Sicurezza
Sarah, le Olimpiadi dei sogni infranti «Abbiamo fallito, ma ci rialzeremo»
La giocatrice di volley racconta la sua esperienza: «Il villaggio? Un’atmosfera unica, bellissima»
Sara Chiarei
PIOMBINO. Le Olimpiadi. Non esiste atleta al mondo che non le sogni o che durante gli allenamenti e le gare non stringa i denti sperando di toccare con la propria mano quei meravigliosi cinque cerchi simbolo dello sport con la S maiuscola e ambita ricompensa per ogni goccia di sudore versata. Sarah Fahr, genitori tedeschi ma arrivati a Piombino quando la figlia era in tenerissima età, con i suoi 20 anni e il suo metro e 94 cm di altezza, è salita a metà luglio su un volo diretto a Tokyo insieme a una squadra che considera un po' come una seconda famiglia. Prima la ginnastica artistica poi, quasi per caso, la pallavolo nelle giovanili del Piombino e in breve tempo una serie di successi che l’hanno portata a giocare nell’Agil, nel Club Italia, nel San Casciano e in questa ultima stagione (già confermata anche la prossima) nell’Imoco, a Conegliano, dove ha disputato un’annata stellare vincendo tutto. Sarah non è nuova alla maglia azzurra, infatti ha giocato e vinto importanti medaglie con la nazionale Under 18 e con l’Under 19.
Sarah, come ha vissuto il villaggio olimpico?
«È stato bellissimo. Ti trovi a contatto con grandi atleti di tutti gli sport e anche semplicemente andare in mensa o camminare trovandosi vicino a tutti loro mi ha restituito un’emozione pazzesca».
C’erano molte restrizioni?
«Non potevamo uscire. Ciò significa che non abbiamo potuto visitare Tokyo (tra partite e allenamenti non avremmo avuto tempo) ma all’interno del villaggio eravamo super controllati, ogni mattina ci sottoponevano a un test per cui ogni singola positività veniva immediatamente scoperta e tracciata. Perciò ci sentivamo veramente sicuri là dentro».
È stato un sogno?
«Un sogno che si è avverato. Una delle mie frasi preferite è “Fai della tua vita un sogno, e di un sogno la realtà”, mi ha guidato negli ultimi sei anni e tra i miei sogni c’erano anche le Olimpiadi».
Che rapporto ha con la squadra?
«Ottimo, siamo molto amiche e in più alcune appartengono al mio stesso club. C’è un grande affiatamento e poi siamo insieme da diversi anni, trascorriamo molto tempo insieme».
Tokio è stata un’occasione persa?
«Penso di sì, abbiamo buttato via un’occasione. La squadra è fortissima, ne siamo tutte consapevoli e non so cosa sia successo».
È stata dura da digerire?
«Molto, essere state eliminate ai quarti di finale e tornare a casa senza medaglia al collo fa male. Appena atterrata, quando ho visto mio padre sono scoppiata a piangere. Dispiace moltissimo ma ci vogliamo riscattare, dobbiamo rialzarci e imparare dai nostri sbagli».
Quando iniziano gli europei?
«Si terranno dal 18 agosto al 4 settembre. Noi partiremo il 18 alla volta della Croazia e dal 20 inizieranno le partite. E se dopo i primi incontri dovessimo passare alla fase successiva ci sposteremo in Serbia».
Sarà un’opportunità di riscatto?
«Assolutamente sì, vogliamo dimostrare a tutti che quello che abbiamo mostrato a Tokyo non è ciò che siamo veramente. Non vediamo l’ora di riprendere gli allenamenti e tornare a giocare».
Qual è il ricordo più bello delle tue prime Olimpiadi?
«È impossibile trovarne soltanto uno. Ogni singolo istante, ogni momento, è stato stupendo ed è rimasto impresso nella mia mente e in quella delle ragazze della squadra. Qualsiasi cosa facevi là dentro era magica. A Casa Italia ci ritrovavamo tutti insieme a tifare gli altri azzurri seguendo persino discipline sportive alle quali a casa, in Italia, non prestavo attenzione. Ecco, forse se c’è una cosa in particolare che mi porto dentro dai Giochi Olimpici: è l’incredibile energia che si respirava. Io ho l’abitudine di fare un po' di meditazione prima della gara e a Tokyo, un attimo prima di scendere in campo, pensavo proprio a questo, prendere energia da tutti gli atleti che mi circondavano. È una cosa bellissima».
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