Il Tirreno

Lo scultore del gioco di Cagnazzo. «Senza di lui non so se rimarrei»

di Paolo Federighi
Lo scultore del gioco di Cagnazzo. «Senza di lui non so se rimarrei»<br>

Gianluca Frolli è il preparatore atletico del Basket Golfo Piombino fin dal 2017. «Annata superlativa: siamo riusciti a riportare il pubblico sugli spalti del Palasport»

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PIOMBINO. L’esplosività fisica che i giocatori gialloblù hanno mostrato per tutta la stagione che ha portato alla promozione in B1 è frutto principalmente del suo operato. È Gianluca Frolli infatti il preparatore atletico del Golfo Piombino.

Nato a Pisa il 9 marzo 1990, residente a Cecina, si è laureato in scienze motorie e sportive all’università di Pisa ed è in possesso di due master: uno in scienze e tecnologie di alta specializzazione in riabilitazione e l’altro, recente, in posturologia clinica. È preparatore fisico nazionale (il massimo livello) ed ha un suo studio a Donoratico. Ha iniziato la sua carriera proprio al Basket Donoratico in serie D, poi nella Pallavolo Donoratico in serie C, nella prima squadra del Cecina calcio e nel Basket Cecina in serie B (dal 2014 al 2017). Da allora è al Basket Golfo, con una parentesi di due anni (2020-21 e 2021-22) nella Tramec Cento in serie A2. Nell’ultima stagione è stato anche responsabile dell’area fisica del Basket Donoratico in serie D.

A Donoratico, quando era giocatore, ebbe come preparatore colui che sarebbe stato il suo grande maestro: Andrea Baldi. L’ex triplista piombinese, 53 anni, è da tempo uno dei migliori preparatori italiani (è al Derthona Basket in serie A, dopo le esperienze a Torino, a Trento e nelle nazionali giovanili). «Andrea Baldi è il mio maestro – assicura Frolli – gli devo praticamente tutto».

Frolli, in cosa consiste il lavoro di un preparatore atletico?

«Così come il coach allena la parte tecnica dei giocatori, il preparatore allena quella fisica. Si occupa dei problemi posturali, del recupero dagli infortuni e di molte altre cose. È una figura di congiunzione tra il fisioterapista e l’allenatore della squadra».

Qual è la differenza tra preparatore e fisioterapista?

«Il fisioterapista si occupa delle prime fasi di gestione degli infortuni, è l’anello di congiunzione con il medico. Il preparatore è una figura di esercizio attivo, di campo».

Come programmate il carico di lavoro e gli allenamenti?

«La domenica, nel post partita, vediamo se ci sono infortuni o problemi fisici. Il fisioterapista parla con il coach e con me. Io poi decido con il coach i carichi di lavoro in base alle sue esigenze tecniche».

La tecnologia quanto l’aiuta?

«Molto. Con il cardiofrequenzimetro ad esempio ho monitorato il carico di lavoro quotidiano su ogni atleta. In tal modo sapevamo quanto e come aveva spinto. Con la tecnologia gestiamo meglio i dati, avendo una foto rapida di ogni giocatore».

Lavorerà anche sull’infortunio di Mattia Venucci?

«Sì, da subito. Ho parlato con il chirurgo che l'ha operato: stimo il suo recupero in 6-8 mesi. Ma dobbiamo vedere: la cartilagine è ben messa, chissà che possa farcela prima».

Quanto è dispendioso il gioco di coach Cagnazzo?

«Dipende dalle caratteristiche dei giocatori. Piccone lo può reggere meglio di altri. Ma con dieci giocatori che sopportano questi ritmi è un gioco realizzabile. Non è un caso che in A2 sia andata Vigevano, la squadra più profonda».

Com’è stato vivere a Cento negli anni del Covid?

«Il primo anno un po’ surreale a causa della pandemia. Ma lavorare lì è stato stimolante, a contatto coi giocatori americani, in realtà diverse e grandi. Un’esperienza gratificante».

Perché è tornato a Piombino?

«È stata una scelta di vita legata alla nascita, l’anno scorso, di mia figlia».

Vorrebbe continuare nel Golfo?

«Mi sento molto legato a Cagnazzo. Ritengo fondamentale averlo per costruire cose importanti: è la persona giusta soprattutto a livello umano. Senza di lui, avrei meno voglia di continuare nel Golfo».

Come reputa questa stagione?

«Un’annata super in cui abbiamo alzato le mani troppo prima dell’arrivo. Ma con la bellezza del gioco e i risultati abbiamo riportato la gente al palazzetto».


 

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