Il dolore
Sorgerà un campus al posto della questura
Carlo Venturini
Il progetto prevede la trasformazione dell’edificio in una residenza per gli studenti con centinaia di posti letto
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PISA. Al posto della questura un campus universitario. Nascerà in via S. Francesco, in pieno centro. L’area dove ora si trova la caserma col suo piazzale che ospita il parco degli automezzi, la mensa, uffici e alloggi di servizio, è destinata a diventare una residenza per studenti universitari. E’ questa la novità che circola negli ambienti universitari. Abbiamo chiesto al presidente dell’Azienda regionale del diritto allo studio, Aurelio Pellegrini, di confermare. Anche se abbottonatissimo, Pellegrini dice: «La questura verrà spostata in area San Cataldo, davanti al Cnr, là dove sono in corso i trasferimenti della Guardia di Finanza. Noi useremo l’area lasciata libera per farci un campus universitario in pieno centro». Questa, la prima importantissima novità. La seconda è che il campus dei Praticelli, i cui lavori sono iniziati a gennaio del 2002, verrà ultimato entro il 31 dicembre dell’anno in corso.
Ritornando al campus che nascerà al posto della caserma della polizia di Stato, i finanziamenti ci sono già, mentre sulla tempistica ci sono ancora punti interrogativi. «Abbiamo oltre tre milioni e mezzo di euro da destinare alla ristrutturazione dell’intero edificio - spiega Pellegrini -. A questa cifra aggiungeremo i proventi dalla vendita di nostri immobili dismessi». Questa operazione messa in campo dal Dsu sembra sia una risposta, se pur indiretta, alle dichiarazioni del prof. Riccardo Varaldo, direttore della Scuola Sant’Anna, a proposito dell’anomalia che subisce la popolazione residente in città e cioè una sorta di «sfratto» operato dagli studenti e che cresce esponenzialmente, di anno in anno. La ricetta che Varaldo proponenva per invertire questa tendenza, in atto già a partire dagli anni ’70, era quella di delocalizzare alcune funzioni e attività didattiche fuori Pisa, ma anche quella di procedere con decisione sulla via dei campus di stampo anglosassone.
«Sono d’accordo sull’anomalia denunciata da Varaldo - dice Pellegrini -, ma è pur vero che noi possiamo fare edilizia studentesca solo per chi ha diritto a usufruirne in base alle leggi. Però, penso che fino a quando il residente pisano abbia interesse ad affittare l’alloggio allo studente, questa tendenza sia difficilmente invertibile». Pellegrini aggiunge anche un’altra frase che può sottendere qualche vena polemica e cioè: «Università, Sant’Anna e Normale hanno importanti beni patrimoniali immobiliari». Pellegrini non aggiunge altro, ma basta affacciarsi sui lungarni per vedere e contare gli edifici di pertinenza dell’università ed accorgersi che occupano molta parte del centro storico. Sulla questione interviene anche l’assessore comunale alla casa Salvatore Montano:: «L’anomalia pisana c’è e ci sarà ancora fino a quando non si rimette al centro lo Stato e il suo ruolo di finanziare l’edilizia popolare sia per le famiglie che per gli studenti. Pensare che il privato con i project financing si metta a costruire per poi fare alloggi agli studenti, è abbastanza inverosimile. Il privato non ha a Pisa alcuna convenienza a fare ciò».
Ritornando al campus che nascerà al posto della caserma della polizia di Stato, i finanziamenti ci sono già, mentre sulla tempistica ci sono ancora punti interrogativi. «Abbiamo oltre tre milioni e mezzo di euro da destinare alla ristrutturazione dell’intero edificio - spiega Pellegrini -. A questa cifra aggiungeremo i proventi dalla vendita di nostri immobili dismessi». Questa operazione messa in campo dal Dsu sembra sia una risposta, se pur indiretta, alle dichiarazioni del prof. Riccardo Varaldo, direttore della Scuola Sant’Anna, a proposito dell’anomalia che subisce la popolazione residente in città e cioè una sorta di «sfratto» operato dagli studenti e che cresce esponenzialmente, di anno in anno. La ricetta che Varaldo proponenva per invertire questa tendenza, in atto già a partire dagli anni ’70, era quella di delocalizzare alcune funzioni e attività didattiche fuori Pisa, ma anche quella di procedere con decisione sulla via dei campus di stampo anglosassone.
«Sono d’accordo sull’anomalia denunciata da Varaldo - dice Pellegrini -, ma è pur vero che noi possiamo fare edilizia studentesca solo per chi ha diritto a usufruirne in base alle leggi. Però, penso che fino a quando il residente pisano abbia interesse ad affittare l’alloggio allo studente, questa tendenza sia difficilmente invertibile». Pellegrini aggiunge anche un’altra frase che può sottendere qualche vena polemica e cioè: «Università, Sant’Anna e Normale hanno importanti beni patrimoniali immobiliari». Pellegrini non aggiunge altro, ma basta affacciarsi sui lungarni per vedere e contare gli edifici di pertinenza dell’università ed accorgersi che occupano molta parte del centro storico. Sulla questione interviene anche l’assessore comunale alla casa Salvatore Montano:: «L’anomalia pisana c’è e ci sarà ancora fino a quando non si rimette al centro lo Stato e il suo ruolo di finanziare l’edilizia popolare sia per le famiglie che per gli studenti. Pensare che il privato con i project financing si metta a costruire per poi fare alloggi agli studenti, è abbastanza inverosimile. Il privato non ha a Pisa alcuna convenienza a fare ciò».
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