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Basket Golfo. La grande crescita del roster gialloblù fa sognare il tifo

di Paolo Federighi
Zdravko Okiljevic al tiro (foto Paolo Barlettani)
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Zdravko Okiljevic al tiro (foto Paolo Barlettani)

Rientrati nel migliore dei modi i tanti infortunati

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PIOMBINO. Premesso che ancora ci sono sette decisive partite da giocare, più eventualmente – come i tifosi piombinesi sperano – i playoff, 28 gare già disputate sono comunque sufficienti a valutare ciò che hanno dato i giocatori del Basket Golfo fin qui in questa regular season. E tra questi, alcuni hanno stupito per rendimento. Soprattutto rispetto a quello che avevano fatto vedere l’anno scorso o comunque negli anni passati.

Sebbene anche nella scorsa stagione si sia distinto per essere un ottimo cecchino, il miglioramento di Fabrizio Piccone è davvero evidente sia dal punto di vista offensivo (segna di più dell’anno scorso: con 19,1 punti di media è il miglior realizzatore della serie B1) che dal punto di vista della sua leadership e del suo altruismo. L’abruzzese è secondo negli assist nel girone A (4,6 a partita) e anche in difesa si è fatto maggiormente valere rispetto al 2022-2023. Insomma, stiamo parlando di un giocatore che a quasi 26 anni ha raggiunto la piena maturità cestistica. Un notevole passo avanti rispetto all’ultima stagione – in cui giocava pochissimi minuti con la maglia della Pielle – è stato compiuto dal 22enne montenegrino Zdravko Okiljevic, che è arrivato a stare in campo in alcune partite nel girone d’andata addirittura 35 minuti. Risultando a volte decisivo, come contro la Libertas in casa. Non solo. In diverse occasioni ottimo in difesa e a rimbalzo, si è mostrato anche capace di colpire dalla lunga distanza. Non ha avuto grande continuità, ma fa pensare di avere notevoli i margini di miglioramento. Lautaro Berra era l’incognita. Anni in serie A in Argentina e gran fisico. Il dubbio alla vigilia del suo arrivo era se si sarebbe adattato alla B1 italiana. La risposta è stata netta: sì, e lo dimostrano i numeri. A eccezione di alcune partite, Berra è stato continuo e su livelli alti: 11° realizzatore del campionato, 5° rimbalzista, 2° per percentuale dal campo con oltre il 60%, tra i primi 10 per valutazione. L’unico neo che gli è rimasto sono i tiri liberi.

Un giocatore è al contempo una sorpresa e una conferma: Mattia Venucci. Sorprendente vederlo tornare da un infortunio che lo ha tenuto fuori per 7 mesi, a 33 anni compiuti, giocando da subito un grande basket. Da quando è rientrato, ha collezionato perle su perle. Confermandosi un giocatore di livello superiore, che avrebbe potuto restare a lungo in A2 se solo avesse voluto continuare dopo l’anno di Chieti. Ha confermato ciò che ha sempre fatto vedere. Anche Lorenzo De Zardo, dopo l’ennesimo grave infortunio che lo ha tenuto fuori un anno, è tornato con tanta grinta e una qualità capace di spostare gli equilibri. Longo è cresciuto durante la stagione, ma la sensazione è che non sia ancora del tutto “sbocciato” e che possa valere molto di più. Mirco Turel ha confermato la sua classe nonostante un infortunio che lo ha tenuto fuori per due mesi. E Azzaro – a sua volta fuori per diverse partite – ha fatto vedere in più di un’occasione di essere un giocatore importante per questa categoria. Almansi ha dato qualcosa di più dell’anno scorso (che ha chiuso comunque con 10 punti di media con la maglia della Pielle). La media punti è salita a oltre 13, con grandi percentuali da 3, ma c’è la sensazione che il suo talento, sia tecnico che fisico, sia maggiore di ciò che ha mostrato finora. Cappelletti invece è stato altalenante: bravo e a tratti ottimo nella prima metà della stagione, discontinuo nella seconda. D’Antonio, che aveva potuto mettere in mostra la sua grinta e la sua fisicità nella prima metà del campionato (oltre al suo buon tiro dalla distanza) è rimasto chiuso dalle tante rotazioni.

La sensazione è che nella prossima stagione sarà difficile rivedere in B1 Piccone, Almansi e forse anche Berra. Anche se i tifosi, ovviamente, sperano in una sorta di conferma in blocco del roster attuale, per quanto appaia come un sogno quasi impossibile da realizzare.


 

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