Il Tirreno

“La guerra dei Roses” 

Il patto con la rabbia ed ecco che le “Cose” valgono più della vita

Il patto con la rabbia ed ecco che le “Cose” valgono più della vita

Anche il secondo appuntamento con la stagione teatrale Piombinese - in scena “La guerra dei Roses” ” di Warren Adler - è trascorso e... mi dispiace ammetterlo ma Ambra Angiolini, ancora una volta non...

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Anche il secondo appuntamento con la stagione teatrale Piombinese - in scena “La guerra dei Roses” ” di Warren Adler - è trascorso e... mi dispiace ammetterlo ma Ambra Angiolini, ancora una volta non mi ha convinto, come del resto non mi ha entusiasmato pure l’altra partecipazione al femminile (l’avvocatessa) a confronto con la padronanza scenica di Matteo Cremon (il marito) e Massimo Cagnina (il di lui avvocato).

La scenografia metteva in risalto la protagonista della storia: la “Casa”, un tempio sacro pieno di “Cose” preziose, da non profanare per nessuna ragione al mondo; anche a costo della vita stessa.

Già la vita stessa, ne sanno qualcosa i coniugi Roses.

Non dimentichiamo le coprotagoniste della serata, ovvero, la rabbia, la cattiveria, e la frustrazione che arrivano a far firmare un patto con il Diavolo, due per l’esattezza, avvocati di rosso vestiti che fomentano l’odio fra ii due borghesucci per arricchire le proprie tasche e il proprio ego.

La mia memoria mi rammenta la celebre novella di fine ottocento (I Malavoglia) del nostro Giovanni Verga, dove Padron N’toni accumula la “robba”, con l’attaccamento a tutto ciò che è materiale, che alla fine rimane tale e non può esser portato nell’Aldilà!

Così i signori Roses per pura cupidigia arrivano a togliersi la vita e gridandosi ancora addosso le colpe davanti all’Onnipotente; scendono agli Inferi.

Deborah Meschini

estetista e poetessa

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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