Sicurezza
SALUTE
Anche il dolore può diventare una malattia
Gian Ugo Berti
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Personale sanitario al lavoro 2 MINUTI DI LETTURA
Il dolore è una malattia vera e propria, non solo un disturbo. E più s'invecchia, più se ne soffre. Così in Toscana, dove la percentuale di anziani supera del 3% quella nazionale, la cura del dolore rappresenta un grosso problema sociale e la Regione ha elaborato una legge in tal senso a tutela del diritto a curarsi. Ma anche in tema di farmaci non sempre si fanno le scelte giuste, soprattutto perché manca un'assistenza omogenea sul territorio nazionale. Come è emerso a Firenze ad Impact 2011 (Interdisciplinary Multitask Pain Cooperative Tutorial), gli analgesici vengono ancora usati in maniera impropria, sia come gruppo di farmaci che come dosi, con tutti i rischi che ne derivano. Un esempio, l'abuso di Fans e Cox-2, particolarmente pericoloso nei soggetti anziani, rappresenta in tale categoria una delle più frequenti cause di ricovero d'urgenza nei reparti di chirurgia. La fascia della terza età, pur essendo quella più colpita dal problema del dolore cronico, è anche quella più sotto trattata oppure trattata in modo non appropriato. In Toscana il discorso coinvolge circa 900mila persone. In alternativa agli analgesici, il consumo pro-capite di oppioidi a rilascio controllato (i più indicati per il dolore moderato - severo) è sopra la media italiana. Quello che preoccupa, invece, è che la crescita di chi li assume, pur evidente, ne rimane invece al di sotto. Da qui appunto l'incontro di Firenze, con 65 società scientifiche, fondazioni, associazioni e le istituzioni, sullo stato del dolore nel nostro Paese. Gian Franco Gensini, presidente del comitato scientifico di Impact, ritiene «sia fondamentale promuovere una maggiore appropriatezza terapeutica, quindi un utilizzo particolarmente adeguato di farmaci molto efficaci come gli oppioidi, che rappresentano gli antidolorifici di ampia e certificata utilità per lenire la sofferenza». Daniela Scaramuccia, assessore regionale alla Salute, ha evidenziato come la rete per le cure palliative sia oggi una realtà efficace, grazie agli hospice distribuiti sul territorio (quindici attualmente), a quella degli ambulatori ed al costante monitoraggio effettuato nelle strutture sanitarie.
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