Sicurezza
Il Golfo incantato dal “mago”
Mattia Venucci si racconta, dagli inizi con coach Franco Del Viva all’arrivo in gialloblù «La mia carriera finirà a San Vincenzo. Cagnazzo? In B1 la Solbat dovrà ripartire da lui»
PIOMBINO. Dal nulla inventa assist e tiri inattesi. Per questo in molti, in giro per l’Italia, lo chiamano “il mago”. È temuto da tutti gli avversari. E lo è ancora oggi, dopo un’altra grande stagione disputata in maglia gialloblù. Mattia Venucci da un decennio è uno dei migliori cestisti della serie B, con una buona parentesi in A2 a Chieti. Della serie B fu Mvp a 26 anni, dopo la sua prima grande stagione in gialloblù.
È di San Vincenzo, paese che ama, in cui ha giocato fino a 21 anni e in cui vuole chiudere la carriera. Nato a Pisa il 31 ottobre 1990 da papà Aurelio, ex calciatore, e da mamma Tiziana, è di cinque minuti più vecchio del suo gemello Iacopo, ora assistant coach di Marco Andreazza alla Libertas Livorno.
Un talento, quello di Mattia, evidente fin dalla giovanissima età, tanto che viene da chiedersi perché se ne sia andato in serie B solo a 21 anni. «In realtà – ci tiene a precisare - a 16 anni ho avuto il primo contatto con un procuratore, con cui parlava mio padre perché ero minorenne. Mi offrirono un quinquennale a Vado Ligure ma mia madre preferì farmi terminare gli studi. Dopo qualche anno arrivò Castelfiorentino, tra l’altro in un modo impensabile: il direttore sportivo della squadra, Alessio Belli, venne a vedere la finale del “Re del Campino” a San Vincenzo e mi contattò. Ebbi così la possibilità di andare in serie B: un sogno. Partire a 21 anni è un po’ tardi, è vero - ammette - ma sono felice di aver raggiunto traguardi importanti in poco tempo: a 26 anni fui Mvp della B e l’anno dopo ero in A2 a Chieti».
Chi l’ha fatta innamorare di questo sport?
«Franco Del Viva, grande istruttore nazionale di minibasket e splendida persona che ha cresciuto generazioni di giocatori a San Vincenzo e dintorni. Auguro a tutti i più piccoli di poter crescere con un uomo di così grande spessore e un allenatore del genere».
Il suo idolo?
«Manu Ginobili. Rendeva semplici cose difficilissime. Ho tifato Virtus Bologna per lui, avendo iniziato a seguirlo quando giocava lì, e i San Antonio Spurs, la squadra in cui è diventato una leggenda».
C’è qualcuno che ringrazia per la sua carriera?
«Oltre a Franco Del Viva, ringrazio Paolo Cosimi che mi ha fatto esordire a 16 anni in serie C a San Vincenzo. Poi Alessio Belli, che mi ha dato l’opportunità di giocare in serie B, e il mio procuratore Simone Di Trani, che è prima di tutto un amico e un ex avversario».
Chi le è stato di ispirazione?
«Due giocatori e amici: Leo Zanassi e Simone Mencarelli: entrambi mi hanno insegnato tanto e con loro mi sento ancora oggi».
Le piacerebbe far parte della prossima serie B1?
«Certo che sì. Sarà un campionato di livello più alto dell’attuale B. Penso di essere arrivato a 32 anni in buona salute fisica e con la giusta maturità mentale».
Pensa di chiudere la sua carriera a San Vincenzo?
«È un fatto: chiuderò la carriera a San Vincenzo. Non so quando, ma la chiuderò lì. Magari per vincere un campionato. Però ne parleremo tra due o tre anni».
Le sue passioni?
«La pesca, me l’ha trasmessa Edoardo Persico: la pratico spesso con lui, Rossato, Mazzantini e Bianchi. E poi le mie due bambine: Aurora di 6 anni e Vittoria che ne compirà 3 a giugno. Insieme a mia moglie Emanuela, la mia più grande tifosa e la persona che più ringrazio per la mia carriera, per me sono tutto e non c’è cosa più bella che dedicare a tutte loro il mio tempo».
I più grandi amici conosciuti nel mondo del basket?
«Camillo Bianchi, Edoardo Persico, Davide Liberati e Ferdinando Nasello. Ma oltre a loro ne ho tanti in tutte le città in cui ho giocato».
Qual è il rapporto con suo fratello gemello Iacopo?
«È difficile da spiegare a parole. È un esempio. Tempo fa ero a cena con mia moglie. Sentivo che mio fratello non stava bene. Lo chiamai e mi disse che stava male. In breve: simbiosi. Iacopo mi ha aiutato a dare qualcosa in più. Come coach è in gamba, ha una grande conoscenza del basket. Sono sicuro che farà strada».
Cosa farà dopo il basket?
«Mi piacerebbe restare nell’ambiente. Magari come direttore sportivo o in un ruolo dirigenziale, oppure a fare allenamenti specifici di tecnica individuale. Ma vedremo quando sarà il momento».
Come si è trovato con Damiano Cagnazzo come coach?
«È un coach che qualsiasi giocatore vorrebbe. Trasmette serenità e fiducia. Ti lascia sbagliare. Con lui c’è dialogo, c’è un rapporto che va oltre il campo. Penso che Piombino, se conquisteremo la serie B1, debba ripartire da lui per gettare le basi».
Cosa ha provato dopo la sconfitta contro Oleggio?
«Dolore. Era giusto sognare per ciò che abbiamo fatto in questa stagione regolare. Un bellissimo gruppo, con grandi persone, che ha sopperito ad assenze e infortuni e ha riacceso a Piombino la passione per il basket. Un anno bellissimo da concludere al meglio».
C’è qualcuno che, pur dietro le quinte, ritiene fondamentale?
«Il nostro preparatore atletico Gianluca Frolli, che mi ha sempre messo in condizione di rendere al meglio».
Domani inizia gara 1 dei play-in: che messaggio lancia ai tifosi?
«Siete stati eccezionali. Faremo di tutto per regalarvi e regalare a Piombino il grande obiettivo della B1».
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