Gioco
Un cuore gaucho batte per il Golfo. «Ci meritiamo più del sesto posto»
Berra ha festeggiato con la famiglia il successo su Salerno e dà la carica al gruppo
PIOMBINO. L’altro ieri li ha accompagnati a Roma, da dove hanno preso un aereo per Buenos Aires e da lì sono tornati a Firmat, la loro città, vicina a Rosario (nella provincia di Santa Fe). I genitori e il fratello di Lautaro Berra sono stati a Piombino per 15 giorni. Giunti nella capitale italiana il 31 dicembre, lì hanno trascorso il Capodanno con Lautaro, del quale poi hanno visto le partite (tra cui l’ultima, domenica in casa contro Salerno, sugli spalti del PalaTenda) e hanno festeggiato il 26esimo compleanno il 9 gennaio, visitando nei restanti giorni la Toscana. Gonzalo, il fratello maggiore, ha 28 anni ed è molto legato a Lautaro. Il padre Oscar e la madre Andrea, rispettivamente 74 e 61 anni, sono entrambi avvocati. E avvocato sta quasi per diventarlo anche il giocatore del Golfo. «Sto studiando a distanza – spiega il lungo argentino – e ormai mi manca un anno per finire».
Berra, è stato bello rivedere la sua famiglia in questi giorni?
«Sono stati 15 giorni bellissimi qui a Piombino e sono felice che abbiamo fatto loro un bel regalo con la vittoria contro Salerno. Hanno potuto visitare la Toscana e mio padre ha passeggiato tanto sul mare bevendo il mate».
Quando dice “Piombino” la voce sprizza gioia. Ci sbagliamo?
«È la verità. Da quando sono a Piombino non c’è stato un solo giorno in cui io sia stato male. Sto bene qui: mi piacciono la città e il suo mare, ho dei meravigliosi compagni di squadra, uno straordinario staff tecnico e dei tifosi incredibili. La mia famiglia è venuta a trovarmi e in precedenza anche un mio amico e una mia amica. Non mi sembra di stare da solo dall’altra parte del mondo. Mi sento a casa».
Un grande campionato, il suo: è fra i migliori giocatori in assoluto della serie B1…
«Provo piacere solo quando la mia squadra vince. Per me esiste soltanto il gruppo. È merito dei compagni quando gioco bene».
Ha avuto incubi su Roderick in queste ultime notti?
«No (ride). Avevo già affrontato Roderick: due anni fa giocava in Argentina. È un grande cestista, difficile da fermare. Peccato per la sconfitta contro Rieti: abbiamo avuto paura di vincere, non abbiamo giocato liberi mentalmente».
Quali squadre l’hanno impressionata? Piombino merita la posizione che ha attualmente?
«Avellino, anche se adesso è sotto di noi. Le due livornesi e le due squadre di Montecatini. Ma penso che Piombino dovrebbe essere più in alto. Siamo sesti ed è buono, ma non siamo mai stati al completo. Quando lo saremo, sarà davvero difficile batterci».
Come si trova con Venucci e De Zardo, entrambi rientrati da poco da un infortunio?
«Con Venucci ho la sensazione di giocare insieme da tanto. È intelligente e talentuoso. De Zardo ha una grinta e un’energia pazzesche, in campo fa la differenza».
Chi è un esempio di dedizione e impegno, per lei?
«Se devo fare un nome dico Fabrizio Piccone. È pazzesco. Ha un’intensità incredibile in ogni allenamento e la porta nelle partite. Ma ognuno ha qualcosa di speciale. Avere intorno questi giocatori genera un “contagio” positivo».
Sabato vi attende una sfida difficile contro Brianza, che a Piombino vinse ai supplementari…
«Quella partita è stampata nella mia memoria. Stavolta non voglio che vada in quel modo. Dovremo essere grintosi. Sarà una bella sfida: tanta corsa, velocità e atletismo».
Dopo la vittoria su Salerno c’è stato un momento finale emozionante con voi e il pubblico a cantare: che impressione le ha fatto?
«Adoro i nostri tifosi. Sono fantastici, ci supportano sempre. Domenica Acunzo, il giocatore di Salerno, mi ha detto: “Che bello giocare con questo pubblico”. E ha ragione. Il nostro tifo è parte della squadra».
Lei sembra avere un solo punto debole: i tiri liberi.
«È una questione di testa e di fiducia. Divento nervoso. Non mi piace essere al centro dell’attenzione (ride). Farò di tutto per migliorare».
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