Gioco
Il cinema, un archivio poetico Pupi Avati regala emozioni
Gran pubblico al Castello per il colloquio tra il regista e Fabio Canessa Prossimo appuntamento del ciclo “Il fascino della memoria” con Dario Salvatori
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PIOMBINO. Il cinema come un archivio poetico, dove si intrecciano le relazioni tra passato e presente, tra vita e morte, dove il ricordo assume un’importanza essenziale.
Archivio inteso anche come serbatoio di un vissuto privato e minore, come fabbrica di intrecci e di storie, come mediatore della memoria.
Di questi temi si è parlato giovedì 26 ottobre al Castello con il regista e scrittore Pupi Avati, nel suo colloquio con Fabio Canessa (docente, critico cinematografico e critico d’arte che coordina tutti gli incontri) nell’ambito del ciclo “Il fascino della memoria.
Gli archivi tra realtà e immaginario” organizzati dall’Archivio storico di Piombino.
Un incontro che ha visto la partecipazione di un pubblico molto numeroso e molto interessato, a volte anche emozionato.
Ripercorrendo una parte della filmografia di Avati e leggendo brani della sua autobiografia “La grande invenzione”, Fabio Canessa ha invitato il regista a narrare in maniera evocativa e profondamente coinvolgente, il racconto di un’infanzia, di una carriera, di passioni e di amicizie.
Il racconto di una vita partendo dalla sua memoria, dei suoi ricordi archiviati.
E da questa narrazione, estremamente affabulatoria e intensa, sono emerse suggestioni ed emozioni legate all’archivio non solo come memoria del passato ma anche come strumento per sedimentare il presente e trasmetterlo alle future generazioni.
In questo senso gli archivi come luoghi carichi di risonanze affettive e di un’irresistibile forza di attrazione.
Pupi Avati è un grande regista, sceneggiatore, produttore e scrittore italiano che ha iniziato la sua carriera nel cinema negli anni Settanta.
I suoi film, ispirati da uno stile personale, minimalista e intimo, richiamano spesso le tracce della sua città natale, Bologna, in chiave reale e fantastica. Avati racconta che decise di fare il regista dopo aver visto Otto e mezzo di Federico Fellini. Vedendo quel capolavoro capì che il cinema poteva raccontare la vita.
Un altro appuntamento importante, dopo quello con Pupi Avati, è stato quello che si è svolto il giorno dopo, venerdì 27 alle 17 sempre al Castello, sul tema “Archivi e fotografia” che ha visto come ospiti il presidente dell’Archivio fotografico italiano Claudio Argentiero. Insieme a lui Pino Bertelli che ha proposto alcune fotovisioni legate alla storia della città e alla sua identità industriale.
I prossimi incontri invece sono i seguenti: venerdì 3 novembre “Archivi e musica” con Dario Salvatori, giornalista, critico musicale, responsabile artistico del patrimonio sonoro della Rai; giovedì 9 novembre, “Archivi e vita” con Duccio Demetrio, direttore scientifico del Centro Studi e ricerche autobiografiche della Libera Università dell’autobiografia di Anghiari, e Nicola Maranesi, dell’archivio diaristico di Pieve Santo Stefano; giovedì 30 novembre “Archivi e storia”, con Luciano Canfora, filologo classico, storico e saggista.
L’iniziativa è organizzata dall’archivio storico della città di Piombino, in collaborazione con la Soprintendenza archivistica e bibliografica della Toscana, la Parchi Val di Cornia (a seguire due gli eventi collaterali, organizzati proprio dalla Parchi, sugli stessi temi, ai primi di dicembre presso Villa Lanzi, sede del museo minerario di San Silvestro); e col sostegno di Dueemme, Sol, Agroittica, Conad, Tenuta Poggiorosso, ristorante La Rocchetta, Albergo Italia, Rotary Club.
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Archivio inteso anche come serbatoio di un vissuto privato e minore, come fabbrica di intrecci e di storie, come mediatore della memoria.
Di questi temi si è parlato giovedì 26 ottobre al Castello con il regista e scrittore Pupi Avati, nel suo colloquio con Fabio Canessa (docente, critico cinematografico e critico d’arte che coordina tutti gli incontri) nell’ambito del ciclo “Il fascino della memoria.
Gli archivi tra realtà e immaginario” organizzati dall’Archivio storico di Piombino.
Un incontro che ha visto la partecipazione di un pubblico molto numeroso e molto interessato, a volte anche emozionato.
Ripercorrendo una parte della filmografia di Avati e leggendo brani della sua autobiografia “La grande invenzione”, Fabio Canessa ha invitato il regista a narrare in maniera evocativa e profondamente coinvolgente, il racconto di un’infanzia, di una carriera, di passioni e di amicizie.
Il racconto di una vita partendo dalla sua memoria, dei suoi ricordi archiviati.
E da questa narrazione, estremamente affabulatoria e intensa, sono emerse suggestioni ed emozioni legate all’archivio non solo come memoria del passato ma anche come strumento per sedimentare il presente e trasmetterlo alle future generazioni.
In questo senso gli archivi come luoghi carichi di risonanze affettive e di un’irresistibile forza di attrazione.
Pupi Avati è un grande regista, sceneggiatore, produttore e scrittore italiano che ha iniziato la sua carriera nel cinema negli anni Settanta.
I suoi film, ispirati da uno stile personale, minimalista e intimo, richiamano spesso le tracce della sua città natale, Bologna, in chiave reale e fantastica. Avati racconta che decise di fare il regista dopo aver visto Otto e mezzo di Federico Fellini. Vedendo quel capolavoro capì che il cinema poteva raccontare la vita.
Un altro appuntamento importante, dopo quello con Pupi Avati, è stato quello che si è svolto il giorno dopo, venerdì 27 alle 17 sempre al Castello, sul tema “Archivi e fotografia” che ha visto come ospiti il presidente dell’Archivio fotografico italiano Claudio Argentiero. Insieme a lui Pino Bertelli che ha proposto alcune fotovisioni legate alla storia della città e alla sua identità industriale.
I prossimi incontri invece sono i seguenti: venerdì 3 novembre “Archivi e musica” con Dario Salvatori, giornalista, critico musicale, responsabile artistico del patrimonio sonoro della Rai; giovedì 9 novembre, “Archivi e vita” con Duccio Demetrio, direttore scientifico del Centro Studi e ricerche autobiografiche della Libera Università dell’autobiografia di Anghiari, e Nicola Maranesi, dell’archivio diaristico di Pieve Santo Stefano; giovedì 30 novembre “Archivi e storia”, con Luciano Canfora, filologo classico, storico e saggista.
L’iniziativa è organizzata dall’archivio storico della città di Piombino, in collaborazione con la Soprintendenza archivistica e bibliografica della Toscana, la Parchi Val di Cornia (a seguire due gli eventi collaterali, organizzati proprio dalla Parchi, sugli stessi temi, ai primi di dicembre presso Villa Lanzi, sede del museo minerario di San Silvestro); e col sostegno di Dueemme, Sol, Agroittica, Conad, Tenuta Poggiorosso, ristorante La Rocchetta, Albergo Italia, Rotary Club.
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