Gioco
Sarah Fahr orgoglio piombinese. «Il mio esempio per le più giovani»
La 22enne piombinese è stata tra le migliori di Conegliano in Supercoppa
PIOMBINO. Ha solo 22 anni Sarah Fahr ma parla con la calma e la razionalità di una persona molto più grande. Del resto lo sport l’ha allontanata dal nido familiare che era ancora adolescente contribuendo a farle acquisire quelle competenze caratteriali tipiche di chi è riuscito a trasformare il proprio hobby in una professione. Professione che oltretutto richiede una grande disciplina, ricompensata dalle altrettanto notevoli soddisfazioni in grado di regalare. Come accaduto sabato scorso quando Conegliano, squadra in cui la Fahr milita dalla stagione 2020/2021, ha battuto per 3-1 Milano conquistando la Supercoppa italiana che quindi resta al team veneto per il sesto anno consecutivo (in totale ha vinto 7 Supercoppe). Partita oltretutto giocata all’interno del Modigliani Forum di Livorno, una città che ha fatto riaffiorare alla giocatrice piombinese – tra le migliori in campo: suo l’ace finale e ben 14 punti realizzati – ricordi di quando ancora bambina calcava i parquet dei palazzetti della città labronica per disputare le sue prime partite.
Fahr, che effetto le ha fatto tornare a Livorno?
«Siamo arrivate tre giorni prima e durante il percorso ho riconosciuto molte palestre in cui ho giocato da piccola con il Volley Piombino. È stato bello tornare a quei momenti».
Sa che a Livorno erano presenti anche molti tifosi piombinesi?
«Sì, ho letto i cartelli e mi hanno fatto molto piacere sapere della presenza di così tante ragazzine del Volley Piombino. Anzi, avrei voluto salutarle ma c’era davvero troppa gente. Però sono riuscita a ringraziare una di loro. È bello sapere di essere un punto di riferimento e aiutarle a sognare».
Mentre sul piano tecnico cosa pensa della finale?
«È stata una discreta partita ma non del migliore livello di pallavolo possibile perché è appena iniziata la stagione per cui sia noi che Milano dobbiamo ancora affinare quei meccanismi che solo giocando insieme costantemente è possibile perfezionare. Questo trofeo senza dubbio ci ha dato la carica giusta per il futuro».
Quali obiettivi si pone?
«Niente di particolare, salvo trovare la continuità in allenamento nel gioco e nella quotidianità. Il mio ginocchio, pur stando bene, ha sempre bisogno di particolari attenzioni che non dovrò sottovalutare ancora per qualche tempo. Il mio obiettivo è continuare a crescere come giocatrice».
Nelle quasi due stagioni di stop forzato ha temuto di non riuscire a tornare a questi livelli?
«Durante la seconda riabilitazione. È stata piena di periodi up & down, soprattutto a livello psicologico, ma devo ammettere che questa esperienza mi ha reso più forte».
Oltre ai medici chi l’ha aiutata?
«Le mie compagne: alcune mi hanno raccontato di aver vissuto lo stesso infortunio e di averlo superato nonostante i momenti grigi».
Si accusa mai la fatica?
«Queste sono settimane intense in cui la squadra gioca spesso. A parte il giorno successivo alla partita che è libero, gli altri prevedono doppio allenamento oppure uno da due ore e mezza. Ma percepisco la fatica solo arrivata alla fine, durante il tour de force prevale l’adrenalina tipica delle gare importanti».
Riesce a divertirsi durante gli incontri?
«Sì, molte partite sono divertenti. Sia io che le mie compagne non vediamo l’ora di entrare in campo e di far bene».
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