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Pisa

La rivolta degli infermieri, disagi nella sanità

La rivolta degli infermieri, disagi nella sanità

Lo sciopero crea diversi disservizi, ma i sindacati non recedono dalla protesta contro le mancate sostuzioni

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PISA. A parte Santa Chiara e Cisanello - che dipendono dall’azienda ospedaliera universitaria - ieri tutti i principali presidi e servizi sanitari della città e della provincia hanno subito le conseguenze dello sciopero dei dipendenti dell’Asl 5 contro le scelte e la politica della direzione aziendale. Nei distretti territoriali e nei poliambulatori, oltre che nei laboratori di analisi e all’ospedale di Pontedera (dove le sale operatorie sono state aperte solo per gli interventi urgenti), è stata una giornata difficile, all’insegna della protesta dei dipendenti e dei disagi per gli utenti. «Manifestiamo - hanno spiegato per tutto il giorno i rappresentanti sindacali e i lavoratori - contro l’azienda che vuole razionalizzare la spesa e non reintegra chi va in pensione, usa lo straordinario per coprire carenze di personale, con un arretrato di ferie non godute di 2.500 giornate». «Ci scusiamo con tutti i malati - ha detto a nome della categoria Riccardo Biasci della Cgil - abbiamo cercato la loro solidarietà e abbiamo creato loro problemi.

La direzione aziendale deve prendere atto della situazione». A memoria dei dipendenti ultratrentennali dell’Asl 5 (che copre oltre al territorio di Pisa anche tutta la Valdera e l’Alta Valdicecina) uno sciopero delimitato ai confini aziendali non si era mai verificato, e nemmeno una compattezza così forte fra tutti i sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Nursind) non solo degli infermieri: ieri, la protesta di tutti i dipendenti era sostenuta anche dalle associazioni dei medici (Anaao Assomed, anpo, Aaroi, Cgil medici, Cisl medici, Uil Fpl medici, Federazione medici, Aupi, Snabi). Gigliola Cecchini, assistente sociale e Rsu, denuncia che «non viene sostituito il personale che va in pensione. Viene usato personale delle cooperative, pagato molto meno». Brunello Fidanzi (Cisl) denuncia che l’Asl 5 «esternalizza a intermittenza e crea precariato». Lorella Marini (Cisl) insiste sugli ostacoli dell’Asl allo sciopero: «In ogni realtà i dipendenti sono stati precettati con la motivazione dei minimi essenziali e invece è stato chiesto loro di coprire ogni necessità». L’Asl ha reso noti i dati sullo sciopero. «Hanno scioperato - spiega in una nota - 222 lavoratori pari al 13% del totale dei dipendenti (1.709). 185 lavoratori sono stati precettati, numero che corrisponde all’11% dei dipendenti del comparto».

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