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La seconda mente del Golfo

di Paolo Federighi
La seconda mente del Golfo

Stakanovista e perfezionista ma con la passione per le giocate di “Magic” Johnson. Lorenzo Formica, vice di Cagnazzo, è pronto ai play-in: «L’obiettivo è la serie B1»

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PIOMBINO. Allenatore ruvido, stakanovista, perfezionista. Intelligente, acuto e mai banale. Lorenzo Formica è nato a Firenze il 18 giugno 1977. Allena da 26 anni, di cui gli ultimi nove trascorsi a Piombino. «È la mia seconda casa – dice – dove ho ottenuto tante soddisfazioni. In tutti questi anni Daniel Ulivieri, Edoardo Persico, Maurizio Caciagli e Alessandro Manetti mi hanno dato tanto sia a livello personale che di fiducia». Per lui questo è il sesto anno da assistente in serie B a Piombino: vice di Andreazza, Fabbri, Cagnazzo, Friso e ancora Cagnazzo. Il suo esordio in panchina risale invece al 14 febbraio 1997 con i Cadetti a Sesto Fiorentino.

Gioca nel Pino Dragon’s Firenze dai 6 ai 13 anni d’età, per poi passare all’atletica. «Ero scarso a giocare a basket – ammette – e passai all’atletica, in cui avevo talento come mezzofondista. A 17 anni mi dissero che avrei dovuto iniziare ad allenarmi duramente, ma mollai per la mia grande passione: la pallacanestro. E diventai allievo allenatore». Nelle società in cui ha militato, ha allenato e spesso diretto i settori giovanili con esperienze da assistente in serie B e in C. Dopo il debutto nella Rinascita Sestese e una promozione in B2 e una in B1 al Firenze Basket come vice di Roberto Russo, passa tre anni nei Pino Dragon’s e due da responsabile del settore giovanile del Don Bosco Figline (da vice di Andrea Evangelisti vince la C2 e la Coppa Toscana ed è finalista della Coppa Italia di C2) . Passa poi alla Fiorentina Basket ancora come vice di Evangelisti in C1 e responsabile del settore giovanile. Alla Sba Arezzo è vice di Giacomo Genovese in B2, e al Cus Bari è responsabile del settore giovanile e vice dei coach Morganti e Miriello in B2. Alla Ymca Siderno è responsabile tecnico-organizzativo. Poi due stagioni nel Don Bosco Livorno, in cui è vice in B2 di Tedeschi e di Da Prato, head coach dell’Under 17, con una finale nazionale Under 19 da assistente e una con l’Under 15 da capo allenatore. Prima di trasferirsi a Piombino passa un anno nella Mens Sana Siena, dove disputa le finali nazionali Under 19 e Under 15 da vice e in cui è alla guida dell’Under 14 Elite. Da capo allenatore nel 2016 è vice campione italiano con l’Under 18 Elite del Valdicornia Basket. Ed è allenatore nazionale dal 2007.

Coach Formica, ma cosa fa un assistant coach?

«Varie cose insieme al capo allenatore, tra cui valutare la programmazione dando più idee possibili, proporre situazioni offensive e difensive, studiare gli avversari, fornire un primo focus all’allenatore e altri spunti».

I suoi idoli?

«Sicuramente ne individuo due: Earvin “Magic” Johnson ed Ettore Messina».

Chi l’ha ispirata in questi anni?

«Il mio allenatore di atletica Carlo Carotenuto, che mi ha fatto apprezzare la bellezza dell’allenare. Nel basket Roberto Russo, Cristiano Forti, Enrico Marietta, Marco Morganti, Marco Andreazza e Damiano Cagnazzo».

I suoi studi?

«Liceo scientifico. E mi mancano 7 esami per la laurea in scienze giuridiche».

Cagnazzo spesso le fa dirigere la squadra durante le partite: come definirebbe il vostro rapporto?

«Siamo grandi amici. Lui ti fa sentire a tuo agio e rispettato, infonde serenità in ciò che facciamo. Dal punto di vista tecnico è evidente la sua caratura e trasmette la sua consapevolezza. È uno sperimentatore nato su cose di cui ha certezza. Tira fuori la mia parte più serena. Sul darmi il compito di dirigere la squadra in partita, c’è da dire che prima l’assistente stava dietro. Pian piano sta diventando centrale. Il coach che fa alzare il suo vice dimostra una personalità rara. E Damiano ce l’ha».

Altri coach suoi grandi amici?

«Due. Marco Andreazza, che conosco da più di 20 anni e che è una specie di fratello maggiore per me. E Davide Bottinelli, che adesso allena a Berlino e di cui, in questo caso, sono un po’ io il fratello maggiore».

Le sue passioni?

«I romanzi storici su Roma antica, i gialli di Ed McBain e le serie tv in generale».

Ritiene che il basket sia anche arte e scienza?

«È geometria e tecnica, scienza e creatività. Espressione in spazi piccoli, con evoluzioni molto simili a quelle dei ginnasti».

Come commenta la grande stagione del Golfo quest’anno?

«Damiano ha voluto una certa squadra e certi giocatori per entrare tra le prime otto. Siamo stati divertenti, belli da vedere. Si è creata un’unione bellissima tra di noi. Non essere arrivati quarti dispiace. Ma ora dobbiamo raggiungere la serie B1».

Lei è anche il trait d’union tra Golfo e Pallacanestro Piombino.

«Nella Pallacanestro Piombino condivido il lavoro con tre tecnici del settore giovanile. Il nostro responsabile Fabio Poggianti ci dà delle linee guida nelle quali siamo liberi di decidere il cammino. Simile a quello della B, tra l’altro, sia a livello gestionale che tecnico».

Molti ragazzi che ha allenato ancora la chiamano quando hanno qualche problema.

«Spero che abbiano apprezzato la mia correttezza. Ogni mia esternazione vuole essere a loro beneficio. Vorrei che vedessero ciò che vedo io. E riflettessero».

Siam alle porte dei play-in per il Golfo: quanto conterà l’apporto del pubblico?

«Sarà il sesto uomo in campo. Sono certo non mancheranno i tifosi: il nostro pubblico non ci ha mai traditi».


 

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