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Pisa

L'acqua di casa a Pisa è buona come quella minerale

L'acqua di casa a Pisa è buona come quella minerale

Invito al consumo dai rubinetti: si risparmia e si riduce lo smaltimento delle bottiglie di plastica

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PISA. Il sindaco di New York, Michael Bloomberg, sta incitando a bere acqua del rubinetto: «È buona, e si risparmia pure». Bloomberg, infine, aggiunge: «Così ci saranno meno bottiglie e si riducono anche i rifiuti». Il sindaco newyorkese sbandiera qualità, risparmio e valori da ecologista. Ma, in Italia, una volta tanto siamo uno e forse anche due passi avanti agli Usa. La qualità dell’acqua che esce dai rubinetti, secondo gli esperti, è buona, ma c’è un ma... la Toscana appare come il brutto anatroccolo di questa compagnia. Anzi per la precisione è l’acqua di Firenze. «L’acqua che arriva alle case dei fiorentini proviene dall’Arno», dice Fausto Valtriani, presidente di Acque spa, la società che serve 57 comuni sparsi in tutta la provincia di Pisa, in zone della Lucchesia, del Valdarno e della Valdinievole. E a casa nostra da dove arriva? «Dai pozzi di Filettole e S. Alessio a Lucca», risponde Valtriani. Si può bere senza problemi? «Certamente. Quest’acqua arriva dal Serchio, non è di superficie, ma della falda. L’acqua filtra in un letto di ghiaia attraverso un drenaggio naturale e finisce nei pozzi che utilizziamo.

Aggiungiamo del cloro perché ce lo impone la legge». E il sapore? «Basta metterla nella brocca e aspettare dieci minuti prima di bere. Il cloro è volatile e si disperde». Valtriani, prima ancora di Bloomberg, ha lanciato la campagna affinché i pisani lascino le bottiglie della minerale e bevano acqua di rubinetto. «Alla mensa universitaria servono solo acqua di rubinetto e così anche in alcune scuole. A Capannori, Lucca, in una scuola abbiamo fatto assaggiare agli alunni acqua di sorgente, naturale e di rubinetto presa direttamente a scuola. Nessuno faceva distinzione». Con i soldi risparmiati si possono fare tante iniziative utili. L’Azienda regionale del diritto allo studio, con i soldi risparmiati alla mensa universitaria, sta aprendo dei pozzi in Africa. «E sarebbe interessante capire - conclude Valtriani - quanto pagano le ditte per avere la concessione di estrarre l’acqua dalle sorgenti». E Valtriani lancia un’idea: «Se pagassero di più, si potrebbero abbassare le tariffe per gli utenti deboli».

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