Gioco
Tommaso Tintori il gigante buono: «Vorrei rimanere un altro anno al Golfo»
Classe 2002, ha giocato due Europei U16 con l’Italia
PIOMBINO. È il 30 maggio. Sul campo B del Palatenda spunta Tommaso Tintori e dice che ha una sua maglietta e dei pantaloncini da gioco da regalare ai piccoli del minibasket. Gli istruttori fanno fare una gara di tiro ai bimbi e lui assegna i due “premi”. È solo un aneddoto per raccontare chi è il gigante buono del Golfo.
Classe 2002 (ha compiuto 21 anni il 31 maggio), ala-pivot di 2,05 metri per 108 chili, è nato a Pescia ed è originario di Montecatini Terme (dove vivono i suoi genitori). Ha iniziato nel Massa e Cozzile quando era in seconda media, spinto dal padre allenatore. Poi è stato due anni nella Juve Pontedera, un anno nell’Olimpia Milano e due nella Virtus Bologna. Ha disputato con la Nazionale due Europei Under 16 (2018 e 2019), con Mannion, Spagnolo, Procida, Grant e Guerrieri. Tra i senior, nel 2019-20 ha passato metà stagione a Firenze e l’altra metà al Don Bosco mentre nel 2020-21 è andato in A2 a Capo D’Orlando senza quasi mai giocare per infortunio. L’anno scorso ha vissuto un'esperienza negli Usa, in un paesino del New Jersey, in una Prep School. Ha giocato tornei a Boston, Chicago, Philadelphia. La differenza, secondo lui, tra il basket americano e quello europeo è la grande fisicità, l’atletismo e il dinamismo degli americani, opposto alla maggior cura della tattica e della tecnica degli europei.
Tintori, ma chi è il suo idolo?
«Larry Bird. Me lo fece conoscere mio padre. Senza un fisico atletico ma con la tecnica e un'enorme intelligenza riusciva a dominare».
È dura allenarsi con coach Damiano Cagnazzo?
«È un coach molto bravo. Fa allenamenti duri ma sono quelli che ci hanno portato a completare una stagione come quella di quest’anno».
Ritiene che avrebbe potuto giocare di più quest’anno?
«Forse sì. Nel girone di ritorno, quando ho giocato, ho dimostrato di poter stare in campo e aiutare la squadra. C’è un po’ di rammarico ma non mi lamento: siamo riusciti ad andare in B1».
Come si è trovato a Piombino?
«Benissimo. Ho conosciuto persone squisite e avuto compagni eccezionali. Come gruppo, è il migliore in cui sia mai stato. Uniti, sempre pronti allo scherzo. Il gruppo è stato la chiave di questa stagione, ciò che ci ha fatto superare le tante difficoltà, fino a gara 5 dei play-in. Voglio un bene dell’anima a tutti, e li ringrazio».
Chi le è stato più d’esempio in questi anni?
«Credo proprio i miei compagni di questa stagione».
La gioia più grande a Piombino?
«Nel basket, gara 5 dei play-in. Fuori dal parquet, l’aver conosciuto Martina, la mia ragazza, che mi ha sostenuto nei momenti di difficoltà. Lei gioca nella serie B del Basket Golfo Femminile».
Ha mai condiviso il rituale della pesca settimanale con gli altri?
«Certo, e in un’occasione stavo pure per prendere un pesce. Ho promesso agli altri che mi sarei allenato e sarei tornato d’estate a pescare con loro».
Ha 21 anni, dove vuole arrivare?
«Il più in alto possibile. Il sogno sarebbe la serie A».
Resterà a Piombino?
«Mi piacerebbe molto restare un altro anno, è un luogo dove si sta bene».
Chi ringrazia per questa stagione storica per il Golfo?
«La mia squadra, lo staff tecnico e lo staff medico, la società e il pubblico che ci ha sostenuto. In particolare Lauro Ciacci, che mi è stato sempre vicino, i custodi e i tifosi della Marea Gialloblù».
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