Il Tirreno

Edo Pedroni Il piombinese doc ora è l’arma in più della Solbat

di Paolo Federighi
Edo Pedroni Il piombinese doc ora è l’arma in più della Solbat

Contro Montecatini la grande prova dopo mesi difficili per gli infortuni

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PIOMBINO. Domenica 5 febbraio. Golfo contro Gema Montecatini. Venucci abbandona il campo dopo 12 minuti. Lui lo sostituisce e porta avanti i gialloblù con 19 punti, 6 rimbalzi e 7 falli subìti. Edoardo Pedroni, unico piombinese doc di una squadra che definisce “speciale”, il 9 marzo compirà 25 anni. Figlio di Claudio (ex cestista gialloblù) e Lara, ha due sorelle: Sofia, 19 anni, pallavolista in serie C nella Brulotto Riotorto, e Lavinia, 14 anni. Play/guardia di 1,84 per 77 kg, nonostante la giovane età sotto i suoi ponti di acqua ne è passata tanta. La sua è una scorza dura. Dopo una brutta malattia a 13 anni, è tornato a giocare da protagonista nelle migliori giovanili d’Italia, per poi debuttare a 17 anni in B. Fino alla Coppa Italia di B e alla promozione in A2 con la Bakery Piacenza.

Che ha significato per lei la partita contro la Gema?

«È stata una liberazione. Ho ripreso fiducia nei miei mezzi. L’anno scorso, a causa di una lesione al menisco esterno del ginocchio sinistro, sono stato fuori dai campi. Alcuni intoppi, tra cui un edema osseo, mi hanno costretto a ripetere l’intervento. Nell’estate 2022 mi sono allenato due o tre volte al giorno tra riabilitazione e palestra. Ho ricominciato con la squadra ad agosto, gestendo con cautela i primi mesi. Convivo spesso col dolore, ma credo di aver trovato il bandolo della matassa». Una squadra speciale questo Golfo, vero? «Sì, da subito. Siamo innanzitutto amici: ci vediamo fuori dal campo, ceniamo spesso insieme. L’unione ci ha aiutato a superare la sfortuna. Conoscersi è importante. Ogni settimana cambiano i nostri protagonisti, ognuno di noi è stato determinante. In più ci sentiamo coccolati dalla nostra gente, che ci sostiene tanto. Possiamo toglierci grandi soddisfazioni».

Crede nel 4° posto e nella possibilità di giocare per l’A2?

«Dopo 18 giornate, in cui quasi mai siamo stati al completo, dico che non siamo inferiori a nessuno. Il 4° posto sarebbe il giusto coronamento di questa stagione».

Le rivali più pericolose?

«Oltre a Legnano, direi Omegna ed Herons Montecatini».

Tante esperienze: la malattia, gli scudetti giovanili, i successi con Piacenza...

«A 13 anni avevo società importanti che mi seguivano, tra cui la Mens Sana Siena. Un giorno iniziai ad avere forti dolori al ginocchio sinistro e febbre alta. Al Meyer mi diagnosticarono un’osteomielite, un’infiammazione ossea causata da un batterio. Restai lì ricoverato per circa un mese e mezzo, con una sorta di catetere collegato all'aorta. Dimesso, continuai ad assumere farmaci per mesi prima di guarire. Poi tornai in campo, e nella primavera 2012 diventai Campione d’Italia con l’Under 14 della Mens Sana, bissando il titolo l’anno dopo con l’Under 15. In entrambe le occasioni fui eletto nel quintetto ideale delle finali. A Siena restai tre anni, poi la società sparì, la storia la conosciamo. Andai a giocare nell’Under 17 della Stella Azzurra Roma, e l’anno dopo tornai a Piombino, dove esordii in B a 17 anni e diventai vicecampione d’Italia nella categoria Under 18 Élite, perdendo la finale contro Sassari. Nella stagione 2019-2020 andai alla Bakery Piacenza, convinto dal suo coach Federico Campanella, che conoscevo dai tempi di Siena. Con Piacenza vincemmo la Coppa Italia di B e centrammo la promozione in A2 battendo in finale la Libertas Livorno. Piacenza 2020: prima dei successi, lo spettro del Covid e il ritorno a Piombino come volontario della Pubblica Assistenza. La zona di Piacenza era una sorta di epicentro del Covid. I primi giorni di marzo furono surreali. Scattò il lockdown e venni a Piombino, dove feci il volontario per la Pubblica Assistenza. Facevamo la spesa agli anziani e distribuivamo le mascherine. Da Piacenza ero andato via alla svelta, prendendo poche cose. Grazie alla Bakery potei avere il permesso di recarmi là con mio padre a riprendere tutto ciò che avevo lasciato in casa. Tornammo ad allenarci a settembre, sei mesi dopo».

È un sogno la Serie A a Piombino? Da piombinese, le piacerebbe essere gialloblù a vita?

«Ci ho pensato tante volte alla serie A. Abbiamo tutto: una società seria e solida, un bell’impianto, un gran tifo. Sarebbe stupendo giocare in A con questa maglia. E’ un sogno che la città si merita e spero si realizzi presto. Per quanto mi riguarda, non so cosa mi riserverà il futuro. Ma essere gialloblù a vita, da piombinese innamorato della mia città, sarebbe impagabile».

Ha programmi a breve nella sua vita?

«Iniziare l’Università, studiando discipline che mi permettano di restare nell’ambiente dopo la fine della mia carriera».

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