Sicurezza
Stadio più sicuro, residenti prigionieri ogni domenica
Antonio Scuglia
Preoccupazioni e proteste di commercianti e abitanti per i lavori di adeguamento dell’Arena Garibaldi
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PISA. Dopo un mese dalla promozione, la città è in festa per la conquista della serie B da parte del Pisa Calcio. Tutta la città? Beh, proprio tutta no. Perché i lavori di rifacimento dello stadio (necessari per l’ordine pubblico) porteranno da agosto in poi una rivoluzione non richiesta e non gradita al quartiere di Porta a Lucca. Con disagi gravi per i residenti (che presumibilmente dovranno munirsi di documento per entrare e uscire di casa) e gravissimi per gli esercenti delle strade intorno all’Arena: in tarda mattinata, quando ci saranno le partite casalinghe del Pisa, verranno chiusi i cancelloni (l’inizio del montaggio è previsto di qui a pochi giorni) in via Contessa Matilde, via Rindi, via Bianchi e via XXIV maggio, e in quella specie di mega-recinto potrà entrare solo chi ha il biglietto per la partita. Un disagio sopportabile oppure no? Fra i residenti e i commercianti qualcuno la prende con filosofia (molti sono anche... tifosi del Pisa), qualcun altro invece è molto preoccupato. Cediamo a loro la parola.
Gennaro Oliva, commerciante, ha un’attività in corso Italia ma abita in via XXIV Maggio. E osserva pacatamente: «Sono felice per il Pisa in B, ma lo spostamento delle partite al sabato creerà molti problemi. La domenica era diverso, almeno per le attività commerciali, e la chiusura delle strade in serie C era parziale e momentanea. Mi metto nei panni dei colleghi, soprattutto di quelli che operano in va Bianchi, e non possonon preoccuparmi. Le soluzioni ci saranno nel futuro, quando ci sarà lo stadio nuovo fuori città, ma ci vorranno anni, purtroppo». In via Bianchi c’è fra l’altro un negozio di fiori gestito da Barbara Palla. «Vediamo dove mettono questi cancelli, prima di disperarci - dice. - I miei genitori abitano qui: per loro sarà una scocciatura, per me potrebbe essere un grave disagio, anche se sono felice per il Pisa in B. Il lavoro potrebbe risentirne molto». Claudio Giannattasio ha una pescheria in via Lucchese: «Il sabato mattina la chiusura ci impedirà la vendita, spero che non chiudano troppo presto. Ad esempio da mezzogiorno in poi potremmo sopportarlo.
I disagi per la circolazione sono accettabili, lo sono meno quelli per il commercio». Molto più arrabbiato Armando Nannini, titolare dell’omonima mesticheria in via Bianchi, uno dei più antichi esercizi di Pisa (lo aprì suo nonno nel 1890): «Prima di questa decisione credo che sarebbe stato doveroso interpellare la gente: per noi non c’è nessuna considerazione. Lo stadio andava fatto a Ospedaletto». La prende con filosofia Maurizio Barbuti, della stazione di servizio Q8 che è aperta 24 ore: «E’ vero, sono danneggiato. Ma considerate che noi lo siamo sempre stati: anche la domenica la stazione è aperta e con la partita del Pisa la gente non poteva venire a far benzina, dato che alle 12 chiudevano la strada. Mi dispiace per gli altri esercenti e per gli abitanti, più che per me. Come tifoso però... sono contento della promozione». Nadia Ronzano e Mariangela Trivigno sono due giovani residenti: «Davvero chiudono le strade? Sarà un disagio piuttosto pesante.
A noi il calcio non interessa, comprendiamo gli appassionati ma per chi abita in queste strade sarà un sacrificio in più». «Prima di lamentarci, vediamo: se non ci saranno disagi allora andrà tutto bene», commenta un altro residente, Christophe Duchenne. «Basta che i residenti del quartiere non diventino prigionieri della partita di calcio».
Gennaro Oliva, commerciante, ha un’attività in corso Italia ma abita in via XXIV Maggio. E osserva pacatamente: «Sono felice per il Pisa in B, ma lo spostamento delle partite al sabato creerà molti problemi. La domenica era diverso, almeno per le attività commerciali, e la chiusura delle strade in serie C era parziale e momentanea. Mi metto nei panni dei colleghi, soprattutto di quelli che operano in va Bianchi, e non possonon preoccuparmi. Le soluzioni ci saranno nel futuro, quando ci sarà lo stadio nuovo fuori città, ma ci vorranno anni, purtroppo». In via Bianchi c’è fra l’altro un negozio di fiori gestito da Barbara Palla. «Vediamo dove mettono questi cancelli, prima di disperarci - dice. - I miei genitori abitano qui: per loro sarà una scocciatura, per me potrebbe essere un grave disagio, anche se sono felice per il Pisa in B. Il lavoro potrebbe risentirne molto». Claudio Giannattasio ha una pescheria in via Lucchese: «Il sabato mattina la chiusura ci impedirà la vendita, spero che non chiudano troppo presto. Ad esempio da mezzogiorno in poi potremmo sopportarlo.
I disagi per la circolazione sono accettabili, lo sono meno quelli per il commercio». Molto più arrabbiato Armando Nannini, titolare dell’omonima mesticheria in via Bianchi, uno dei più antichi esercizi di Pisa (lo aprì suo nonno nel 1890): «Prima di questa decisione credo che sarebbe stato doveroso interpellare la gente: per noi non c’è nessuna considerazione. Lo stadio andava fatto a Ospedaletto». La prende con filosofia Maurizio Barbuti, della stazione di servizio Q8 che è aperta 24 ore: «E’ vero, sono danneggiato. Ma considerate che noi lo siamo sempre stati: anche la domenica la stazione è aperta e con la partita del Pisa la gente non poteva venire a far benzina, dato che alle 12 chiudevano la strada. Mi dispiace per gli altri esercenti e per gli abitanti, più che per me. Come tifoso però... sono contento della promozione». Nadia Ronzano e Mariangela Trivigno sono due giovani residenti: «Davvero chiudono le strade? Sarà un disagio piuttosto pesante.
A noi il calcio non interessa, comprendiamo gli appassionati ma per chi abita in queste strade sarà un sacrificio in più». «Prima di lamentarci, vediamo: se non ci saranno disagi allora andrà tutto bene», commenta un altro residente, Christophe Duchenne. «Basta che i residenti del quartiere non diventino prigionieri della partita di calcio».
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