Il Tirreno

Al Golfo la “garra” di Signorelli «Questo è il posto che fa per me»

di Paolo Federighi
Nella foto il nuovo coach del Golfo Marcelo Signorelli (foto Fiba Américas)
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Nella foto il nuovo coach del Golfo Marcelo Signorelli (foto Fiba Américas)

Il nuovo allenatore gialloblù arriverà a Piombino dal 20 agosto per la preparazione «La mia sarà una squadra tosta, capace di difendere sempre col coltello tra i denti»

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PIOMBINO. «Parliamo italiano, per favore». E lo parla bene. Tono deciso come quello di tanti argentini e uruguagi. Che anche lui, nonostante le rivalità, considera uno stesso popolo «perché di fatto lo siamo». Quando Marcelo Signorelli – nuovo coach del Basket Golfo, arrivato in corsa dopo l’addio (per gravi motivi familiari) di Andrea Zanchi – risponde alla chiamata del Tirreno si trova ancora a Montevideo, la capitale dell’Uruguay: sarà a Piombino il prossimo 20 agosto e il giorno successivo inizierà a lavorare con la squadra. «Piombino ormai è una città nota qui – afferma – l’Uruguay è un Paese molto piccolo, quindi posso dirvi con certezza che Piombino è già famosa in tutto il Paese».

L’Uruguay non conta neanche 3 milioni e mezzo di abitanti, dei quali un milione e 350mila circa vivono a Montevideo. La stampa uruguagia ha riportato la notizia della nuova avventura a Piombino di Signorelli, che nel Paese è uno dei coach più conosciuti: ex allenatore della nazionale charrúa per tre anni (i charrúa erano una tribù indigena originaria della zona di Montevideo; la “garra charrúa” è la proverbiale grinta degli uruguaiani, nda), allenatore dell’anno per diverse stagioni. Già in Italia in quattro occasioni, l’ultima 15 anni fa, Signorelli è pronto ad approdare infine sulla panchina gialloblù.

Coach Signorelli, è felice di tornare in Italia?

«Sono felice per quest’occasione. Al contempo mi dispiace per Andrea Zanchi, che abbraccio augurandogli che tutto si risolva per il meglio. È tanto che non vengo in Italia. Dopo l’ultima esperienza a Canicattì nel 2008-2009 venni per fare il corso di allenatore nazionale a Bormio. Poi non sono più venuto».

Che impressione ha avuto dai dirigenti e dallo staff di Piombino?

«Quando ho parlato per la prima volta col presidente Lolini e il direttore sportivo Cecchetti, ho capito subito che Piombino era il posto che faceva per me. Li ringrazio e ringrazio i miei procuratori. Poi, in seconda battuta, mi sono sentito anche col nuovo preparatore Quiroga, un giovane con le mie stesse radici e tanta voglia di far bene, e con Lorenzo Formica, con il quale ho già parlato più volte per stabilire il calendario della preparazione».

Come pensa che sarà lavorare con questa squadra?

«Stimolante. Amo lavorare con i giovani e i ragazzi che sono al Golfo hanno talento e voglia di mettersi in mostra. Sarà dura perché il livello del campionato è alto, ma siamo tutti ottimisti e con tanta voglia di lavorare».

Conosce l’argentino Frattoni? Che squadra ha in mente?

«Frattoni lo conosco bene e l’ho seguito l’anno passato a San Severo, società in cui ho allenato tanti anni fa e con cui sono rimasto in contatto. È un playmaker con talento e buone doti fisiche, un giocatore molto interessante. Ho in mente una squadra tosta, che difende col coltello tra i denti. E con tanto contropiede. Ottima difesa e contropiede: è ciò che ogni allenatore desidera».

Ha allenato in Sudamerica e in Italia: che differenze ci sono?

«Non molte. Così come noi sudamericani siamo tutti un po’ italiani, anche nel basket siamo realtà simili. Non ci saranno quindi problemi di ambientamento».

Signorelli, cosa si augura per la sua esperienza a Piombino?

«Di essere felice allenando, dato che oltre a essere il mio lavoro è anche la mia più grande passione. E di creare un gruppo unito e solido, con professionalità e rispetto reciproco. Sono felice di affrontare quest'avventura con mia moglie, perché anche lei verrà a Piombino con me. Spero infine di avere un buon rapporto con tutti: dalla società ai tifosi, dai giornalisti ai giocatori, dallo staff ai piombinesi che incontrerò in città, perché su questo ho sempre basato il mio rapporto con il basket e tutto ciò che lo circonda».


 

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