Gioco
Quando allo stadio Corsini “Cavallo pazzo” correva sulla fascia
La trasferta nerazzura di Fucecchio e i ricordi dell’ultimo grande Piombino
Il racconto
Gordiano Lupi
I tigli son cresciuti sotto le antiche arcate del Corsini, che negli anni s’è rifatto il trucco per non far la stessa fine del Magona.
Tribuna capiente e lunga, da stadio vero, solo un ricordo la struttura decadente del passato. Spogliatoi nuovi di zecca, pista in tartan, manto erboso da far invidia ad altre categorie, un po’ come un tempo capitava al nostro stadio di viale Regina Margherita. Tutto si chiama Corsini qui a Fucecchio: il parco, il museo, la biblioteca, il ristorante dove mangio bene, quindi lo stadio, nome nobile, nome del passato. Non c’è il sottopassaggio in questo campo, il tunnel per accedere al terreno è esclusiva del nostro immaginario; resta un pino solitario sulla fascia laterale, a centrocampo, dietro la rete, dalla parte della vecchia gradinata, piccola analogia con i gradoni davanti a un altoforno. Il paese aggrappato alla collina si affaccia sul campo in mezzo a tante case, terrazzi e davanzali, che un tempo eran pieni di gente a guardare la partita senza pagare.
Era il 1976 - 77, campionato di Promozione (l’Eccellenza non l’avevano inventata), rammento un Fucecchio - Piombino in un Corsini assai stipato, allenatore Barontini, ala destra Biagini, libero Orsini, baffo Ficagna tra i pali, a far gol Di Pietro e Ronchi, in mezzo al campo Mazzaccherini e Pallini, Medda sulla fascia laterale … insomma, uno squadrone. Club Nerazzurro del Bar Nuovo con autobus, striscioni e tanti giovani (tra loro anche chi scrive), Alfio Callai e il torpedone alternativo del Cristallo con la sua claque un po’ più in là con gli anni. Vincemmo il campionato con 46 punti, il Fucecchio arrivò secondo a 41, un’ottima squadra, con loro giocava gente come Cinelli e Catarsi, circolava la leggenda che il Corsini fosse il campo più lungo d’Italia, per Biagini un sogno, giocatore per spazi illimitati sentiva mancare il campo sotto i piedi. Oggi il pubblico è meno numeroso, non si fatica a trovare un posto al sole, in tribuna poca gente di Piombino (neppure gli ultras, che peccato!), in campo ventidue giovani che corrono e si danno un gran da fare. Nerazzurri contro bianconeri, sfida storica, maglie che ricordano il passato, ma stiamo al presente, con “la chioccia” Giordano, classe 1988, baluardo di una gran difesa. Problemi nerazzurri a centrocampo, come diceva Brera è lì che casca l’asino, purtroppo, ché davanti c’è un grande Catalano, capace di far proprio quel che vuole. E poi tra tanti giovani, son due di loro che segnano le reti, prima Barlettai (vent’anni! Paul Nizan sconfessato …), poi Michele Paini, da poco entrato, che ne ha soltanto diciassette, s’arrabbia pure quando l’arbitro fischia tre volte per la fine, sarebbe lanciato in porta, vorrebbe segnare ancora, ché quando siamo giovani mai non ci basta, non esiste indigestione. Il Fucecchio non demerita, squadra ancor più giovane di quella nerazzurra, inesperta e volenterosa, domina per tutto il secondo tempo, imposta il gioco, spreca, va da sé che (regola del calcio) vien beffata.
I ragazzi in maglia nerazzurra escono vittoriosi dal Corsini, senza sapere niente di zona Cesarini, solo un modo di dire del passato, basta la felicità di un gol segnato a perdifiato dal più giovane che corre su quel prato.
Tutti a far la doccia, mentre cala il crepuscolo autunnale, felici d’una gran partita, altri tre punti in un tempio del passato, mentre crescono tigli sotto vecchie arcate, il paese scende giù dai colli, il campanile di un’antica chiesa scandisce il tempo che non passa invano.
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