Finanza
STAR BENE
Gian Ugo Berti
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Quando scappa impellente, all'improvviso e non è possibile trattenerla, la situazione si fa davvero imbarazzante. Ci sono 15 mila donne in Toscana, giovani e meno giovani, che hanno un'autonomia di mezz'ora appena. Comprensibile, allora, il disagio personale sociale che, alla fine, viene vissuto come una condizione di disabilità, alla ricerca programmata di luoghi che consentano di espletare la necessità nel rispetto della privacy. Parliamo di vescica "iperattiva" e del percorso che la paziente deve sapere quando cominci il disturbo. Secondo quanto ha sostenuto Flavia Franconi, presidente del GISeG (Gruppo Italiano Salute e Genere), parlando a Roma al Senato della Repubblica, una donna su quattro non ne ha mai parlato con nessuno: di queste il 33% per l'errata convinzione che non si possa fare nulla ed il 28% per imbarazzo e vergogna. Inoltre, il 48% per paura di dover indossare sempre il pannolino ed il 38% di non riuscire controllare lo spirito. La metà ritiene infine che la malattia peggiorerà nel tempo. E dal danno alla beffa: in Italia i trattamenti farmacologici non sono rimborsati dal servizio sanitario nazionale a differenza di quanto avviene, invece, per l'incontinenza urinaria da ingrossamento della prostata. Lo Stato, quindi, davanti allo stesso tipo di disturbo discrimina di fatto le donne. Così "Donne Vip" (www.donnevip.it) promuove una campagna per far emergere una situazione sommersa, rompere il muro della vergogna e sensibilizzare le istituzioni. A giudizio di Antonio Tomassini, presidente della Commissione igiene e sanità del Senato, è fondamentale dare dignità e visibilità ad una condizione di vera e propria malattia alla luce del pesante impatto sulla qualità della vita di chi ne sia affetto. Attualmente - si è concluso nella manifestazione promossa da Astellas Pharma - viene rimborsata la sola ossibutinina, con Nota Aifa 87, ma vale solo per una minoranza di pazienti con incontinenza urinaria causata da affezioni del sistema nervoso centrale.
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