Gioco
Gli incentivi per l'energia pulita vanno in fumo
Carlo Venturini
La Regione dà 600 euro a chi installa pannelli solari: il Comune ne chiede 1.000 per autorizzare i lavori
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Incentivi per favorire la diffusione di pannelli solari ed energia fotovoltaica? «Sono solo chiacchere» dicono alcuni operatori di aziende che impiantano questi pannelli. In alcuni Comuni - Pisa in primis, na anche Cascina, San Miniato e Castellina Marittima - l’installazione di questo tipo di impianti è tutt’altro che favorita. Anzi: chi vuole ricorrere a questi strumenti in grado di fornire energia pulita direttamente dal sole si trova a fare i conti con i costi della burocrazia: costi che vanificano i finanziamenti che la Regione mette a disposizione di chi vuole dotare la propria casa di pannelli fotovoltaici.
Come è possibile? Semplice: in Comuni come quello di Pisa - a differenza dei molti altri dove basta una semplice dichiarazione - viene ancora richiesto il documento di «Denuncia inizio attività», come se per impiantare un pannello solare si dovesse rifare il tetto per intero. E insieme a questo documento vengono richieste non poche decine di euro ma centinaia, quasi un migliaio.
«La cosa incredibile - denunciano gli operatori impiantistici - è che questo documento viene richiesto anche per due pannnellini di due metri quadrati che scaldano un serbatoio d’acqua di 300 litri». Insomma per farsi una doccia “ecologica” c’è da chiedere un permesso come se uno dovesse rifare il tetto di un condominio o di una cattedrale.
«Non è solo una questione di burocrazia impietosa - aggiungono gli operatori - bensì di alcune amministrazioni comunali che si comportano in maniera restrittiva rispetto alla normativa regionale vanificando così il dettato di governace energetica della Regione Toscana». Molti Comuni, come detto, per l’installazione di pannellini solari di 4 metri quadrati chiedono una dichiarazione in carta semplice. Facile e non onerosa. Qui invece è diverso. «Il foglio di dichiarazione di inizio attività - sottolineano gli imprenditori - costa quasi mille euro e in genere l’incentivo regionale a fondo perduto per un impianto di 4 metri quadrati più serbatoio dell’acqua di trecento litri non supera i seicento euro. Quindi l’ecoincentivo viene letteralmente bruciato non dal pannello solare bensì dal documento richiesto da alcune amministrazioni comunali».
Visto che abbiamo citato i nomi dei comuni che adombrano l’energia solare con la burocrazia, citiamo quelli più virtuosi, che cioè per lo stesso impianto chiedono una dichiarazione in carta semplice: sono Vecchiano, San Giuliano, Fauglia, Riparbella e Livorno. L’assessore della Provincia Walter Picchi commenta: «Facendo salva l’autonomia urbanistica dei Comuni e il loro autoregolamentarsi, vorrei incentivarli ad utilizzare e consultare l’agenzia energetica provinciale. Ci sono Comuni che sono in effetti un po’ “incartati” in quanto hanno regolamenti in maniera non tanto restrittiva quanto datata. Gli incentivi economici non bastano. Si deve snellire la burocrazia sia sul solare che sull’eolico che sulle biomasse». Nel parco di San Rossore si sono tenuti per diversi anni meeting mondiali sull’ambiente. Ma si sa, dalle parole e dalle chiacchere dei meeting ai fatti del viver quotidiano c’è di mezzo un mare di fogli di carta - non riciclata - burocratica.
Come è possibile? Semplice: in Comuni come quello di Pisa - a differenza dei molti altri dove basta una semplice dichiarazione - viene ancora richiesto il documento di «Denuncia inizio attività», come se per impiantare un pannello solare si dovesse rifare il tetto per intero. E insieme a questo documento vengono richieste non poche decine di euro ma centinaia, quasi un migliaio.
«La cosa incredibile - denunciano gli operatori impiantistici - è che questo documento viene richiesto anche per due pannnellini di due metri quadrati che scaldano un serbatoio d’acqua di 300 litri». Insomma per farsi una doccia “ecologica” c’è da chiedere un permesso come se uno dovesse rifare il tetto di un condominio o di una cattedrale.
«Non è solo una questione di burocrazia impietosa - aggiungono gli operatori - bensì di alcune amministrazioni comunali che si comportano in maniera restrittiva rispetto alla normativa regionale vanificando così il dettato di governace energetica della Regione Toscana». Molti Comuni, come detto, per l’installazione di pannellini solari di 4 metri quadrati chiedono una dichiarazione in carta semplice. Facile e non onerosa. Qui invece è diverso. «Il foglio di dichiarazione di inizio attività - sottolineano gli imprenditori - costa quasi mille euro e in genere l’incentivo regionale a fondo perduto per un impianto di 4 metri quadrati più serbatoio dell’acqua di trecento litri non supera i seicento euro. Quindi l’ecoincentivo viene letteralmente bruciato non dal pannello solare bensì dal documento richiesto da alcune amministrazioni comunali».
Visto che abbiamo citato i nomi dei comuni che adombrano l’energia solare con la burocrazia, citiamo quelli più virtuosi, che cioè per lo stesso impianto chiedono una dichiarazione in carta semplice: sono Vecchiano, San Giuliano, Fauglia, Riparbella e Livorno. L’assessore della Provincia Walter Picchi commenta: «Facendo salva l’autonomia urbanistica dei Comuni e il loro autoregolamentarsi, vorrei incentivarli ad utilizzare e consultare l’agenzia energetica provinciale. Ci sono Comuni che sono in effetti un po’ “incartati” in quanto hanno regolamenti in maniera non tanto restrittiva quanto datata. Gli incentivi economici non bastano. Si deve snellire la burocrazia sia sul solare che sull’eolico che sulle biomasse». Nel parco di San Rossore si sono tenuti per diversi anni meeting mondiali sull’ambiente. Ma si sa, dalle parole e dalle chiacchere dei meeting ai fatti del viver quotidiano c’è di mezzo un mare di fogli di carta - non riciclata - burocratica.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google