Mori, il futuro è nerazzurro
Il bomber del Piombino ha messo a segno in stagione 15 reti tra campionato e coppa. «Questa piazza mi ha dato emozioni che a vent’anni difficilmente avrei provato altrove»
PIOMBINO. Quella che tra circa tre mesi partirà sarà la seconda stagione di Mirko Mori col Piombino. Più che rinnovo, un colpo di mercato da parte della società nerazzurra che è riuscita a trattenere a corte, nonostante non mancassero le pretendenti, il bomber del campionato di Promozione dell’anno passato.
Tredici le reti messe a segno dall’attaccante, che salgono a quindici considerando la Coppa e l’incredibile finale playout contro l’Atletico Etruria che è valsa la salvezza. Con Mori partiamo allora proprio da quella istantanea scattata al Magona nell’atto decisivo della stagione. «Quella finale è per me difficile da raccontare, non riuscivo a capire cosa fosse successo. È stata una partita incredibile, dalle mille emozioni. Mi ci sono volute due settimane per riprendermi e ancora dopo quel tempo non riuscivo a capire bene cosa fosse successo».
Si aspettava un bottino di reti del genere?
«No, anche perché l’anno passato arrivai all’ultimo secondo nello spogliatoio ed entrare in una squadra nuova non è mai facile, ma mi sono trovato bene sia con i compagni, quasi tutti giovani e col mister che mi ha dato subito fiducia».
Dopo un’annata molto complessa la decisione di rimanere in nerazzurro...
«Questa piazza mi ha dato emozioni che a vent’anni difficilmente avrei provato altrove. Dovevo un po’ di riconoscenza al mister e alla società, ho avuto altre offerte, ma il mio obiettivo è sempre cercare di non fare mai un passo più lungo della gamba. Aspettare il momento giusto e riconfermarsi bene per non gettare via tutto il lavoro fatto».
Classe 2002, studente di Scienze Motorie e Pisa, ci racconta un po’ la sua carriera calcistica?
«Ho fatto gli Allievi a Fucecchio, gli Juniores Nazionali a S. Donato Tavarnelle, il primo anno fra i grandi per me è stato quello della pandemia a Montespertoli in Promozione, prima dello stop dovuto al Covid. Poi Forcoli, sempre in Promozione e infine Piombino. Per me questo sarà il quarto anno consecutivo in Promozione».
Originario di Cascina, per lei un altro anno con lunghe trasferte.
«Paradossalmente ho sempre fatto meglio quando sono andato a giocare fuori. Mi piace andare lontano da casa, facendo magari più sacrifici. In genere questa lontananza coincide con gli anni in cui ho fatto meglio, penso alla stagione col S. Donato Tavarnelle, praticamente a Siena, dove segnai quindici reti in diciassette partite».
Un bomber con la valigia insomma. Con la maglia numero undici ha, per vari motivi, sofferto là davanti la proverbiale solitudine dei numeri primi, dovendo sobbarcarsi spesso e volentieri l’intero peso dell’attacco. Quest’anno si aspetta qualcosa di diverso?
«Una punta di appoggio come Braschi mi avrebbe aiutato tantissimo. Lo stesso Papa, che ci ha dato una bella mano per la salvezza, poteva essere il partner ideale, ma gli infortuni purtroppo ci hanno condizionato l’intero anno. Per rimanere qui avevo chiesto qualche innesto di esperienza, la squadra ha una buona base di giovani su cui investire tanto. La società si è mossa bene, perché Luca Barchi e il mister Antonio Brontolone hanno fatto un gran lavoro finora, mi aspetto dal mercato un partner che mi faccia compagnia là davanti. Così potremo ambire a fare un campionato tranquillo, senza soffrire come è successo l’ultimo anno».
Quali sono le sue caratteristiche?
«Mi faccio valere nell’uno contro uno e ho il proverbiale senso della porta, gioco esterno di sinistra, ma nelle giovanili ho sempre fatto la prima punta».
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