Il Tirreno

Pisa

STAR BENE

Gian Ugo Berti

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 L'altra faccia del diabete. Si vive in media qualche anno di meno e si può avere qualche infarto od ictus in più. Lo sanno bene i 12mila toscani affetti da diabete di tipo 2 (dell'adulto, per distinguerlo da quello di tipo 1, del giovane, a prevalente predisposizione ereditaria). Il diabete non è solo presentare la glicemia alta ma, nel tempo, subire anche una serie di complicazioni a carico del cuore, dell'occhio, del rene. Pressione e colesterolo elevati e obesità sono un fardello con cui frequentemente bisogna convivere. Soltanto nel 10% dei diabetici questi valori si possono normalizzare. Da qui, lo studio internazionale leader con due centri anche in Toscana, Careggi e Lucca, di cui ha parlato a Firenze il dott. Edoardo Mannucci, dell'Azienda ospedaliera universitaria (coodinatore cardiologico il professor Gianfranco Gensini). E' stato ipotizzato che alcuni tipi di cure impiegate in tale trattamento siano potenzialmente associate ad un aumentato rischio cardiovascolare. Sulla base di queste conoscenze, le autorità hanno richiesto ulteriori studi al fine di accertare che i nuovi farmaci non aumentino, oltre un limite accettabile, il rischio di malattie cuore.  Lo studio metterà quindi a confronto il liraglutide (entrato da poco in commercio) in combinazione con una terapia standard verso un placebo in combinazione con una terapia standard. La molecola controlla la glicemia stimolando il rilascio d'insulina, riducendo la secrezione di glucagone, quando i livelli degli zuccheri nel sangue sono elevati e rallentando anche lo svuotamento dello stomaco. Riduce inoltre il peso corporeo e la massa grassa mediante meccanismi che comportano la riduzione dell'appetito ed il ridotto introito calorico. Di base, comunque, rimane un percorso d'igiene di vita: in primo luogo il mantenimento del peso corporeo attraverso una costante ed equilibrata attività fisica, la regola dei cosidetti diecimila passi al giorno ovvero una mezz'ora quotidiana di passeggiata a buon ritmo, sempre in accordo con il proprio medico. Accanto poi c'è un'alimentazione bilanciata con la condizione clinica e la conduzione di precisi controlli dei parametri di laboratorio.

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