Il Tirreno

«Mi mancava il calcio giocato E amo le sfide»

Francesca Lenzi
«Mi mancava il calcio giocato E amo le sfide»

Andrea Gherardini, ex diesse, e il ritorno in campo a 38 anni «Massima umiltà, ma ho voglia di risentire certe emozioni»

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Francesca Lenzi

PIOMBINO. Dopo una vita nel calcio, prima giocato, e poi “amministrato”, a fine maggio Andrea Gherardini aveva dato l’addio ufficiale al pallone. O meglio, si era messo in pausa. Prima da giocatore, poi da capitano, quindi nel ruolo di direttore sportivo del Piombino, aveva tenuto ben teso quel filo rosso che lo legava al mondo del calcio. Proprio da diesse, insieme all’amico ed ex compagno di squadra Manuel Madau, aveva preso in mano il gruppo nerazzurro subito dopo la disastrosa annata di Ferroni che aveva portato alla retrocessione dall’Eccellenza alla Promozione. Da quelle macerie Gherardini e Madau ricostruiscono una realtà forte, fatta di giocatori del posto. Nonostante il Covid, il Piombino era salito di nuovo di categoria ma, dopo aver organizzato la squadra che avrebbe affrontato l’Eccellenza, Gherardini si era defilato a inizio campionato, nell’ottobre 2020, ancora prima della nuova battuta d’arresto causata dalla seconda ondata del Covid. Da subito, però, il chiarimento: «No, non chiudo con il calcio – le parole di Gherardini lo scorso fine maggio – Mi prendo però un po’ di tempo. Alla fine il Piombino dà tanto, ma è impegnativo e, se non sei pronto al massimo, è bene non prenderlo un ruolo così importante come quello del direttore sportivo».

E la pausa lontano dai campi da calcio è durata poco. Andrea Gherardini torna adesso nel mondo del pallone e lo fa rimettendosi gli scarpini ai piedi, come giocatore in Prima categoria del San Vincenzo, quella società che, due stagioni fa, l’aveva visto lasciare il calcio giocato prima di vestire i panni di direttore sportivo del Piombino.

«È una decisione arrivata dopo aver parlato con i dirigenti del San Vincenzo – afferma Gherardini – Una chiacchierata e da lì l’idea di riprovare a giocare. Mi mancava il rettangolo verde e comunque, già due anni fa, non avevo abbandonato del tutto l’ipotesi di tornare in campo. Dopo la chiamata di Spagnesi nel ruolo di diesse avevo pensato fosse giusto smettere e prendere un altro incarico, ma in cuor mio ho sempre amato giocare a pallone, è la mia vita. E mi piacciono le sfide, tanto che voglio provare a vincere anche questa».

Andrea Gherardini ha 38 anni e ha provato l’esperienza sia del giocatore che del dirigente tecnico. «Sono due cose diverse – dice – In una stai in campo, nell’altra dietro una scrivania. Da giocatore sei concentrato solo sul campo e la partita, di là sei impegnato tutto il giorno. Occorre tanto tempo e, ora come ora, non me lo posso permettere. Sono convinto che essere il diesse del Piombino richieda il 100 per cento dell’impegno e adesso non me la sento. Come ha preso la gente il mio ritorno in campo? Beh, un po’ di diffidenza c’è stata e c’è. Qualche dubbio l’hanno avuto anche i miei familiari. Alla fine, però, ho preso questa scelta anche grazie alle persone che mi sono più vicine e che sanno quanto io ami le sfide. Fra queste c’è la mia compagna. Ho voglia di risentire certe emozioni».

«Sono stato lontano due anni dai campi, è vero – prosegue Gherardini – ma, considerando il Covid, è una situazione che hanno vissuto anche tutti gli altri. Ora ho cominciato ad allenarmi con il preparatore atletico, con un programma personalizzato, per tornare nella forma migliore. Ripartire da San Vincenzo credo sia la scelta giusta. È una società sana, ambiziosa, nella quale mi son trovato bene l’anno che ci sono stato. Forse era l’unica società che poteva farmi cambiare idea e riprendere. È fatta di persone serie, genuine, che credono in me. E poi avevo un discorso interrotto. Smisi quando perdemmo ai playoff, mancando lo scalino della promozione. Ecco, forse questa cosa mi ha mentalmente spinto al ritorno sui campi. In questo tempo mi sono mancati lo spogliatoio, l’adrenalina della domenica, l’attesa della partita, l’allenamento – va avanti Gherardini – Torno a giocare adesso con umiltà, sperando di portare la mia esperienza ai più giovani. Sono consapevole a 38 anni di non poter fare 30 partite, ma conosco l’ambiente, l’allenatore, ed entro in punta di piedi per dare il mio contributo alla causa. Trovo un gruppo di giocatori con i quali ho già avuto a che fare, anche da diesse. So che starò bene, e farò la chioccia ai più piccoli. Senza fare il superiore, ma mettendomi a disposizione del gruppo. Non mi do un tempo, una scadenza. Il tempo ora va lasciato da parte. In questo momento penso solo a tornare in forma, vedere come sto fisicamente, completare la preparazione, e dare qualcosa a una società che merita. Obiettivi? Lo sport è fatto di obiettivi. Noi comunque partiamo con umiltà per fare un campionato tranquillo e raggiungere la salvezza. Poi si vedrà». —

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