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Berra fa impazzire Piombino

di Paolo Federighi
Lautaro Berra abbracciato dai tifosi del Basekt Golfo Piombino al termine del derby di domenica vinto contro la Libertas Livorno (foto Paolo Barlettani)
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Lautaro Berra abbracciato dai tifosi del Basekt Golfo Piombino al termine del derby di domenica vinto contro la Libertas Livorno (foto Paolo Barlettani)

Il talento argentino della Solbat è già l’idolo dei tifosi dopo solo quattro giornate. Con le sue prestazioni e la grande intesa con Okiljevic e Piccone, il Golfo può sognare

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PIOMBINO. Un canestro e il braccio destro stirato verso il basso, gli occhi a guardare il pugno chiuso. Ad ogni canestro importante il rituale si ripete. E mercoledì scorso a Legnano e domenica contro la Libertas quel gesto lo abbiamo visto spesso. Disponibile e sorridente, gentile ma dal carattere indomito e fiero, da buon gaucho, Lautaro Berra Fernández è già l’idolo dei tifosi piombinesi dopo solo quattro giornate del campionato di serie B1.

È anche grazie alle sue eccezionali prestazioni che il Basket Golfo ora si trova in vetta alla classifica (insieme a Herons Montecatini, Brianza e Desio). Francesco Fratto e Tommaso Fantoni – non esattamente due sconosciuti – domenica al PalaTenda durante il derby tra Solbat e Libertas niente hanno potuto sotto le plance: Berra e l’amico montenegrino Zdravko Okiljevic li hanno cancellati. Proprio con Tommaso Fantoni, prima della gara, Berra ha parlato un po’: il lungo della squadra livornese è stato infatti compagno anni fa (in serie A col Basket Livorno) di Antonio Porta, ex nazionale argentino che Lautaro conosce e che è nato nella sua stessa città, Firmat, nella provincia di Santa Fe e a circa 100 chilometri da Rosario. Firmat è anche nota per aver dato i natali a Walter Samuel, ex difensore di Roma, Inter e Real Madrid, conta circa 25mila abitanti e anni fa ha avuto due squadre di basket nella massima serie. Là vive la famiglia di Lautaro: papà Oscar, mamma Andrea e il fratello Gonzalo, di due anni più grande di lui.

Nato il 9 gennaio 1998, 208 centimetri per 101 chili, Berra ci parla dei suoi idoli, una generazione di fenomeni argentini formata da Ginobili, Nocioni, Scola, Oberto, Delfino e tanti altri, campioni olimpici ad Atene 2004 e protagonisti in Europa e nella Nba. Lautaro ha iniziato a giocare a 6 anni a Firmat e a 17 è volato a Buenos Aires per indossare la maglia di Obras Sanitarias nella massima serie. Ha poi giocato in tutte le nazionali giovanili e vanta alcune presenze con la nazionale maggiore, con cui ha disputato il pre-olimpico fino a un passo dal partecipare alle Olimpiadi di Tokyo.

Berra, come si trova a vivere qui a Piombino?

«Mi piace tanto, è una città tranquilla. Vicino a dove abito c’è una spiaggia in cui vado spesso a cercare serenità: io, il mate (il tipico infuso sudamericano, nda) e la musica nelle cuffie. Di mate ne ho una buona scorta: me l’ha portata un amico argentino che mi è venuto a trovare quando giocavamo in casa contro Brianza».

Come ha vissuto la vittoria nel derby di domenica scorsa contro la Libertas Livorno?

«È stata una grande emozione. Era una partita importante per noi e per i tifosi, non solo perché era un derby contro una squadra molto forte ma anche perché nelle due occasioni in cui abbiamo giocato al PalaTenda, contro Crema e contro Brianza, avevamo perso».

Un derby preparato bene...

«Subito dopo la vittoria a Legnano, abbiamo iniziato a pensare al derby. Ci siamo messi a lavoro con grande intensità, come in tutti gli allenamenti. Col mio amico Oki (Okiljevic, nda) durante le sessioni giochiamo contro e spesso ci arrabbiamo: diamo sempre il massimo. E allenarsi così fa migliorare».

Com’è nata la grande intesa vista in campo con Piccone?

«Fabrizio è un ottimo giocatore, forse il miglior tiratore del campionato. Per me è semplice giocare con lui. Quando gli porto un blocco tutti lo seguono per non farlo tirare, io resto solo e lui sa dove trovarmi in campo».

È già diventato l’idolo dei tifosi: come si sente in questi panni?

«Proprio lunedì mattina stavo pensando a quanto è stato difficile lasciare il mio Paese e i miei affetti. Ma la bella accoglienza che ho avuto a Piombino mi ha sorpreso tanto. Al supermercato o per strada c’è sempre qualcuno che mi ferma. Non me lo aspettavo, sono davvero felice. E vedere a bordo campo la bandiera del mio Paese è un’emozione impagabile che ho provato anche a Salerno, ringraziando i ragazzi che erano venuti fin là a fare il tifo. Mi mancano gli affetti ma qui sono felice e carico».

Con lo staff come si trova?

«Benissimo, è un grande staff. Mi danno fiducia al 100 per cento. Io e coach Cagnazzo siamo di poche parole ma basta uno sguardo per capirci. Parlo di più con Lorenzo Formica e con Edoardo Persico, con cui faccio tre quarti d’ora di individuale prima di ogni allenamento».

Con i compagni di squadra le cose come vanno?

«È un bellissimo gruppo. Fuori dal campo siamo molto uniti e stiamo spesso insieme. Ci sono tanti giovani e qualche veterano, io sono un po’ nel mezzo. Tutti ragazzi splendidi».

Cosa si aspetta da questa stagione in serie B1?

«Umiltà e lavoro. Solo così potremo costruire una grande stagione. Giocando ogni partita come fosse una finale. Questo mi aspetto. I playoff? Lo spero. Fuori fino a gennaio ci sono Mattia (Venucci, nda) e Dez (Lorenzo De Zardo, nda) che quando rientreranno ci permetteranno di essere anche più forti di quanto lo siamo ora. Ci saranno momenti belli, come questo, e altri meno fortunati. Ma noi ce la metteremo sempre tutta».


 

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