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Roberto Periti, l’uomo delle cento maratone

Paolo Barlettani
Roberto Periti, l’uomo delle cento maratone

Ha 57 anni, corre da 25 e ha stabilito più di un record. «Lo faccio solo per il piacere di farlo. E per liberare la mente»

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Paolo Barlettani

PIOMBINO. «Solo chi conosce la fatica può amarla o esserne pesantemente attratto. O almeno comprendere chi la pratica ogni giorno». Il motto di Jerry Sloan, uno dei più grandi allenatori della storia basket americano, sembra cucito su misura al runner piombinese Roberto Periti che di sicuro ognuno di noi qualche volta avrà visto con la coda dell’occhio correre sulle nostre strade.

Periti - classe 1964 e dipendente Jsw-Lucchini - pochi giorni fa ha compiuto un’impresa davvero fuori dal comune: tagliando il traguardo di Firenze ha completato la sua ennesima maratona, la numero cento da quando ha iniziato a correre per divertimento venticinque anni fa. Se la distanza di 42 chilometri e 195 metri rappresenta la regina delle corse, e già di per sé fa tremare i polsi, c’è da precisare che Periti (evidentemente non spaventato dalla fatica e dalla sofferenza) ha corso oltre trenta ultramaratone, con addirittura dieci edizioni portate a termine della famigerata quanto terribile 100 chilometri del Passatore, la corsa che va da Firenze a Faenza (tempo record di 9 ore e 57’).

Ma fatica e solidarietà nel caso di Roberto vanno a braccetto, visto che - da sempre tesserato per i colori del gruppo podisti Avis – quest’anno ha raggiunto anche la ragguardevole cifra delle cento donazioni di sangue. Periti iniziò a correre nel 1996 per tenersi in forma ma ben presto si appassionò e nel giro di breve tempo fu in grado di dedicarsi abitualmente alla lunga distanza.

Ma qual è il segreto per riuscire a sopportare così agevolmente la fatica? «Nelle maratone in genere e a maggior ragione nelle gare ancora più lunghe – risponde Periti – non sempre i sacrifici vengono ripagati dai risultati. In gara una giornata storta in gara può sempre capitare, o un infortunio, e niente si può improvvisare ma il vero unico segreto è la forza di volontà e il piacere che se ne ricava. Io ho sempre corso senza puntare alla prestazione e senza l’assillo del cronometro, certo in alcune competizioni ho cercato anche di ottenere buoni risultati (tempo record sulla maratona 2 ore e 54’) ma io corro solo per il piacere di correre. In un solo anno ne ho corse fino a 13 e spesso faccio il pace-maker, la lepre, cioè detto il ritmo a coloro che vogliono terminare le maratone e magari hanno poca esperienza. E ho dato la mia disponibilità ad accompagnare in gara anche non vedenti o persone in carrozzina».

E visto che si parla di sofferenza e piacere insieme, impossibile non parlare della 100 km del Passatore, la corsa dominata per dodici anni di fila da quel fenomeno che è Giorgio Calcaterra, e che il corridore piombinese ha completato dieci volte: «Quello è stato amore a prima vista. Si parte di pomeriggio da piazza della Signoria a Firenze, si attraversa l’Appenino fino a quasi mille metri di altitudine e si arriva a Faenza di notte. Ho gareggiato per sette edizioni consecutive dal 2005 al 2011, con il miglior tempo di 9h e 57’ e 80° posto con tremila iscritti, e poi ho ripreso nel 2017. Ero arrivato a otto e allora mi son detto che dovevo arrivare a tutti i costi a dieci e ricevere il piatto di ceramica celebrativo. È stata una delle mie più grandi soddisfazioni in assoluto, un misto di sensazioni difficili da spiegare. Se parteciperò di nuovo? No, basta, richiede una preparazione troppo impegnativa, per mesi facevo anche doppie sedute giornaliere, corsa al mattino e camminata al pomeriggio, e arrivavo a percorrere in allenamento non meno di 4mila km all’anno con punte di 5mila. Ora ne faccio 80-90 km a settimana».

E ora che è arrivato a cento, qual è il prossimo traguardo? «Di correre non smetto. Nel 2021 ho fatto sei maratone e per quest’anno ho finito, ma a marzo sarò a quella di Roma a cui ho preso parte già 13 volte. Correre è troppo bello, mantiene in salute ma soprattutto libera la mente per qualche ora e aiuta ad affrontare i problemi in maniera diversa».

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