Il Tirreno

La piccola Tortona nell’olimpo del basket Altro grande successo per Andrea Baldi

Francesco Massei

Ancora una gioia per il preparatore dopo la Coppa di Torino «È come se il Piombino ora giocasse contro la Juve»

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Francesco Massei

PIOMBINO. Nella pazza serata che ha consegnato la serie A al Derthona Basket, squadra di Tortona (piccola città di appena 27mila anime, in provincia di Alessandria, che dal prossimo anno vedrà i propri colori impegnati nell’olimpo del basket nazionale), c’era anche un pezzo di Piombino. Sì perché proprio tra le file della Bertram neopromossa lavora, nelle vesti di preparatore fisico, Andrea Baldi, piombinese classe 1970.

Andrea, che ha iniziato la sua carriera sportiva a San Vincenzo, ha fatto parte dello staff medico del Basket Golfo Piombino prima di accettare la chiamata (nell’estate del 2017) della Fiat Auxilium Torino con cui, peraltro, è riuscito a vincere le Final Eight di Coppa Italia.

Con il fallimento della squadra piemontese, a maggio del 2019, Baldi ha proseguito la sua carriera a Trento, sempre in serie A, per iniziare poi la scorsa estate l’avventura con Derthona.

Baldi, quali sono le sensazioni dopo questa promozione?

«Beh, sicuramente è una grande soddisfazione. Dobbiamo considerare che c’erano squadre più attrezzate della nostra, tra cui forse anche la stessa Torino (con cui Tortona ha ottenuto la promozione dopo una serie finale decisa solo a gara 5, ndr), ma non la definirei una promozione inaspettata. È stata un’annata lunghissima, trascorsa con un grande gruppo, unito e solido, oltre che insieme a un coach di livello».

Che aria si respira a Tortona dopo questo risultato?

«Tortona è una città di nemmeno 30mila abitanti, più piccola di Piombino. Il prossimo anno giocherà contro la Virtus Bologna e l’Olimpia Milano: è un po’ come se nel calcio il Piombino si trovasse a sfidare la Juventus. Non sono tortonese, è vero, ma in questo momento mi sento parte di questo grande entusiasmo. Senza dimenticarsi che dodici anni fa la squadra militava nel campionato di serie C2 (tra l’altro Tortona affrontò Piombino nella stagione 2013/2014, in serie B, ndr) e adesso si ritrova al via nella massima serie. Non è stata però improvvisazione: è stato un successo frutto dell’organizzazione e della programmazione. È un momento particolare per questa città».

Una stagione lunghissima, conclusasi a fine giugno. Quanto ha pesato il Covid anche nel suo lavoro di preparatore?

«Le difficoltà sono state principalmente due: a inizio stagione, dopo il primo lockdown, temevamo ricadute nei giocatori che, giocoforza, erano stati fermi per molti mesi. Devo dire che, o perché siamo stati bravi oppure fortunati, questo rischio non si è concretizzato. Durante l’anno poi il Covid ha impattato eccome: anche lì abbiamo dovuto gestire giocatori in quarantena, partite saltate e i rischi che ne derivavano. Insomma, o per fortuna o per bravura ma ce la siamo cavata».

Meglio la Coppa Italia vinta con Torino o la promozione con Tortona?

«Due emozioni diverse. A Torino vincemmo un torneo che si disputava su tre giorni e in cui arrivavamo come underdog: in così poco tempo sapevamo che sarebbe potuto accadere di tutto. Con Tortona invece la consapevolezza di poter arrivare a fare qualcosa di così grande è maturata con il passare delle partite: basti pensare che siamo sempre arrivati a gara 5 nelle rispettive serie».

Come è il rapporto con Piombino?

«È la mia città e io mi sento ancora piombinese. È da qui poi che ho iniziato il mio percorso nel professionismo. Inizialmente non credevo di poterlo fare ma si sa, nella vita si fanno delle scelte. Anche all’interno dell’ambiente della palla a spicchi ho tanti legami, con amici, dirigenti ed ex atleti. Ieri ad esempio mi ha chiamato Alessandro Cecchetti, diesse del Basket Golfo. È una squadra che seguo sempre con tanto affetto anche se sono fisicamente lontano. In ogni caso domani mattina (oggi per chi legge, ndr) caricherò la macchina e insieme alla mia famiglia torneremo in città a passare l’estate ora che la stagione è conclusa». —

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