Il Tirreno

Pisa

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Gian Ugo Berti

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 Che c'entra il plasma (ovvero la parte liquida del sangue) per curare la caduta dei capelli (fenomeno sempre più diffuso con una proporzione di 4 ad uno per il sesso maschile)? C'entra eccome, secondo quanto emerso dal XXXI congresso della Società Italiana di Medicina Estetica.  Diciamo subito che si tratta di una tecnica ancora in fase sperimentale e di cui pertanto non si è stimata la reale casistica. Come scaturito dalle relazioni, è previsto l'utilizzo del plasma "ricco di piastrine di seconda generazione". La metodica si basa sul fatto che le piastrine sono ricche di fattori di crescita come l'Egf ovvero il fattore di crescita endoteliale. Il tutto avviene prelevando il sangue dall'individuo, trattandolo appositamente e reinserendolo nella medesima persona, evitando così le reazioni di rigetto. Il plasma può essere impiegato in due modi: il primo prevede l'applicazione diretta del plasma sul cuoio capelluto e, dopo pochi secondi, lo scorrimento sulla cute di appositi rulli con piccoli aghetti sporgenti, creati con lo scopo d'aumentare l'assorbimento del trattamento. La seconda modalità, invece, consiste nella mesoterapia (iniezione intradermica distrettuale attraverso aghi sottili, applicati a multi iniettori), la quale però deve essere effettuata sempre e solo in ambito ospedaliero od ambulatoriale. Alla base delle scelte di cura, rimane comunque l'importanza di una corretta diagnosi. Si tratta - è bene ricordarlo - di una malattia a carattere ereditario e che interessa la sfera ormonale, con il coinvolgimento degli androgeni, tipici del maschio, ma presenti in quantità ridotta anche nella donna. Il problema dipende dal corredo enzimatico presente nel follicolo stesso, che può presentare alterazioni di funzionalità su base genetica.  La diagnosi è prettamente clinica e si conferma in ogni modo mediante videodermatoscopia che consente di osservare, dove presente, la miniaturizzazione del follicolo e riconoscere pertanto la malattia. Inoltre, è molto importante un'anamnesi familiare per valutare la presenza eventuale di altri casi in famiglia. Le indagini di laboratorio sono specifiche per la donna, eseguite in ogni modo poiché esiste una piccola percentuale di donne con un iperandrogenismo, cioè un eccesso di ormoni sessuali maschili, ma anche spia di altre affezioni. La miglior cura - è dunque emerso dalla relazione al congresso romano - prevede l'impiego di lozioni a base di minoxidil e di idrocortisone. Una novità, per la donna, valutabile caso per caso è rappresentata dall'impiego di ormoni estrogeni come il 17-alfa-estradiolo all'interno della lozione stessa. Fra i vari consigli, a livello preventivo, uno riguarda l'imminente arrivo della stagione calda: riparare sempre la testa dal sole con un cappello, possibilmente di paglia, che protegga dai raggi ultravioletti, altamente lesivi per il follicolo pilifero e consenta, al contempo, il ricambio dell'aria così da non aumentare la temperatura del cuoio capelluto. Nello stesso modo, utile, come scelta alimentare, mangiare molta frutta e pesce azzurro.

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