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Dopo un infarto solo uno paziente su tre fa valida riabilitazione

GIAN UGO BERTI
Dopo un infarto solo uno paziente su tre fa valida riabilitazione

Dopo un infarto (circa duecento casi all’anno in Val di Cornia e Isola d’Elba) o un intervento cardiochirurgico (by-pass o sostituzione valvolare), solo un terzo dei pazienti segue un percorso di...

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Dopo un infarto (circa duecento casi all’anno in Val di Cornia e Isola d’Elba) o un intervento cardiochirurgico (by-pass o sostituzione valvolare), solo un terzo dei pazienti segue un percorso di riabilitazione. Persone che – secondo le statistiche – presentano una riduzione del 30% di mortalità o riospedalizzazione per problemi di cuore.

Il dato è emerso al 14°congresso nazionale dell’Associazione italiana per la prevenzione cardiovascolare svoltosi a Genova. Il futuro sarà la gestione d’una popolazione sempre più anziana, con tutti i problemi di altre malattie concomitanti, terapie con più farmaci e possibili interferenze. «Non esiste un’unica tipologia di anziani – spiega Francesco Fattirolli, direttore S.o.d. riabilitazione cardiologica “Careggi” di Firenze – perché essere anziano non costituisce sinonimo di fragilità. Dobbiamo imparare a modulare il nostro operato. Il 50% di chi fa riabilitazione ha più di 75 anni e l’età media dei pazienti ricoverati per scompenso cardiaco è di 80, 5 anni». Necessario costituire gruppi di lavoro moderni e funzionali – si è concluso – che comprendano cardiologo, infermiere, fisioterapista, dietologo e psicologo. —

GIAN UGO BERTI

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