Il Tirreno

Pisa

Verso l’accordo per i rimessaggi

Marco Barabotti
Verso l’accordo per i rimessaggi

L’attività sarà regolamentata Ecco gli scogli ancora da superare

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Sono lì da una vita e chiedono di rimanerci. Qualcuno aveva tentato, forse anche involontariamente, di dargli un colpo mortale. Non si sono ancora completamente riavuti, ma lottando vedono sempre di più ampi margini di sopravvivenza. E attendono che la Regione faccia definitivamente chiarezza con una legge ad hoc (siamo in dirittura d’arrivo). Sono gli oltre 50 titolari di rimessaggi sulla riva sinistra dell’Arno e che danno lavoro ad almeno 200 persone e offrono ogni anno almeno 2mila posti barca per il turismo nautico e la nautica da diporto. Questa golena s’ha da sistemare. Lo vogliono tutti.

Tant’è che la prossima settimana ne discuteranno tutti insieme i rappresentanti sindacali dei rimessaggi di Confcommercio e Cna, con l’amministrazione provinciale, il Parco e il Comune di Pisa. Trovato un accordo per le concessioni scadute, adesso resta da sistemare l’altra partita principale: quella dei manufatti non autorizzati, che contrastano con i vincoli di sicurezza idraulica. Per questo la Provincia ha chiamato in causa direttamente la Regione, che può intervenire a livello normativo agevolando gli enti locali. Cinque anni fa le competenze sono passate dall’Agenzia del Demanio, ovvero lo Stato, alla Regione e da questa alla Provincia. La quale si è trovata a gestire un quadro delicato.

In sostanza in Golena d’Arno, lungo il viale D’Annunzio, tutti gli occupanti (rimessaggi, attività varie, privati) hanno concessioni scadute; e gran parte dei manufatti sorti negli anni non è autorizzata. In più, per il pagamento delle concessioni relative all’utilizzo dell’area in golena, un buon numero degli occupanti è in contenzioso, e da tempo, con il Demanio. «Dobbiamo discutere - dice l’assessore provinciale Valter Picchi - su problemi non più rinviabili, sia per garantire la piena sicurezza idraulica della zona, sia per lo sviluppo della nautica. Qualcosa di buono è stato fatto tutti assieme. Le aree in golena gestite dalla Provincia sono 165 (e altre 110 sono ancora sotto il Demanio).

Per quelle libere (una decina) la soluzione è pronta: sarà lanciato un apposito bando. Mentre per le aree occupate l’indicazione della Provincia è di procedere d’ufficio ai rinnovi con tutti coloro che provvedono a saldare i canoni dovuti, chiudendo in questo modo il periodo dei ricorsi e delle cause. E’ prevista inoltre l’autorizzazione di concessioni abbastanza lunghe nel tempo, almeno dieci anni, «per dare la possibilità agli occupanti di avere certezze e di effettuare investimenti importanti per le loro attività». Il Servizio Difesa del Suolo della Provincia finalmente dispone di una cartografia aggiornata sulla situazione che va, lungo la riva sinistra dell’Arno, dal Ponte del Cep fino al fosso Lamone.

Ed è sulla base di questa documentazione che è stato abbozzato con il Comune di Pisa e con l’Ente Parco un piano di gestione dell’area per le questioni urbanistiche, determinante tra l’altro per sistemare o sanare i manufatti non autorizzati. Il punto dolente è il mancato rispetto delle distanze minime delle costruzioni da argine e strada, in termini di sicurezza idraulica. «Comunque abbiamo verificato che già con i nostri margini di manovra possiamo arrivare, insieme alla buona volontà degli occupanti, a sanare il 50% delle situazioni», aveva detto Picchi. Per il resto la Provincia, ormai da circa un anno, ha inoltrato una richiesta alla Regione per verificare la possibilità di applicare anche alla Golena la normativa che disciplina “porti e approdi” (anche in previsione del porto di Marina) oppure quella sulla navigabilità.

In questo modo molti vincoli sarebbero eliminati o alleggeriti e un altro 40% dei manufatti, con qualche modifica, sarebbe sistemato. Adesso, dunque, si è in attesa di un segnale chiaro da Firenze. Quali sono gli obiettivi principali da raggiungere in un possibile protocollo d’intesa già il 13 luglio prossimo? «Innzitutto - dice Antonio Schena, direttore dell’Ascom - occorre lavorare nella prospettiva di far emergere in maniera totale le aziende che operano lungo il fiume e di arrivare ad una regolamentazione per la foce dell’Arno che riconosca senza ombra di dubbio l’esistenza di ormeggi e di approdi e quali attività è possibile svolgere compatabilmente con i vincoli ambientali, paesaggistici e di sicurezza».

Gli operatori dei rimessaggi chiedono anche di stabilizzare la situazione giuridica delle aziende, risolvendo nel contempo i contenziosi con nuove normative ad hoc che stabiliscano una volta per tutte la legittimità di attività per la nautica da diporto in foce d’Arno. «Ma non solo - aggiunge Schena. Bisogna individuare nuove normative urbanistiche e edilizie che riconoscano, per quanto possibile, l’attuale patrimonio di edifici e manufatti e riconoscere anche il ruolo economico e sociale delle attività legate al diporto, così come quelle ricreative e turistiche che sono inscidibilmente legate al fiume. Infine occorre omogeneizzare i canoni, i vincoli e in generale tutte le regole applicabili e creare un unico “punto” su cui le aziende debbono relazionarsi per ogni questione, tipo uno sportello unico per la nautica che accentri le varie competenze e poteri in materia. Infine stabilire, giuridicamente e operativamente, la navigabilità dell’Arno».

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