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Cellule buone con una molecola

È la comparsa di quella strana diarrea, mista a sangue, che comincia a preoccupare. È necessario, quindi, rivolgersi sollecitamente al medico. Potrebbe trattarsi del morbo di Crohn, una grave...

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È la comparsa di quella strana diarrea, mista a sangue, che comincia a preoccupare. È necessario, quindi, rivolgersi sollecitamente al medico. Potrebbe trattarsi del morbo di Crohn, una grave malattia cronica infiammatoria dell’intestino (circa sessanta persone in Val di Cornia ed Isola d’Elba oggi ne soffrono).

La causa è sconosciuta. Spesso è a predisposizione familiare. Fino ad ora non esistono cure risolutive, solo farmaci sintomatici o, in casi particolari, la chirurgia.

Nelle cellule intestinali ci sono proteine “buone” ad azione antinfiammatoria che contrastano normalmente quelle “cattive” infiammatorie.

Una sorta di equilibrio naturale. La malattia si crea, invece, quanto le seconde riescono per cause non conosciute a legarsi alle prime.

Nasce, in quel punto ed in quel momento, l’infiammazione che provoca i disturbi. La novità che emerge dagli studi sull’argomento - che è stata illustrata e presentata a Roma da Celgene - viene dal Gruppo di lavoro dell’Università romana di Tor Vergata, diretta da Giovanni Monteleone.

La nuova molecola Mongersen, al momento ancora in fase di sperimentazione clinica, si dimostra dal canto suo in grado di liberare le cellule buone, neutralizzando le altre. In questo modo si risolve il quadro infiammatorio. Si tratta di un farmaco immunoregolatore che, a differenza dei “biologici” attualmente in uso ed in grado solo di inibire il sistema infiammatorio con effetti indesiderati, è capace di ripristinare la normale funzionalità di quelle buone. I risultati stanno dando esito confortante.

Gian Ugo Berti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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