Il Tirreno

«Forse non lo sai, ma pure questo è amore»

«Forse non lo sai, ma pure questo è amore»

“LiberaMente”: Roberto Vecchioni al Castello, tra musica ed emozioni, ma soprattutto per la cultura classica ad ogni costo

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PIOMBINO. «Arriva un momento in cui è necessario scegliere: se si sceglie di stare a fianco della cultura, non si può stare un po’ dentro o un po’ fuori, bisogna esserci totalmente».

È un Roberto Vecchioni che si spende fino all’ultima stilla quello che, al Castello, ha regalato commozione e intensità al pubblico - numerosissimo - qui per la presentazione del suo libro, “La vita che si ama”. Iniziativa compresa tra gli eventi del premio “LiberaMente”: concorso letterario che da quattro anni viene organizzato per ricordare Matilde Minichino, la studentessa del liceo classico scomparsa all’inizio del 2013. In occasione della prima edizione, a novembre dello stesso anno, Vecchioni inviò una lettera di saluto ripresa pure su “Il Tirreno”: proprio con la lettura di quella stessa lettera si è aperto l’appuntamento, dipanato per due ore e mezzo con d la guida di Fabio Canessa e Patrizia Giomi, insegnanti del liceo.

“La vita che si ama” (uscito mesi fa per Einaudi, 70 mila copie già vendute) ha come sottotitolo “Storie di felicità”: di una felicità che, ha spiegato Vecchioni, non è un traguardo o una conquista, ma un percorso che coincide con la vita e con l’alternarsi di momenti bui e luminosi: «Non si è felici nell’imperturbabilità, ma nell’attraversamento del vento e della tempesta. E quando la felicità non c’è, tocca immaginarla, perché lei corre là parallela a noi nel bosco e s’intravede dalla pianura interminabile dove corriamo, e non bisogna farsela sfuggire un attimo a costo di perdere orientamento e fiato. Non mollarla finché non si apre uno spiraglio per coglierla impreparata e balzarle addosso che meno se lo aspetta».

Quelle storie di felicità sono il racconto dei figli, ai quali il libro è dedicato, il racconto del modo in cui la cultura letteraria ha saputo intrecciarsi col ruolo di scrittore e cantautore, ma anche il racconto dei miti che Vecchioni, vestendo per diversi minuti i panni del professore di lettere che per tanti anni gli sono appartenuti, ha rivolto al pubblico catturandolo su Ade e Persefone, Orfeo ed Euridice e Dioniso. E poi, naturalmente, le canzoni, eseguite con l’accompagnamento del chitarrista Massimo Germini (che ne ha curato anche i nuovi, elegantissimi, arrangiamenti): brani recuperati dal repertorio meno conosciuto per il progetto legato al libro, restituendo loro nuova vita e senso. “Canzone da lontano”, “Le rose blu”, “Dimentica una cosa al giorno” e “Quest’uomo”. A Vecchioni il liceo piombinese aveva anche chiesto di portare un libro a sua scelta da utilizzare come spunto per l’edizione V del premio dedicato a Matilde. La decisione è ricaduta sui “Ricordi” di Marco Aurelio sul quale le classi che vorranno concorrere (lo scorso anno anche una da Como) dovranno misurarsi con prove e quiz previste dal premio: «Io lo avrò letto venti, trenta volte. Contiene dei messaggi irrinunciabili». La classe di cui faceva parte Matilde fu l’ultima della sezione classica del liceo piombinese, che, appunto, dal 2008 non riesce più a formare una quarta ginnasio: il sostegno di Vecchioni è giunto forte in questa direzione, rinnovando così un impegno a favore della classicità che rappresenta una chiave essenziale della sua riflessione, nonché di molti recenti interventi sui media. Si chiude - quasi inevitabilmente - con la storica “Luci a San Siro”, a cavallo dei saluti dell’assessore alla cultura Paola Pellegrini, la dirigente dell’Isis Gabriella Raimo, Soroptimist, promotore dell'’evento (al quale Vecchioni e il suo chitarrista hanno preso parte gratuitamente), insieme a Banca Mediolanum, alla scuola, al Comune e alla Parchi. Infine l'abbraccio con Laura, la mamma di Matilde, presente in sala col marito Pasquale. E una lunga coda che si crea per il “firmacopie”. Quando mancano ormai pochi minuti alle nove. Forse non lo sai, ma pure questo è amore.

Melisanda Massei Autunnali.

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