Sicurezza
Occhio secco, attenti ai cellulari
PIOMBINO. La metà degli adolescenti tiene mediamente accesi i cellulari 24 ore al giorno. Lo rivela un'indagine dell'Università Cattolica di Milano. Questa abitudine, nel tempo, è una delle possibili...
PIOMBINO. La metà degli adolescenti tiene mediamente accesi i cellulari 24 ore al giorno. Lo rivela un'indagine dell'Università Cattolica di Milano. Questa abitudine, nel tempo, è una delle possibili cause dell'occhio secco, un disturbo sempre più diffuso. Guardando infatti a lungo un'immagine fissa come il cellulare, lo smartphone ed il tablet, l'ammiccamento delle palpebre (movimenti di apri e chiudi) cala della metà. Viene cioè a ridursi la lubrificazione dell'occhio, legata normalmente all'attività delle ghiandole lacrimali. Inoltre, si stanca la vista per il continui sforzo accomodativo date le distanze troppo ravvicinate. Da qui, la comparsa d' arrossamento, prurito, bruciore e sensazione fastidiosa di corpo estraneo nell'occhio. Esistono, comunque, cause congenite o condizionate dall'invecchiamento della persona. Uno studio dell'ateneo coreano di Seul, sostiene in particolare come sia colpito il dieci per cento di chi viva in città ed utilizzi assiduamente tali strumenti. Solo il tre per cento per chi, a parità d'impegno, viva invece in zone rurali. Un'imminente campagna nazionale d'informazione e sensibilizzazione (www.centroitalianoochiosecco) suggerirà, fra l'altro, un loro uso più moderato, una maggiore attività ricreativa all'aperto, no al contrario sotto i due anni d'età, poco al di sopra, in ogni modo non più di mezz'ora al giorno. Una ricerca australiana in proposito, parla del raddoppio dei tempi medi d'esposizione nell'arco di un biennio. Nell'incontro di presentazione dell'iniziativa svoltosi a Milano, in un quadro terapeutico complessivo, le cure riguardano l'impiego delle lacrime artificiali, sostituti lacrimali biologici, specifici farmaci ed altre tecniche specialistiche d'igiene locale.
Gian Ugo Berti
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