Gioco
Filippo Scuglia lascia Piombino. Se ne va l’eroe della salvezza
Suo il gol del 2-2 nella sfida playout che ha garantito la permanenza in Promozione. «Studio giurisprudenza a Pisa, devo riavvicinarmi a casa per stare di più sui libri»
PIOMBINO. L’eroe della salvezza lascia Piombino. Filippo Scuglia nella prossima stagione non indosserà più la maglia nerazzurra. Motivi di studio e problemi logistici per riavvicinarsi a casa, a San piero a Grado, alla base della scelta del giocatore di non rimanere a Piombino. Dove proprio lui ha lasciato il segno firmando la rete che ha sancito la permanenza in Promozione.
Un gol che ha salvato l’intera stagione. La rete del 2-2 non è valsa solo il pari nella gara contro l’Atletico Etruria, ma la salvezza di un gruppo che al 13’ del secondo tempo supplementare era ripiombato nell’incubo retrocessione subendo dagli avversari il 2-1. Mancavano appena due minuti alla fine della partita, o meglio alla fine di tutto, quando ci ha pensato lui a risolvere la situazione. «Dopo la loro rete del 2-1 - spiega Scuglia - ho visto i miei compagni e la panchina a terra, eravamo tutti in silenzio mentre i tifosi avversari facevano festa: sembrava un incubo. Ho cercato di rialzarmi subito, essendo entrato dalla panchina avevo più carica in corpo degli altri. Mi ricordo tutto come in un film: nel giro di pochi passaggi ci siamo ritrovati là davanti, la palla è arrivata a Papa che di prima mi serve in profondità, mi sono infilato fra i due centrali, davanti alla porta ho aperto il piattone e ho fatto gol sul secondo palo. Neanche il tempo di rendermi conto che avevo segnato che ho sentito tutta la panchina in campo che mi travolgeva: tutti sono corsi ad abbracciarmi».
Al fischio finale sono arrivati i festeggiamenti e quell’insolita bandiera del Brasile: ci può spiegare il suo amore per quel Paese?
«Da quando ero piccolo seguo i calciatori brasiliani, poi per via della mia carnagione un po’ scura i miei amici per scherzo mi chiamano "il brasiliano". Così allo stadio sono stati loro a portare la bandiera del Brasile e a darmela per festeggiare».
Quali calciatori brasiliani l’hanno ispirata di più?
«Ronaldinho, Robinho e Neymar su tutti gli altri».
Quali sono le tue caratteristiche tecniche?
«Sono dotato di una buona velocità, che mi permette di aggirare i giocatori avversari. E poi mi trovo a mio agio con entrambi i piedi».
Questo è stato il suo primo e ultimo anno con l’Atletico Piombino: è dispiaciuto di andarsene?
«Senz’altro, con il mister e i compagni avevamo creato un gruppo straordinario. In genere il primo anno serve per conoscersi, una base per costruire il futuro, ma venendo da San Piero a Grado e dovendo gestire gli impegni universitari ho scelto di andarmene per cercare una squadra più vicina e concentrarmi sui libri».
Cosa studia?
«Giurisprudenza a Pisa, sono al 3° anno e mi mancano due esami per finire l’anno».
Come si organizzava per gli allenamenti a Piombino?
«Ci trovavamo a Stagno, facevamo due macchine: nella mia salivano Paggini, Gargini e Cappellini, nell’altra Mori, Pagni e il portiere e capitano Fiaschi. Un’ora, un’ora e un quarto di macchina e arrivavamo a Piombino. Un bel cambiamento per me che ho sempre giocato a Pisa, Cenaia e Ponsacco. È stata un’annata importante anche per questo motivo, mi ha fatto crescere».
La partita della svolta?
«La gara di Sant’Andrea dell’andata. Venivamo da un filotto di risultati negativi e vincemmo 3-1 fuori casa, mostrando un grande gioco palla a terra: segnai l’unica altra mia rete in campionato oltre a quella dei playout. Anche se durante la stagione ho contribuito alle reti dei compagni».
Con il Piombino il suo è un addio o un arrivederci?
«È stata una stagione incredibile, mi sono trovato benissimo e spero davvero che le nostre strade possano incrociarsi di nuovo un giorno».
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