Il Tirreno

Pisa

Pisa-Braglia, il matrimonio è finito

Antonio Scuglia

Ieri sera il comunicato ufficiale. Il tecnico sta per firmare a Lucca

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PISA. Se è vero che nel cuore di ogni tifoso alberga quello di un bambino, oggi per i supporter nerazzurri è come il giorno in cui viene firmata la separazione fra mamma e papà. Sia Leonardo Covarelli che Piero Braglia aspettavano una telefonata che non è arrivata, sperando forse che la controparte cambiasse idea e dicesse: va bene, facciamo come dici tu. È stata una stagione favolosa, entrambi hanno compiuto un’impresa che resterà negli annali. Ma il matrimonio finisce qui. L’atto ufficiale è di ieri sera, un comunicato dalla società: «Il Pisa calcio si rammarica sinceramente per il mancato raggiungimento di un accordo con il signor Piero Braglia, sulla durata del nuovo contratto. La stessa società nel prenderne atto ringrazia Piero Braglia per lo storico successo ottenuto che ha consentito alla squadra nerazzurra di ottenere la promozione in serie B. A mister Braglia l’augurio di tanta fortuna e un in bocca al lupo per il proseguimento della sua carriera».

«Non è vero che era una questione di contratti annuali o biennali», aveva spiegato Braglia im giornata. «E’ che se il Pisa mi voleva davvero, ha avuto un anno di tempo per dirmelo. Altri mi hanno cercato con forza, e mi hanno aspettato per due mesi. Proprio oggi ho detto di no a una società di serie B. Il Padova? Sì, mi voleva, ma gli ho già telefonato per declinare l’invito». Chi lo ha cercato davvero con forza e con convinzione, e da tempo, è la Lucchese. Che stamani annuncerà il suo ingaggio. Non è mai stato un mistero. I nostri lettori lo sanno dal giorno dopo la prima telefonata di Fouzi a Braglia. Al quale è stato proposto un buon contratto di due anni, ed evidentemente un progetto vincente. Braglia non ha detto subito di sì, ha voluto lasciare la precedenza al Pisa nel caso che fossero maturate delle condizioni diverse da quelle attuali. Condizioni che però non potevano maturare: nei giorni fatidici in cui la corte della Lucchese si faceva più serrata, Braglia era ancora in quasi-rotta con la dirigenza. O io o Petrachi, sembrava intendere.

La cosa curiosa è che con Petrachi ogni dissidio si è appianato, e lo spiegava lo stesso tecnico: «Con lui la polemica è finita. Non ho niente contro Petrachi, ha dimostrato di conoscere il suo lavoro anche se a gennaio non mi era piaciuta la questione Puggioni. Proseguire insieme non sarebbe stato un problema». Il problema reale è che qualcosa si è via via sfilacciato, anche se i risultati arrivavano. «Se uno vuole veramente prendere Braglia, viene, firma e si va a casa. Il Pisa l’anno scorso lo ha fatto, abbiamo firmato in cinque minuti. Quest’anno non è stato così. Io davo per scontato di rimanere a Pisa in una certa maniera, ma non è successo». Ancora ieri sera Braglia diceva: «Anche ora, se il presidente Covarelli mi chiamasse, saremmo in tempo a parlare». Ma los coglio della durata del contratto per Covarelli non era superabile, dopo le scottature prese con i contratti pluriennali della gestione Accardi. Petrachi e Scarpelloni hanno rinnovato: entrambi per un anno.

La verità è che l’annata che stiamo appena festeggiando è irripetibile. Lo sa Braglia e lo sa Covarelli. Piero Braglia, non dimentichiamolo, è l’uomo che è arrivato a Pisa con i seggiolini dei playout ancora in campo ed ha trasformato un ambiente depresso e arrabbiato in una città che freme di gioia. E Covarelli è quello che dopo un anno di disgrazie ha saputo, insieme ai suoi dirigenti, ripartire con più entusiasmo di prima fino ad arrivare al traguardo. Questo però non è bastato per volere stare ancora insieme. Lunedì sera i due si erano rivisti. «Il presidente mi aveva parlato di una salvezza tranquilla, ma non ero d’accordo. Io dico che bisogna sempre pensare a vincere, - spiega Braglia. - A me piacciono i premi promozione, non i premi salvezza». Ma ora questo Pisa cosa farà, senza Braglia? «Della squadra di quest’anno - dice il mister - io avrei tenuto dodici i tredici elementi anche in B. Con loro e 4-5 acquisti di categoria e di carattere, il Pisa potrà dire la sua».

A proposito di giocatori, Braglia si porterà via qualcuno dei suoi guerrieri? «Io telefonate ai ragazzi non gliene faccio. Se qualcuno viene via perché il Pisa non gli rinnova il contratto, volentieri. Ma solo in quel caso». Braglia ha saputo ieri sera del comunicato e ci è rimasto male: «Ringrazio per la signorilità con cui è stato fatto l’esonero», ha sorriso ironicamente, «credo di uscire da vincitore e con la coscienza a posto». Nel calcio i matrimoni non si misurano in anni ma in successi. E quello fra Braglia e il Pisa è stato breve, ma grande. E lascia in eredità la serie B. La raccoglierà Sasà Campilongo, probabilmente, ma ci sono dei concorrenti: Conte, Mondonico, più un outsider che starebbe scalando posizioni su posizioni.

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