Il Tirreno

Una serata dedicata alla musica folk al deposito Mannelli

Una serata dedicata alla musica folk al deposito Mannelli

CAMPIGLIA. «Sarà una serata indimenticabile, portatevi una maglietta di ricambio, vi servirà» in questo consiglio della direzione artistica si sintetizza la serata dedicata alla musica folk in...

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CAMPIGLIA. «Sarà una serata indimenticabile, portatevi una maglietta di ricambio, vi servirà» in questo consiglio della direzione artistica si sintetizza la serata dedicata alla musica folk in programma domani tra gli eventi di Deposito Mannelli (via Buozzi dalle 21, 30). Largo alla musica che, per definizione, non è legata né a un autore noto né all’industria musicale, che è tramandata oralmente e suonata da tempo immemorabile. A proporre un viaggio nel cuore di questo genere i Matti delle Giuncaie (nella foto), Baro Drom Orkestar, Frederick e infine, ma non certo ultimo Erriquez di Bandabardò.

I matti delle Giuncaie. Nati sulle sponde del “padule”, come si dice in Maremma, dall’incontro tra un poeta chitarrista e un ispirato maestro di mandolino, i neonati Matti accolsero tra loro una seconda chitarra rock, piena zeppa di suoni e suonetti, con la quale si aggiudicarono il Premio “Sipario Aperto” e poco dopo una incredibile batteria a motore: Lapo Marliani, Francesco Ceri, Andrea Gozzi e Mirko Rosi sono i suoni, i cori e le voci matte della band regina dell’hard-folk maremmano.

Baro Drom Orkestar. Un mix esplosivo e coinvolgente che unisce tradizione ed innovazione. Il power gipsy dance della Baro Drom Orkestar promette di farvi ballare dalla prima all’ultima nota. Klezmer, musica armena, pizzica salentina e balkan, il tutto suonato con una formazione atipica (senza fiati), con un violino elettrico, fisarmonica e con una base ritmica, contrabbasso elettrico e batteria modificata, dall’attitudine molto rock e poco world. Ma la loro peculiarità è che, oltre a una serie di canzoni tradizionali completamente stravolte, buona parte del repertorio è di loro composizione che, se proprio vogliamo dargli una definizione, potrebbe essere appunto “power gipsy dance”! “Power” rende bene l’idea di approccio a tale musica: la loro sezione ritmica, formata da un contrabbasso elettrico e una batteria “modificata” si presta spesso a sfumature rock, così come il violino che spesso viene manipolato usand o effetti tipici di una chitarra elettrica come distorsori, wah-wah, delay.

Frederick. Fred arriva a Milano qualche anno fa, ma si dice che abbia lasciato la testa e le mani tra la Maremma & Firenze. Per ritrovarle “svolazza” per un po’coi MiaosatellitiTM, duo forse anarchico, votato allo … spargere rumore nelle strade. A quel folk tenuto insieme con lo spago, stipato in una valigia e portato in giro tra locali strade e piazze, segue la scelta d’intraprendere la carriera solista.

Erriquez (Bandabardò). «Io di profilo mi sono visto – dice e scherza su di sè – solo in foto o in video, non sono il tipo da doppio specchio. Ma mi ricordo di aver notato alcuni segni fondamentali: assorto in musiche e parole che vengono dalla mia famiglia di musicisti classici, da un’infanzia di conservatorio e violino, per poi essere travolto dal basso e quindi da sua santità la chitarra. Impregnato di Battisti e De Andrè...».



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