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L'ex capitano Andrea Gherardini lascia e spiega perché: «Sarò sempre il primo tifoso del Piombino»

Francesca Lenzi
Andrea Gherardini (foto Paolo Barlettani)
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Andrea Gherardini (foto Paolo Barlettani)

Una vita nel calcio e, dentro quella, un’altra ancora con la maglia del Piombino: «Credo di aver fatto bene a livello personale. Siamo partiti dal niente per arrivare secondi. E perché ci ha fermato il Covid. Sono convinto che, altrimenti, l’avremmo vinto quel campionato»

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PIOMBINO. Una vita nel calcio e, dentro quella, un’altra ancora con la maglia del Piombino. Prima da giocatore, poi da capitano, quindi da direttore sportivo, nella stagione della rinascita, dopo la disastrosa era Ferroni che aveva portato la squadra dall’Eccellenza alla Promozione. Il presidente Spagnesi, raccolti i cocci lasciati da quell’annata – cominciata con grandi ambizioni e finita malissimo – chiamò nell’estate del 2019 la vecchia guardia del Piombino per un progetto di rilancio. Alla guida di quel programma, due ex giocatori che avevano fatto la storia della società: Manuel Madau come nuovo mister e Andrea Gherardini come direttore sportivo. Alla fine della stagione, interrotta nel marzo del 2020 per il Covid, i nerazzurri chiudono al secondo posto, con un pizzico di rammarico per lo stop anticipato. Il ripescaggio, tuttavia, porta lo stesso il Piombino in Eccellenza. Gherardini costruisce la squadra insieme a Madau, ma lascia a inizio campionato, ancora prima della nuova battuta d’arresto dovuta alla seconda ondata della pandemia. Più che lasciare, si defila. Si mette da parte per risolvere alcuni problemi personali, con l’idea di poter rientrare. Al suo posto Spagnesi chiama Antonio Meazzini, uomo d’esperienza come dirigente in squadre quali Ponsacco, Cenaia, Montignoso, Massese. Alla fine però Gherardini non rientrerà nel Piombino. Almeno non a breve giro. Ne è una dimostrazione la nomina del nuovo staff effettuata dal presidente nerazzurro che ha scelto come tecnico Tiziano Di Tonno, l’uomo che nel 2014 portò la prima squadra in Eccellenza, e Francesco D’Amore nel ruolo del diesse.

Finisce qui col Piombino?
«Diciamo che non sono voluto ripartire, per più motivi. Mi preme sottolineare come Spagnesi abbia sempre avuto fiducia in me e anche quest’anno mi aveva chiamato. Mi fa piacere sapere che mi aveva ancora in testa per la figura di direttore sportivo. Ho però declinato l’invito, per questioni sia di lavoro che personali».

Dispiace?
«Certo. Credo di aver fatto bene a livello personale. Siamo partiti dal niente nel campionato di Promozione, mettendo su un gruppo e uno staff importanti, a partire dal mister, fino al preparatore atletico, il preparatore dei portieri e il vice allenatore. Insomma, dal nulla siamo arrivati secondi, e perché ci ha fermato il Covid. Sono convinto che, altrimenti, l’avremmo vinto quel campionato».

Questo momento rappresenta per lei la fine con il calcio?
«No, assolutamente. Mi prendo però un po’ di tempo. Alla fine il Piombino dà tanto, ma è impegnativo e, se non sei pronto al massimo, è bene non prenderlo un ruolo così importante come quello del direttore sportivo. Non voglio lasciare niente al caso. Oltre che diesse, sono stato in questa società giocatore e capitano, e mi spiacerebbe non poter dare tutto. Per ora sto in pausa. Guardo la situazione, andrò a vedere qualche partita, mi terrò aggiornato, e vediamo per il futuro».

Potrebbe esserci qualche altra squadra al di fuori del Piombino?
«Non credo. Ne ho recentemente parlato anche con Manuel Madau. Nonostante quel che abbiamo fatto a Piombino, non abbiamo ricevuto finora richieste. Non perché vorremmo andare da altre parti. Per noi Piombino è importante sotto tanti punti di vista. Però fa strano. Evidentemente anche nel calcio dilettantistico la meritocrazia lascia a desiderare. Vedo tanti personaggi che trovano sempre posti dirigenziali o da tecnici, e magari fanno male. Delusi? No, però anche questo ci ha aperto un po’ gli occhi».

Cosa ne pensa del Piombino che Spagnesi sta costruendo?
«Il nuovo diesse D’Amore non lo conosco. Di Tonno invece sì. Ha esperienza con l’ambiente e penso possa essere, se messo nelle giuste condizioni, la persona adatta per questo Piombino, società alla quale auguro il meglio. Sarò il suo primo tifoso e la porta è sempre aperta. Non so se tornerò. Ora è giusto gettare le basi per un felice futuro. Ho molta fiducia nel presidente, come credo lui l’abbia in me. E per il Piombino ci sarò sempre».

Oggi comunque per lei si apre una parentesi senza calcio?
«Vediamo. Se ci sarà una proposta interessante, la valuterò. Altrimenti va bene così, mi aggiorno e guardo le partite. Sinceramente il calcio di ora, col Covid, non è nemmeno calcio. E forse per questo mi è anche passata un po’ la voglia. Lo stesso mini-campionato deciso dalla federazione mi sembra senza senso. Per me il calcio è con i tifosi e il Magona pieno».

Un ricordo bello in nerazzurro?
«Da giocatore penso sempre, anche se perdemmo, alla partita di Volterra, lo spareggio per l’Eccellenza con la Cuoiopelli nel 2014. Ce l’ho sempre in testa. Come diesse, la vittoria col Certaldo, frutto di un programma e di un lavoro a testa bassa da parte di tutti. Abbiamo portato tanti giocatori del settore giovanile in prima squadra. Era il nostro obiettivo. E vedere Braschi in campo, come Mormina o Maio, ecco è stata una bella soddisfazione. Sia personale che a livello di società».

Il Piombino deve continuare a puntare sui ragazzi di casa?
«Sì. Era la nostra intenzione costruire un Piombino fatto di piombinesi. Poi è chiaro che va aggiunto qualche pezzo da fuori, ma l’attaccamento alla maglia è fondamentale. Il settore giovanile deve essere il serbatoio della prima squadra, e qui rientra anche l’accordo fra la società e il Salivoli. Non ha senso prendere altrove un fuoriquota. Almeno il 70 per cento dell’organico deve essere piombinese».

Un’ultima battuta?
«Voglio ringraziare Spagnesi che mi ha dato fiducia, affidandomi un ruolo che non avevo mai ricoperto. E grazie a tutti gli sportivi che, dopo un’annata disastrosa, si sono riavvicinati alla società. E a tutti i ragazzi coi quali ho instaurato un rapporto, nel bene e nel male».

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di Redazione web