Sicurezza
Una tripla per sognare in grande
Il 18enne Lorenzo Baldi ha segnato i primi tre punti in serie A con il Derthona a Sassari. Dalla Pallacanestro Piombino a Tortona inseguendo i miti Derrick Rose e Pozzecco
PIOMBINO. Domenica 29 ottobre. Sassari. Tutti in piedi, standing ovation sugli spalti. Un ragazzino di 18 anni ha appena segnato il suo primo canestro in serie A. Una tripla, per giunta. Si chiama Lorenzo Baldi ed è un piombinese doc. Nato il 9 aprile 2005, si sta mettendo in mostra nel panorama cestistico nazionale. È figlio d’arte: suo padre Andrea, ex triplista e lunghista piombinese tra i migliori in Italia, non solo è uno dei più importanti preparatori fisici in circolazione ma è anche quello di Lorenzo alla Bertram Derthona. Andrea Baldi è stato anni fa preparatore fisico della Pallacanestro Piombino e del Basket Golfo, di diverse Nazionali giovanili maschili e femminili. Nel 2017 ha fatto il salto in serie A con l’Auxilium Torino di Luca Banchi finendo poi all’Aquila Basket Trento e infine, nel 2020, alla Bertram Derthona.
Negli ultimi sei anni Lorenzo lo ha sempre seguito, così come mamma Amanda e sua sorella Valentina, di 16 anni. Cresciuto nella Pallacanestro Piombino fino alla categoria Esordienti, Lorenzo Baldi è arrivato al Derthona Basket di Tortona nel 2021-2022, dopo aver giocato al Cus Torino, a Moncalieri, a Trento e di nuovo a Moncalieri. Il seguitissimo blog “La giornata tipo” dopo il suo primo canestro in serie A lo ha catapultato alla ribalta nazionale. Ma a farsi notare nell’ambiente ci aveva già pensato lui stesso con tante eccellenti prestazioni sia nell’Under 19 Eccellenza del Derthona Basket che nella Gulliver Derthona in serie B Interregionale. Dal non essere mai stato nelle Nazionali giovanili all’affermarsi tra i migliori 2005 italiani il passo può essere sembrato breve. Ma in realtà è stato molto lungo. Sì, perché essere alti «un metro e ottanta o poco più», come dice lui, non ha giocato a suo favore. Tecnica, atletismo e personalità gli hanno permesso di superare questo gap. Lo abbiamo contattato subito dopo la fine della prima tappa della Next Gen Cup, manifestazione che riunisce i migliori giovani del basket italiano.
Baldi, il pubblico di Sassari ad applaudirla, la festa con i compagni: com’è stato il suo primo canestro in serie A?
«Già prima della gara speravo ci fosse l’occasione di entrare. Avevo già giocato in A in passato ma non avevo mai segnato e volevo farlo. Il mio primo tiro è andato fuori e i compagni mi hanno tranquillizzato. Ci ho riprovato e ho segnato da tre. Incredibile vedere i tifosi di Sassari applaudirmi in quel modo. È stato un giorno che ricorderò per sempre».
Cosa, o chi, l’ha fatta innamorare di questo sport?
«È stato grazie a Derrick Rose, il mio idolo assoluto. Ero piccolo, e la prima partita della Nba che guardai fu tra i Chicago Bulls e gli Oklahoma City Thunder. Vedere Rose giocare fu un’illuminazione per me».
Ha anche un idolo italiano?
«Il coach della Nazionale Gianmarco Pozzecco. Ha giocato prima che io nascessi e quando ero piccolissimo, quindi sono andato a riscoprirlo in rete. Mi rivedo un po’ in lui: piccolo, rapido, sfrontato. Lo chiamavano “La mosca atomica”. Per me è stato sempre un grande».
Le mancano Piombino e i suoi amici d’infanzia?
«Piombino è e sarà sempre casa mia. Ci torno d’estate e mi sento quasi ogni giorno con i miei amici d’infanzia, con cui passo il tempo ogni volta che vengo. Seguo il Basket Golfo, sebbene da lontano, e faccio il tifo. Ma ho comunque la fortuna di vivere a Tortona».
Com’è vivere in un contesto del genere? Una città più piccola di Piombino passata dalla serie C a essere una delle maggiori realtà in serie A in soli cinque anni.
«A Tortona, che ha circa 27mila abitanti, si vive benissimo. È una città piena di giovani e di vita, con tante cose da fare. Sia io che la mia famiglia ci troviamo davvero bene a vivere qui. E poi sì, quella di Tortona nel basket è una realtà eccezionale».
Che effetto fa avere il proprio babbo come preparatore fisico?
«Una sensazione strana. Non è il mio babbo come lo vivo a casa, ma un professionista con cui lavoro e con cui devo necessariamente avere un rapporto più distaccato. È comunque un’emozione del tutto particolare».
Non è mai stato convocato nelle Nazionali giovanili: come ha affrontato questa cosa nella sua carriera finora?
«Nelle Nazionali giovanili di solito non si cercano profili come il mio, quanto piuttosto il play alto e dal gran fisico. Detto questo, esserne escluso mi ha dato ogni volta sempre più forza per mostrare a tutti quanto valgo».
Com’è andata la prima tappa della Next Gen Cup a Varese?
«Alla grande. Abbiamo ottenuto tre vittorie su tre. Siamo molto orgogliosi di quanto fatto finora. La Next Gen Cup è un’esperienza bellissima, ti ritrovi con amici e avversari che non vedevi da tempo. Ci saranno altre due tappe: dal 26 al 29 dicembre a Biella con quattro partite da giocare, poi le prime quattro in classifica si affronteranno nell’ultima tappa a Trento nel mese di febbraio».
Quali sono i suoi attuali obiettivi come sportivo?
«Non voglio pormi alcun limite adesso. Per me conta lavorare e migliorare. Sarò contento di arrivare a giocare al mio massimo livello e dove mi meriterò».
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