che almeno gli affari della mattina non vengano ostacolati dalla partita».

Via Rindi. Avvicinandosi a via Rindi, però, la situazione cambia drasticamente. A ogni angolo di strada è stato dislocato un blocco di polizia che impedisce alle macchine di avvicinarsi, mentre si sta ultimando la chiusura delle cancellate che di fatto recintano da ogni lato le case dei residenti. «Non è possibile questa situazione: ci troviamo di fronte ad un'organizzazione assurda - commenta Marco Ricci, titolare del negozio Color Service - è come essere tornati ai tempi di guerra e avere il coprifuoco». Riusciamo fortunatamente a passare attraverso la strada prima che vengano chiuse le altissime cancellate in ferro che bloccheranno completamente l'accesso a via Rindi da entrambi i lati. Lungo la via nessun residente risponde al citofono: le case sembrano deserte.

Via Rosmini.
Il clima, tuttavia, si fa ancora più pesante una volta giunti in via Rosmini, dove incontriamo un residente intento ad affiggere sui muri dei cartelli con su scritto “Recinzione illegale” con i quali si fa anche fotografare. Si chiama Antonio Robbio, e inizialmente non vuole rilasciare dichiarazioni. Poi si convince e diventa un fiume in piena: «Non so se le autorità si siano ben rese conto della situazione, io oggi pomeriggio parto per le vacanze e per scendere a chiudere il gas devo farmi identificare dalla polizia e subire controlli. Se per caso mi cade un indumento dal terrazzo, devo aspettare fino a sera per poterlo riprendere. Si stanno appropriando indebitamente delle nostre case e della nostra libertà».

Via Galluppi. Sono esasperati anche gli abitanti di via Galluppi. Luciano Bucchi, Umberto del Sarto e Franco Paoloni discutono della situazione: «Ci sentiamo come animali da circo messi in gabbia» azzarda del Sarto. «Più che a una partita, sembra di essere a Genova ai tempi del G8 - aggiunge un amico - siamo prigionieri delle nostre case». «Per sistemare le cancellate - spiega Renzo Benvenuti - hanno addirittura bucato il nostro marciapiede, la nostra proprietà privata. Io vivo qui da 45 anni e ho sempre sopportato tutto. Ora sono esausto, spero che davvero si riesca a trovare un'alternativa». Qualcun altro perde le staffe: «Le foto sul giornale non servono a niente, domattina si saranno già dimenticati tutto, diamo fuoco ai cassonetti, facciamoci incatenare ai cancelli, forse così si accorgeranno di noi». Ma c'è anche chi sa mantenere la calma. «A questo punto - chiosano Paola Castagnola e Monica Gianni - ci auguriamo che spostino lo stadio in periferia. Nel frattempo ci consoleremo con il fatto che il sabato con tutta questa polizia non dovremo più temere furti o scippi».

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