Il Tirreno

lo sport oltre il genere 

Calcio femminile Il Venturina prova a lanciare il progetto e chiama Fuselli

Francesca Lenzi
Calcio femminile Il Venturina prova a lanciare il progetto e chiama Fuselli

L’idea è di Pistolesi, responsabile del settore giovanile «Silvia è competente e ha passione». Open day il 14 luglio

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venturina. Ma davvero la passione ha un genere? Veramente esistono sport per maschi e sport per femmine? Se è così, allora non abbiamo imparato niente dai mondiali di calcio in Francia del 2019. Quelli dove a tirare i calci al pallone erano le ragazze e non i ragazzi. L’entusiasmo nato attorno alle azzurre della ct Milena Bertolini ha insegnato, a chi ancora non l’aveva capito, che lo sport non ha genere, ma conta solo il divertimento, l’impegno e la voglia di dare il massimo. A ogni gara, a ogni corsa, a ogni tiro calciato verso la porta avversaria. D’altra parte le possibilità per le bambine e le ragazze amanti del pallone scarseggiano, soprattutto nel nostro territorio. Le più ostinate s’infilano la divisa e gli scarpini e giocano con i maschi fino a una certa età (fino ai Giovanissimi). Poi basta, oppure prendono a partono per altri lidi. Solitamente lontani almeno un centinaio di chilometri. Solo per continuare a coltivare il proprio sogno.

Il Venturina ha intenzione di provare a dare a quelle ragazzine una possibilità, creando a tutti gli effetti un settore giovanile anche al femminile. Intanto si parte con un open day, fissato per il 14 luglio alle 17.30, al centro sportivo Mazzola, aperto alle bambine nate dal 2015 al 2005.

Sarà presente all’evento Silvia Fuselli, allenatrice Uefa A, e istruttori qualificati Uefa B.

«Già l’anno scorso avrei voluto provare a lanciare questo progetto, ma c’erano troppe incognite – afferma Roberto Pistolesi, responsabile del settore giovanile del Venturina – Stavolta spero che vada tutto come deve andare. Se una bimba oggi come oggi vuol giocare a pallone può farlo solo con i maschi, e poi o smette o si allontana come minimo 100 chilometri. Credo sia il momento giusto per fare qualcosa, e ho trovato la persona adatta: Silvia Fuselli. Quando l’ho chiamata si è dimostrata entusiasta. Silvia è competente, conosce bene il mondo del calcio femminile e, per motivi di lavoro, ha bisogno di stare in zona. È l’occasione perciò per portare avanti la sua passione e questo sport».

Silvia Fuselli, per chi mastica un po’ di calcio, è un nome molto noto nell’ambiente. Bolgherese, quarant’anni, ha girato mezza Italia come calciatrice, fra Torino e Torres, Verona e Brescia, oltre ad aver indossato 50 volte la maglia della Nazionale, prima di chiudere col calcio giocato, per diventare allenatrice (è stata vice nell’Hellas Verona).

«Pur essendo stata per tantissimi anni fuori dalla Toscana, ho sempre sentito parlare molto bene del Venturina, una società che lavora tanto con i giovani – spiega Fuselli – Mi piace, e mi piace lo spirito dell’idea, anche perché nella nostra zona non ci sono realtà che curano il calcio femminile. Io stessa, da ragazzina, mi sono dovuta fare tanti chilometri per giocare. Ho parlato con Pistolesi e gli altri collaboratori e ho visto persone che ci credono e che conoscono il valore dello sport. Insomma, ho preso la palla al balzo con entusiasmo. L’obiettivo è di avvicinare le bambine a questo sport, e anche i loro genitori. Spesso, ancora oggi, c’è infatti un po’ di resistenza; i margini per lavorare, però, ci sono».

Intanto si parte con l’open day del 14 luglio. Probabilmente ce ne sarà un altro per settembre.

«Non mi aspetto nulla, e non ho la presunzione di poter fare una squadra per il prossimo anno – riprende Pistolesi – Vogliamo però dare qualcosa di diverso. Essere una realtà in ambito di calcio femminile nella zona, e da lì partire. A settembre vedremo la reazione, ma il vero punto lo potremo fare solo fra un anno. Ripeto, nel territorio non c’è nulla, e una bimba deve spostarsi come minimo a Livorno o a Siena. Ne sono convinto, è il momento giusto. Il calcio femminile negli ultimi anni ha fatto passi in avanti. L’obiettivo è di partire intanto e poi vedere come risponde la gente. L’open day è per dare un messaggio. L’idea è di fare, nel tempo, anche un settore totalmente femminile. Magari iniziamo con otto bimbe e, chissà, fra un anno ce ne troviamo una ventina. In caso contrario, ci abbiamo comunque provato. Silvia ha carta bianca. Io l’aiuterò, ma sarà lei a portare tutto avanti. L’idea è stata la mia, e spero che possa trasformarla in realtà». —

Francesca Lenzi

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