Il Tirreno

Come la filmografia racconta gli archivi tra cultura e storia

Come la filmografia racconta gli archivi tra cultura e storia

Capita spesso, leggendo un romanzo o guardando un film, di imbattersi in, archivi di diverse tipologie, che possono fare da sfondo a una storia o assumere invece un ruolo importante

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PIOMBINO. Capita spesso, leggendo un romanzo o guardando un film, di imbattersi in, archivi di diverse tipologie, che possono fare da sfondo a una storia o assumere invece un ruolo importante. La letteratura e il cinema dimostrano una capacità di rispecchiare idee collettive e di suscitare suggestioni rispetto alle quali gli archivi rappresentano mondi complessi dalle molteplici relazioni ed effetti.

Il terzo appuntamento al Castello del ciclo di incontri dedicato agli archivi tra realtà e immaginario, previsto giovedì 26 alle 17, con il regista Pupi Avati (nella foto), parlerà proprio di questo. Del valore civile e culturale degli archivi, strumenti indispensabili per la tutela etica e giuridica della nostra convivenza civile e democratica e di come questo valore venga rappresentato e immaginato nel cinema e nella filmografia. Ripercorrere il modo in cui gli archivi vengono rappresentati nei film, può aiutare a capirne anche il vero significato. Pupi Avati è un grande regista, sceneggiatore, produttore e scrittore italiano che ha iniziato la sua carriera nel cinema negli anni’70. I suoi film, ispirati da uno stile personale, minimalista e intimo, richiamano spesso le tracce della sua città natale, Bologna, in chiave reale e fantastica. Avati racconta che decise di fare il regista dopo aver visto Otto e mezzo di Federico Fellini. Vedendo quel capolavoro capì che il cinema poteva raccontare la vita (tutta quanta) e non era solo la messinscena di un duello tra cowboy e indiani o l’inseguimento di un gangster da parte della polizia

Dopo l’appuntamento con Pupi Avati, venerdì 27 alle 17 sempre al Castello, è in programma un altro incontro sul tema “Archivi e fotografia” che vedrà come ospite il presidente dell’Archivio fotografico italiano Claudio Argentiero. Insieme a lui Pino Bertelli che proporrà alcune fotovisioni legate alla storia della città e alla sua identità industriale.

Il programma è stato organizzato dall’Archivio storico della città di Piombino, in collaborazione con la Soprintendenza archivistica della Toscana, Fabio Canessa, docente, critico cinematografico e critico d’arte - che coordinerà tutti gli incontri sempre al Castello - e società Parchi Val di Cornia.
 

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